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LOCARNO 2022 Cineasti del presente

Recensione: Safe Place

di 

- In un ambiente poco simpatico e contro ogni probabilità, un fratello cerca di salvarne un altro nel debutto psicologico di Juraj Lerotić

Recensione: Safe Place

Tutti hanno bisogno di un luogo sicuro, sia in senso fisico che metaforico. Per esempio, la sicurezza è la componente chiave dei concetti di casa e famiglia, che sono così radicati nella nostra società e nella nostra psicologia. Ma cosa succede se il luogo sicuro viene negato a qualcuno? Questa è la domanda che i personaggi devono affrontare in Safe Place [+leggi anche:
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, il lungometraggio d'esordio del regista croato Juraj Lerotić, presentato in anteprima al concorso Cineasti del presente di Locarno.

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La citazione iniziale è tanto premonitrice quanto poetica. Afferma che: "Se non fosse successo nulla di tutto questo, avrei potuto dirti: Guarda, questo è il tuo edificio, conta fino a venti e io entrerò in scena di corsa". Probabilmente potrebbe essere attribuita al protagonista del film, Bruno, interpretato dallo stesso Lerotić, perché è proprio quello che accade nei primi venti secondi circa del film, quando entra di corsa in scena, correndo verso un edificio non ben definito e rompendo la porta per entrarvi. La porta successiva che Bruno rompe è quella dell'appartamento in cui vive suo fratello Damir (Goran Marković di The High Sun). [+leggi anche:
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Come scopriamo, Damir ha tentato il suicidio e l'intensità del suo sforzo in quella direzione supera di gran lunga il livello di una comune "richiesta di aiuto".

Safe Place segue i due fratelli e la loro madre (l'attrice Snježana Sinovičić Šiškov, affidabile come sempre), che entra in scena nel corso delle 24 ore. In questo lasso di tempo, Bruno e la madre devono proteggere Damir non solo da se stesso, ma anche dal sistema indifferente costituito da membri della polizia scortesi e sospettosi e dal personale medico robotico, a volte persino arrogante. Il luogo sicuro che vogliono raggiungere, in tutti i sensi, si rivela piuttosto irraggiungibile.

Il film di Lerotić è certamente movimentato, non solo per il flusso incoerente di pensieri di Damir, ma anche per le scelte stilistiche poco ortodosse ma azzeccate del regista, che provocano riflessioni e aprono diverse possibilità per la costruzione della trama. Ad esempio, la scelta di un formato 5:3 e l'angolazione con cui vengono ripresi gli esterni di Zagabria suggeriscono che Lerotić cerca di sottolineare l'ansia di Damir, ma quando l'azione si sposta a Spalato, ripresa in modo diverso dal direttore della fotografia Marko Brdar, il sollievo sperato non arriva. A un certo punto, Lerotić riesce persino a trasferire fluidamente l'azione dal regno dell'iperrealismo a una sorta di realtà onirica speculativa, per poi concluderla con un taglio brusco da parte del montatore Marko Ferković, ed il rumore dronante presente nel sound design di Julij Zornik fin dall'inizio si spegne lentamente.

Non tutto funziona in modo perfettamente logico nella visione di Lerotić. C'è un forte contrasto tra il ritmo volutamente lento, caratterizzato da un po' di corse a vuoto, e l'enorme numero di eventi e azioni che si svolgono nell'arco di un solo giorno, ma può anche essere visto come un passo nella prospettiva piuttosto sfocata di Bruno sulla situazione, alla quale può partecipare solo limitatamente. Alla fine, Safe Place è un dramma psicologico teso che tratta il suo tema serio da un punto di vista sincero che appartiene a coloro che ne sono colpiti indirettamente.

Safe Place è una coproduzione croato-slovena con Pipser come casa di produzione principale e Zelena zraka come primo coproduttore. È venduta all'estero da Cercamon, ed è stata sostenuta dal Croatian Audiovisual Centre, il Slovenian Film Centre, Croatian Radiotelevision e Eurimages.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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