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LOCARNO 2022 Concorso

Recensione: Stella est amoureuse

di 

- Il settimo lungometraggio di Sylvie Verheyde è una rivisitazione suggestiva in chiave vintage della sua adolescenza, ai margini di un'età adulta che sembra offrire prospettive vaghe

Recensione: Stella est amoureuse
Flavie Delangle in Stella est amoureuse

Quattordici anni dopo aver richiamato l’attenzione internazionale alla Mostra del cinema di Venezia con il suo primo film di formazione autobiografico Stella [+leggi anche:
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, la regista francese Sylvie Verheyde torna con un sequel non ufficiale, Stella est amoureuse [+leggi anche:
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, che immerge il pubblico nella frenesia delle discoteche degli anni ’80, e ora presentato in anteprima al Locarno Film Festival. Esplorazione gentile e riflessiva sulle controversie della giovinezza, segue lo sviluppo personale della protagonista dopo aver realizzato durante le superiori che le arti e la cultura potrebbero essere più interessanti e appaganti che stare nel pub dei suoi genitori. Una presa di coscienza che la salva dallo sprofondare negli eccessi e nelle dipendenze, nonostante sia la regina della vita notturna.

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Stella, la protagonista ora un po' cresciuta del primo film, si sta già avviando verso la maturità in Stella est amoureuse, sopraffatta dalle emozioni, con la testa tra le nuvole, sola e persa nei suoi desideri. Legge molto, fa amicizia virtuale con i personaggi di Balzac, ma la scuola la annoia a morte: “È stupido imparare a memoria, come degli idioti. Tutto ciò che facciamo è dimenticare ciò che sappiamo. Tanto per cominciare, dimentichiamo che moriremo". Questo breve monologo esistenziale verso la fine del film suggerisce già che la ragazza potrebbe non sostenere l'esame finale, e fornisce anche sottili critiche al sistema educativo, senza attaccarlo apertamente. Trascorrendo le sue notti nel leggendario club parigino Les Bains Douches e sognando ad occhi aperti durante le lezioni a scuola, Stella incontra il suo oscuro oggetto del desiderio: un ballerino nero attraente e seducente, che fa molto di più che risvegliare la sua sessualità, incoraggiando il suo bisogno istintivo di ballare. Immersa in un mondo musicale, trova il modo di esprimersi attraverso il linguaggio del corpo. In questo senso, la comunicazione in Stella est amoureuse avviene prevalentemente attraverso movimenti, sguardi e silenzi condivisi.

È rinfrescante guardare un film di formazione su peregrinazioni esistenziali e tumulti emotivi alimentati da ormoni, senza che tutto sia soffocato dall'abuso di alcol/droga o sesso veloce e blackout. Sebbene la vita familiare di Stella con il padre instabile (una notevole interpretazione dell'attore e cantante Benjamin Biolay), che ha lasciato la madre insicura, non sia priva di ombre e l'ambientazione predominante del film sia un covo di comportamenti rischiosi, la curiosità di Stella per la vita la mantiene sulla retta via, nonostante tutto. L'attrice non professionista Flavie Delangle trasmette la genuina esuberanza del personaggio a un livello istintivo, lasciandosi essere, piuttosto che recitare. Seguendo i suoi pensieri e sentimenti intimi a un ritmo pacato, sullo sfondo degli anni '80 altrettanto lenti, siamo portati in un viaggio gradevole e un po' nostalgico indietro nel tempo in cui la giovinezza era sempre una fase rischiosa, ma meno assediata da stimoli esterni.

Il film chiude il cerchio, finendo proprio dove era iniziato – una vacanza spensierata al mare nella soleggiata Italia – suggerendo che le decisioni cruciali della vita possono essere rimandate. Emotivamente parlando, la fotografia delicatamente osservativa di Léo Hinstin, che include filtri delicati e luci soffuse, contribuisce ulteriormente alle sfocate aspettative che circondano il futuro del personaggio e, in definitiva, arricchisce una storia avvincente.

Stella est amoureuse è prodotto dalla francese Atelier de production; le vendite internazionali sono guidate da WTFilms.

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(Tradotto dall'inglese)

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