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LOCARNO 2022 Concorso

Recensione: Rule 34

di 

- Il film di Júlia Murat, vincitore del Pardo d'oro, mette in scena la ricerca ossessiva, al contempo esaltante e pericolosa, del piacere in quanto atto politico

Recensione: Rule 34
Sol Miranda in Rule 34

Dopo essersi fatta scoprire da pubblico e critica con i suoi primi due lungometraggi (Found Memories [+leggi anche:
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che ha debuttato alle Giornate degli autori di Venezia 2011 e Pendular [+leggi anche:
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, vincitore del premio FIPRESCI della sezione Panorama nella Berlinale 2017), la regista brasiliana Júlia Murat ha vinto il Pardo d’oro nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival con il suo terzo potente lavoro, Rule 34 [+leggi anche:
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, una coproduzione tra Brasile e Francia. Lontano anni luce dai cliché legati ad una messa in scena consensuale o peggio ancora dolciastra e romanticizzata della sessualità (“femminile” in primis), Murat ci propone di seguire la protagonista del suo film tra gli anfratti oscuri dei suoi fantasmi erotici, alla ricerca di un piacere che non è più solo fisico ma anche e soprattutto politico.

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Simone (Sol Miranda), è una studentessa di giurisprudenza che lotta per difendere le donne nei casi di abusi domestici. Malgrado si implichi coscienziosamente per difendere questa causa, nella sua vita privata Simone esplora i limiti di pulsioni erotiche legate all’universo del BDSM. Per mantenersi, la protagonista del film espone il suo corpo su Chaturbate, un sito porno nel quale si esibisce in quanto livecam-sex performer. Cosciente dei sui privilegi di professionista educata ed indipendente, Simone crede di poter esplorare la sua sessualità senza dover rendere conto a nessuno, padrona di un corpo di cui dispone a suo piacimento. Malgrado ciò, non dimentica (la società glielo ricorda costantemente) cosa significa essere una donna di colore in Brasile, la vulnerabilità che quest’ “etichetta” porta con sé a livello sociale e storico.

Il suo nuovo lavoro in quanto consulente legale per un’istituzione che si occupa di violenze domestiche le permette di confrontarsi con la crudezza di una società dominata da una mascolinità abusiva dai risvolti catastrofici. La mostruosità del reale si scontra allora con le teorie insegnate in classe da professori che sostengono un sistema legale evidentemente ingiusto ma comunque necessario. Simone cerca di conciliare, di unire “contro natura”, il suo sogno idealistico di una società migliore, più giusta ed equa con la clinica razionalità di un sistema legale staccato dalla realtà, privilegiato e sfacciato.

Divisa fra l’osservazione di una violenza di genere quotidiana e i suoi propri desideri erotici, Simone si trova di fronte ad un vero e proprio dilemma esistenziale. In un mondo radicalmente diverso rispetto a quello delle aule universitarie e accompagnata a distanza dalla sua amica Nat (Isabela Mariotto), la protagonista di Rule 34, inizia a sperimentare pratiche sessuali legate all’universo BDSM. Accompagnata nelle sue sperimentazioni notturne dai suoi amici-amanti Lucia (Lorena Comparato) e Coyote (Lucas Andrade), Simone sembra incurante dei rischi legati a pratiche nelle quali realtà e fantasma si confondono pericolosamente.

La razionalità necessaria per incarnare il suo ruolo d’avvocatessa sembra gradatamente svanire lasciando il posto ad una Simone pronta a tutto pur di esplorare pulsioni che non intende più tenere sotto controllo. In quest’universo fatto di istinti e violenza, le regole non esistono ed ognuno deve decidere fino a che punto spingersi, quanto avvicinarsi ad un precipizio che attira come una calamita.

“Ciò che oggi mi interessa sono i dibattiti sul genere, la razza e il decolonialismo suscitati dal movimento black in Brasile, rivelatori di un sistema oppressivo che ci tiene bloccati” afferma Júlia Murat ed è proprio quello che fa con il suo ultimo lavoro Rule 34 nel quale il sesso diventa arma che permette di liberarsi da un sistema patriarcale coloniale ed ingiusto che si crede invincibile. Il sesso è in questo caso decisamente politico, un atto che malgrado la sua radicalità permette alla protagonista di reimpossessarsi del suo corpo, di vivere istinti che la società rifiuta e tende a catalogare come “anormali”.

Rule 34 è prodotto dalle brasiliane Esquina Filmes e Bubbles Project in coproduzione con la francese Still Moving e la brasiliana Imovision.

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