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LOCARNO 2022 Piazza Grande

Recensione: Une femme de notre temps

di 

- Jean Paul Civeyrac presenta un poliziesco che tenta di unire cinema popolare e d’autore attraverso la storia di una donna in preda ad un inarrestabile sete di vendetta

Recensione: Une femme de notre temps
Sophie Marceau in Une femme de notre temps

Il regista francese Jean Paul Civeyrac non è certo alle prime armi, il suo primo lungometraggio Ni d’Ève, ni d’Adam data infatti del 1996, seguito da una serie ben fornita di lungometraggi (nove per essere precisi) e cortometraggi. Une femme de notre temps, proiettato sul grande schermo della Piazza Grande del Locarno Film Festival si aggiunge alla lunga e fruttuosa lista delle sue opere cinematografiche, un film poliziesco nel quale Sophie Marceau è onnipresente. Il suo viso, la sua presenza fisica, sono in effetti il vero e proprio filo conduttore (per non dire l’ossessione) del film, sorta di musa che tenta di dargli lo spessore che purtroppo gli manca crudelmente. Il suo viso, pressoché impassibile dall’inizio alla fine, non riesce ad esprimere un’evoluzione psicologica che rimane sempre allo stato embrionale.

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Juliane (Sophie Marceau), commissario di polizia di Parigi, vive una tranquilla esistenza borghese in un’immensa villa di campagna accanto al marito (Johan Heldenbergh), un personaggio dal passato (ma anche dal presente) a noi sconosciuto (che lavoro faccia o quali siano le sue origini rimane misterioso). L’unica cosa che conosciamo è il suo cognome che possiamo suppore essere fiammingo, anche se questo, è bene sottolinearlo, non influisce minimamente sulla storia. Malgrado una letargia borghese a tratti angosciante, Juliane percepisce che qualcosa nella sua coppia non funziona, che il marito nasconde, dietro un’apparente disinvoltura, dei segreti che non riesce o non vuole svelare. L’anniversario della morte della sorella accende nella poliziotta una scintilla che la spingerà ad indagare sulla (doppia) vita del marito. Quello che scoprirà la porterà a commettere atti di violenza che crede la possano liberare da una rabbia diventata apparentemente incontrollabile.

“Era da tempo che pensavo a un personaggio con una rettitudine di comportamento, un punto critico e, alla fine, l’accesso a una verità interiore più profonda” precisa Jean Paul Civeyrac a proposito del personaggio incarnato da Sophie Marceau, una profondità psicologica, una “verità interiore” purtroppo assenti nel film. Malgrado una presenza costante, ossessiva, dell’attrice che si impossessa praticamente di ogni scena, il suo personaggio sembra intrappolato in un blocco di ghiaccio che ne riflette solo il volto impassibile. Quali sono le sue motivazioni profonde? Quale ruolo gioca l’incontro con una donna maltrattata nel suo piano di vendetta? In una visione molto tradizionalista (e patrircale) dei generi (rigorosamente binaria), Civeyrac mette in scena i cliché di una donna in preda ad una delusione amorosa “estrema”, una donna che, a differenza di suo marito (focoso e immancabilmente bugiardo), non ha bisogno di soddisfare le proprie pulsioni, non prova desiderio, perché giustamente “donna”, essere da proteggere come un fiore delicato (“lei è un cuore puro” dice il marito all’amante). Solo il tradimento del marito scatenerà in lei un meccanismo di rivolta legato ad una ferita narcisistica difficilmente sanabile. Il film mette in scena l’ennesimo personaggio femminile tradito (unico motivo di rivolta), vittima di una mascolinità a senso unico, egemonica e cacciatrice.

Un femme de notre temps (perché questo titolo? Ancora un enigma irrisolto) avrebbe potuto intrigare grazie all’unione di universi in apparenza contrapposti: quello d’autore (che domina il cinema di Civeyrac) e popolare (grazie alla presenza di Marceau) ma purtroppo il risultato non è all’altezza delle aspettative. Personaggio che sembra privo di emozioni, Juliane non riesce a trasmetterci il suo mondo interiore, un mondo che nella mente del regista pare incandescente ma che purtroppo si presenta a noi come un falò da cui si sprigiona solo fumo.

Une femme de notre temps è prodotto da Moby Dick Films e Iliade et Films e venduto all’internazionale da Kinology.

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