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SAN SEBASTIAN 2022 Concorso

Recensione: Pornomelancolía

di 

- Manuel Abramovich presenta un film audace in cui finzione e realtà si confondono per portare alla luce questioni raramente affrontate nel cinema d'autore contemporaneo

Recensione: Pornomelancolía
Lalo Santos in Pornomelancolía

Il Festival di San Sebastian è abituato alle polemiche. Questa edizione del festival ha suscitato accesi dibattiti sin da prima della sua inaugurazione, e uno dei responsabili di questa circostanza è stato Pornomelancolía [+leggi anche:
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. Il film del regista argentino Manuel Abramovich, candidato alla Conchiglia d'Oro, si colloca a metà strada tra finzione e documentario per offrire uno sguardo insolito al mondo del porno in compagnia dell'attore di film per adulti Lalo Santos. L'annuncio della sua selezione in concorso è stato seguito da un lungo thread su Twitter dello stesso Santos, in cui ha espresso il suo rammarico per aver partecipato a un film nel cui processo di ripresa si è sentito violato e non protetto dalla squadra responsabile. Tenuto conto dell'alto livello di esposizione fisica e psicologica del protagonista di questo film, è difficile non affrontarne la visione senza pregiudizi e obiezioni.

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La scena che apre il film rende chiaro cosa vuole raccontarci. Vediamo Lalo nel mezzo di una città piena di gente, l'uomo rimane immobile e apparentemente perso fino a quando non scoppia a piangere inconsolabilmente senza che nessuno intorno a lui faccia una piega. L'isolamento e la disconnessione dell'essere umano del XXI secolo in un contesto di iperconnessione tecnologica è una questione fondamentale che Abramovich mette sul tavolo. Vediamo presto che questa mancanza di contatto reale contrasta con la frenetica vita virtuale del protagonista, che passa gran parte del suo tempo a condividere immagini di se stesso sessualmente esplicite sui suoi social network. E lo fa con successo: ci sono molti uomini che interagiscono con i suoi contenuti, gli mandano messaggi che esprimono la loro ammirazione e la loro voglia di fare sesso con lui.

La telecamera accompagna costantemente Lalo, la sua vita è solitaria, il cellulare è una presenza costante e nelle sue poche interazioni con il mondo reale il protagonista non sembra molto coinvolto. Il film non lesina immagini in cui il corpo di Lalo cesellato dallo sport e il suo enorme pene vengono mostrati senza esitazione. Man mano che il protagonista professionalizza la sua attività, partecipando a una produzione pornografica con altri uomini (le donne compaiono a malapena in tutto il film), le riflessioni sul sesso, la sua rappresentazione nella sfera pubblica e i tabù che ancora oggi accompagnano una delle attività più naturali dell'essere umano si fanno più ricche e più profonde.

Particolarmente commovente e sconcertante è un frammento in cui Lalo e i suoi compagni di riprese parlano apertamente e onestamente delle loro intimità familiari. Sullo sfondo, l'immagine sfocata di un uomo che esegue la fellatio su un altro rende palpabile il contrasto tra i diversi livelli di ciò che consideriamo intimo. Abramovich riesce a offrirci uno sguardo stimolante e sensibile sul mondo del porno, mostrando il modo in cui molte persone vivono la propria sessualità utilizzando strumenti virtuali. E lo fa grazie alla dedizione assoluta di Lalo Santos, che non lascia inesposto un centimetro della sua pelle e della sua anima.

È per questo motivo che è così frustrante e scoraggiante sapere che le riprese del film sono state traumatiche per il suo protagonista, e che a distanza di tempo Santos non riesca a sentirsi orgoglioso di un'opera coraggiosa e meritevole di ogni elogio.

Pornomelancolía è una produzione dell’argentina Gema Films, la brasiliana Desvia Filmes, la francese Dublin Films e la messicana Martfilms. Luxbox [+leggi anche:
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si occupa delle vendite internazionali.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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