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BERLINALE 2023 Encounters

Recensione: Here

di 

- BERLINALE 2023: Bas Devos ci invita a fermarci e a prenderci il tempo per guardare ciò che di solito non vediamo

Recensione: Here
Liyo Gong e Stefan Gota in Here

Una gru. Rumori di cantiere. Un uomo, di spalle, fuma una sigaretta appoggiato al balcone. Ci chiediamo cosa stia pensando. Vediamo cantieri ovunque, tutti i giorni, soprattutto a Bruxelles, città in perenne costruzione. Ma gli uomini dei cantieri non li vediamo. Stefan è uno di loro, ed è proprio il suo vagare per le strade di Bruxelles e ai suoi confini che Bas Devos segue in Here [+leggi anche:
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intervista: Bas Devos
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, suo quarto lungometraggio, e terzo selezionato alla Berlinale (questa volta nella sezione Encounters), visto che il precedente Ghost Tropic [+leggi anche:
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aveva “tradito” Berlino partecipando alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes.

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Alla vigilia delle vacanze lavorative, Stefan sta quindi per partire, ha in programma di tornare nella sua casa in Romania per qualche settimana. Ma prima di partire fa un giro per la città. Dall'alba al tramonto va a trovare gli amici, consegnando loro un po' della minestra che ha preparato con gli avanzi del frigorifero e, soprattutto, offrendo loro la sua attenzione. In un momento in cui la distrazione monopolizza il nostro tempo, Here ci invita a mobilitare la nostra attenzione. L'attenzione agli altri, alla natura, la capacità di dare tempo al tempo. Il tempo gioca un ruolo preponderante nel cinema di Bas Devos, permettendo agli spazi di imprimersi sulla distanza, agli sguardi di estendersi, ai silenzi di ascoltarsi.

La ballata urbana di Stefan, che via via assume un'aria bucolica, fa parte di un movimento libero, quello del camminare, l'opposto della frenesia meccanica. Gli incontri, con un amico cameriere, con la sorella, con uno zio, sono tutti di una certa durata, consentendo pause nelle conversazioni, esaltando la condivisione di un piatto di minestra, un piccolo sesamo che apre le porte allo stare insieme. Finché la sua strada non incrocia quella di una giovane donna che lo costringe a fermarsi, a inginocchiarsi per guardare più da vicino l'oggetto dei suoi studi e di tutte le sue attenzioni: il muschio. "Il muschio cresce ovunque e la maggior parte delle persone non lo vede nemmeno. Come me". Si scopre che il muschio, migrato dalle zone sottomarine alla terraferma, è la specie vegetale più antica. La sua persistenza mette simbolicamente in prospettiva la caducità della nostra presenza sulla terra, la sua fragilità. Risveglia anche la capacità di meraviglia di Stefan e la nostra.

Può un incontro casuale cambiare un destino? Non sappiamo come sarà il futuro di Stefan, ma sappiamo che sarà un po' diversò, che la sua presenza nel mondo cambierà. In Here, Bas Devos espone i suoi tableaux poetici e urbani, altamente pittorici, ripresi in un formato quasi quadrato e come sospesi fuori dal tempo, venati di un umanesimo contagioso, che forse ci spingerà a guardare diversamente ciò (e coloro) che in precedenza non vedevamo. Un cinema di poche parole ed effetti, ma di commoventi contemplazioni. Se etimologicamente la parola rimanda allo "stare con una parte di cielo", qui ci invita ad ancorarci saldamente a terra.

Come Ghost Tropic, il film precedente di Bas Devos, Here è prodotto dalla società belga Quetzalcoatl. Le vendite internazionali sono affidate alla società cinese Rediance, che aveva acquisito anche i diritti di Ghost Tropic.

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(Tradotto dal francese)

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