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MALAGA 2023

Recensione: El fantástico caso del Golem

di 

- I Burnin’ Percebes riescono a ottenere una delle grandi virtù della finzione, rendere credibile e godibile una storia al di là della sua possibilità nella vita reale

Recensione: El fantástico caso del Golem
Brays Efe e Bruna Cusí in El fantástico caso del Golem

Il modo migliore per scoprire i film dei Burnin' Percebes (il duo composto dai registi Fernando Martínez e Juan González) è arrivare al loro cinema vergini e lasciarsi sorprendere. I loro primi due lavori – Searching for Meritxell e Ikea 2 – si divorano in una volta sola. Senza dubbio, sono qualcosa di diverso da quello che siamo abituati a vedere. La loro unicità deriva dalla loro audacia e libertà, dalla loro mancanza di pretenziosità, dalla loro distanza da un certo accademismo piuttosto diffuso in parte del cinema spagnolo, ma, soprattutto, dal loro desiderio di farci ridere.

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Ora i Burnin’ Percebes hanno presentato il loro quarto film, El fantástico caso del Golem [+leggi anche:
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, con Brays Efe e Bruna Cusí, nella sezione ufficiale del Festival di Malaga. Quest'ultimo film segue in qualche modo le orme del loro precedente, La reina de los lagartos [+leggi anche:
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, che era stato capace di stravolgere le regole delle tipiche storie d'amore giocando con l’umorismo e la fantascienza. In entrambi i film, è chiaro che i cineasti abbiano disposto di un budget maggiore rispetto ai loro esordi, ma, a quanto pare, è comunque un cinema lontano dal mainstream. Nato dalla fantasia più libera, cioè quella che non accetta limiti, dove si dettano le proprie regole, dove si osa giocare con la fantasia e la realtà, con l’umorismo più assurdo e quello più bestiale e nero, miscelando buio e luce, per cercare di raggiungere luoghi inaspettati, al fine di piacere e dispiacere.

Con quel coraggio e quella personalità che li caratterizza, in El fantástico caso del Golem i Burnin' Percebes raccontano la storia di Juan, un giovane apparentemente sempliciotto che perde il suo migliore amico in un modo alquanto strano: si rompe in mille pezzi dopo essere precipitato ubriaco da una terrazza ed essersi schiantato contro il cofano di un'auto. Poiché nessuno sembra essere sorpreso da un simile evento, Juan decide di indagare sul caso da solo, trovandosi risucchiato in un labirinto di nonsense e pianoforti che cadono dal cielo. Come si può dedurre dal riassunto, la storia è già di per sé un nonsense. Proprio da qui nasce una delle grandi virtù del film, quella capacità di inventare e seguire le proprie regole di credibilità, di integrare con naturalezza la finzione nel reale, senza forzature, di far sembrare possibile l'impossibile. Il film è pieno di momenti esilaranti, situazioni surreali che diventano credibili, eventi drammatici che finiscono per essere comici, ma questo costante ricorso all'umorismo e allo straordinario non è eccessivo o ripetitivo, giacché i cineasti sanno mantenere efficacemente il tono che vogliono.

Ultimamente sembra si stia perdendo il gusto della finzione per raccontare storie. Il tema e la sua presunta importanza o necessità vengono prima, la storia e la forma rimangono sullo sfondo. Con ciò, si perde anche un certo senso dell'umorismo. Per questo c’è da lodare l'esistenza di film come El fantástico caso del Golem. Con immaginazione e umorismo, i suoi creatori raccontano una storia in modo personale, e da lì realizzano una delle cose migliori della narrativa: rendere quella storia credibile e divertente ben al di là della sua possibilità nella vita reale.

El fantástico caso del Golem è una produzione delle compagnie Aquí y Allí Films e Sideral, che Elamedia lancerà in Spagna il prossimo 16 giugno.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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