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BLACK NIGHTS 2023 Concorso Opere prime

Recensione: Cat Call

di 

- Il film di Rozália Szeleczki è una fiaba in stile La bella addormentata su una principessa stregata da un evento traumatico accaduto durante la sua infanzia e da un enigmatico gatto nero

Recensione: Cat Call
Franciska Törőcsik in Cat Call

In un'epoca sovraccarica di narrazioni, in cui tutte le storie sembrano essere già state raccontate, uno dei pochi espedienti rimasti agli esordienti del cinema è quello di cominciare a raccontare attraverso nuovi mezzi espressivi. Questo è ciò che fa Rozália Szeleczki nel suo affascinante debutto, Cat Call [+leggi anche:
intervista: Rozália Szeleczki
scheda film
]
, presentato nel concorso per opere prime del Black Nights International Film Festival di Tallinn. Seducendo lo spettatore e facendogli credere, per almeno metà della durata, che questo film parla solo di un amore eccessivo per gli animali, con elementi di realismo magico, Szeleczki alla fine non fa nient’altro che raccontare la solita storia del risveglio romantico di una giovane donna, che nei nostri tempi moderni non può fare a meno di un tocco freudiano.

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L'architetta Fáni (Franciska Törőcsik), capelli scuri e occhi innocenti, è una ragazza eccentrica con un ricco universo interiore che fallisce ripetutamente nell'incontrare l'uomo giusto. La sua condizione di single in un mondo di persone che guardano al proprio ombelico è ulteriormente complicata da un particolare dettaglio: ogni volta che sente le farfalle nello stomaco, inizia improvvisamente a immaginare il suo potenziale partner morto e coperto di sangue, eco di un tragico evento a cui ha assistito da bambina. Gli unici uomini con cui non ha queste strane visioni sono i tipi disperati che le vengono presentati dalla nonna e dalle sue amiche pettegole che, come tutte le nonne perbene dell'Europa dell'Est, sono molto preoccupate per il fatto che Fáni non sia sposata a trent'anni. Il piccolo segreto riguardo sua immaginazione, insieme all'ossessione per il restauro di un centro culturale abbandonato dell'epoca socialista e all'ombra inquietante del misterioso padre defunto, le procurano ancora più solitudine e isolamento. Non c'è da stupirsi che, invece di innamorarsi del suo nuovo collega e vicino di casa (Csaba Polgár), sviluppi un affetto per il suo gatto nero maschio che non solo le parla con voce umana, ma tende a percepire i suoi desideri più intimi. Ben presto il loro rapporto va oltre il prevedibile amore tra una donna e un gatto...

Sono pochi gli stratagemmi che potrebbero farci seguire con il necessario interesse una storia così innocente e assurda, ingenua quasi fino alla sdolcinatezza e alla fine piuttosto prevedibile. Cat Call li mette tutti in campo, così da incollarci allo schermo e alla fine divertirci: un personaggio principale adorabile, un’estetica attraente e colorata grazie allo sguardo rigoroso del direttore della fotografia Kristóf M. Deák, colpi di scena inventivi e una generale bizzarria che, anziché alienare lo spettatore, in qualche modo lascia accomodare tutti, ognuno con la propria peculiarità. Senza trarre conclusioni morali, la sceneggiatura di Szeleczki - scritta insieme a Zsófi Kemény - lascia intendere che non esistono traumi insormontabili e che anche le anime più solitarie possono sentirsi strette in un abbraccio. Un ibrido tra commedia romantica artsy e racconto magico moderno, Cat Call è anche una metafora del caos delle relazioni sentimentali di oggi e del loro permanente status di "...è complicato...". Un contesto in cui anche il più dolce dei lieto fine suona ironico.

Cat Call è prodotto dall'ungherese Lupa Pictures. Sarà distribuito in Ungheria da Fórum Hungary. Le vendite internazionali sono curate da NFI World Sales - National Film Institute Hungary.

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(Tradotto dall'inglese)

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