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TORINO 2023

Recensione: Jeune cinéma

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- Il documentario di Yves-Marie Mahé racconta la storia dell’ormai dimenticato Festival du Jeune Cinéma d’Hyères, tra dibattiti e scoperte, in un tempo in cui il cinema era un affare serio

Recensione: Jeune cinéma

Vedere Jeune cinéma, il nuovo documentario di Yves-Marie Mahé proiettato alla 41ma edizione del Torino Film Festival dopo la sua premiere all’IFFR, è un esercizio di memoria. I nomi dei film e registi passati sotto traccia dopo aver partecipato o vinto il festival sono tantissimi, vale la pena farne qualcuno giusto per spirito d’informazione: Mamaia, di José Varela, ad esempio, o La Vieille Dame Indigne di René Allio, registi che non avuto la promettente carriera che speravano.

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Il Festival du Jeune Cinéma d’Hyères nasce nel 1965 sia per opporsi alle logiche commerciali dell’industria cinematografica del tempo, sia per emancipare un certo tipo di cinema dalla Nouvelle Vague, anch’essa presentatasi in piena rottura con l’establishment, prima di diventarne parte essa stessa. Durante il festival i film venivano discussi in maniera estenuante dal pubblico e dalla stampa in dibattiti molto accesi come si preme di dimostrare Yves-Marie Mahé in questo film di montaggio che recupera filmati dell'epoca, dal 1965 al 1983, anno in cui il festival ha smesso di esistere per chiara volontà politica e problemi finanziari. Fra i registi presenti, giovani e promettenti, vediamo Philippe Garrel che presenta Marie pour mémoire, Chantal Akerman che discute le sue prime opere e Guy Gilles, questo sì, regista mai abbastanza ricordato, che si da fare per assicurarsi una distribuzione adeguata, problema che tuttora assilla i giovani registi a tutte le latitudini.

Il maggior pregio di Jeune cinéma è infatti quello di ricordarci di un periodo in cui la cultura cinematografica era viva, curiosa, nella quale il concetto di arte veniva continuamente messo in discussione. E se fa sorridere che le critiche mosse allora al vicino Festival di Cannes siano le stesse di oggi (alto tasso di commercializzazione, cinema inteso principalmente come prodotto di mercato) è invece interessante notare come il livello della discussione, al netto degli insulti, sia stato più elevato. Retrospettivamente vedere oggi Claude Chabrol che negli anni 60 risponde a muso duro alle critiche di corruzione della giuria la dice lunga sullo stato generale della critica cinematografica odierna, ormai sempre più simile a comunicati stampa e all’impegno dei registi a difendere il cinema dall’idea di riduzione a content.

L'eredità del Festival du Jeune Cinéma, e il suo spirito combattivo e contradditorio, rivive oggi nel Collectif Jeune Cinéma di Parigi (di cui lo stesso Yves-Marie Mahé fa parte) che si premura di distribuire e mostrare un cinema diverso, indipendente e libero, celebrato nel Festival International des Cinémas Différents et Expérimentaux de Paris, ormai alla 25ema edizione, che molto spesso arriva prima e meglio a capire i cambiamenti del mondo rispetto al cinema commerciale e a quello d’autore, sempre più glorificato chi lo produce. Quindi ben venga un documentario che sposta il focus su un festival ormai dimenticato, che proponga idee diverse sull’intendere il cinema, che guardando al passato recuperi certe lezioni fondamentali che se da un lato possono apparire superate, dall’altro sono utili a riscrivere una delle tante storie collettive del cinema che si sono opposte a quella ufficiale, dimentica ormai di Mamaia e de La Vieille Dame Indigne.

Jeune cinéma è prodotto dalla Local Films che si occuperà anche delle vendite internazionali.

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