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DISTRIBUZIONE / USCITE / ESERCENTI Europa

I 20 film europei più attesi nel 2024

di 

- Leos Carax, Andrea Arnold e Audrey Diwan guidano la nostra carrellata di film in uscita il prossimo anno

I 20 film europei più attesi nel 2024

Possiamo affermare con certezza che la maggior parte dei 20 titoli dell’elenco che segue sarà in concorso a Cannes, Berlino e Venezia, mentre i rimanenti saranno inseriti in altre sezioni o presentati in altri festival. Mentre gli anni precedenti hanno visto il ritorno di leggende del cinema al crepuscolo della loro carriera, i prossimi 12 mesi dovrebbero essere caratterizzati dagli ex emergenti che sono ora a metà carriera, spesso impegnati in ambiziosi progetti transnazionali che caratterizzano questo periodo dell’industria cinematografica. Come sempre, quello che dovrebbe potenzialmente stupirci potrebbe non trovarsi affatto in questa lista: sono le eccezioni - e non quelle che confermano la regola - che potrebbero provocare il cambiamento o ravvivare la cinematografia di un particolare Paese.

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Al contrario dell'industria anglofona - scossa negli ultimi tempi dagli scioperi e risollevata da Barbenheimer, che ha fatto sì che l'esercizio cinematografico tradizionale tornasse a essere un evento - il settore europeo viaggia più sul sicuro, con incassi in sala in crescita dal 2022 ad oggi, anche se non ancora in grado di competere con gli anni pre-covid. Anatomia di una caduta [+leggi anche:
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intervista: Justine Triet
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, il film numero uno del 2023 secondo i giornalisti di Cineuropa (leggi l’articolo), ha infranto le aspettative al botteghino francese.  E’ però in piena costruizione uno scenario in cui i successi dei festival possano prosperare in modo più consistente al di fuori di quella bolla.

Oltre ai nostri 20 fortunati, sono da tenere d'occhio anche Hors du temps [+leggi anche:
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 di Olivier Assayas, Limonov: The Ballad e Disappearance, di Kirill Serebrennikov, il ritorno scozzese di Athina Rachel Tsangari, Harvest (leggi la notizia), la produzione francese Serpent's Path di Kiyoshi Kurosawa, The Devil's Bath [+leggi anche:
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intervista: Veronika Franz, Severin Fi…
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di Veronika Franz e Severin Fiala, il ritratto del giovane Trump The Apprentice di Ali Abbasi (leggi la notizia), Miséricorde di Alain Guiraudie (leggi la notizia), Portraits Trompeurs, che segna il ritorno di Patricia Mazuy (leggi la notizia), Une honnête femme di Emmanuel Mouret, All We Imagine as Light di Payal Kapadia, premiato a Cannes, Reflet dans un diamant mort di Hélène Cattet e Bruno Forzani, Justa di Teresa Villaverde, Nikdo me nemá rád di Petr Kazda e Tomás Weinreb, l'horror Cuckoo [+leggi anche:
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di Tilman Singer (in anteprima alla Berlinale), Averroès & Rosa Parks [+leggi anche:
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intervista: Nicolas Philibert
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di Nicolas Philibert (seguito del suo On the Adamant [+leggi anche:
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intervista: Nicolas Philibert
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, vincitore dell'Orso d'Oro) e il film ancora senza titolo di Apichatpong Weerasethakul girato in Sri Lanka, se sarà pronto.

Bird - Andrea Arnold (Regno Unito/Stati Uniti/Francia)

Andrea Arnold 1. ha una passione per i titoli di una sola parola che fanno riferimento agli animali, culminata in questo nuovo; 2. è diventata una regista tutt'altro che prolifica, creando ulteriore attesa tra un progetto e l'altro. Tutto ciò che sappiamo di Bird è che è ambientato nel Kent, dove è nata, e che ha come protagonisti Barry Keoghan (visto a torso nudo su una moto da cross nelle foto trapelate dal set) e Franz Rogowski.

Emilia Perez - Jacques Audiard (Stati Uniti/Messico/Francia)

Parigi, 13° Distretto [+leggi anche:
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, l'ultimo film di Audiard, ha portato una ventata di giovinezza e un'attenzione più femminile per il veterano regista; cosa che continua con Emilia Perez, dall'intreccio macchinoso, incentrato su un boss del cartello messicano (l'attrice trans Karla Sofia Gascón), che cerca la via di fuga definitiva dal crimine, diventando la donna che ha sempre sognato di essere. Zoe Saldana, la popstar Selena Gomez e Édgar Ramírez completano il cast e, a proposito, si tratta di un musical.

C'est pas moi - Leos Carax (Francia)

Un autoritratto cinematografico dell'inafferrabile maestro "che rivisita più di 40 anni di filmografia dell'autore, cogliendo al contempo i fremiti politici dell'epoca", come afferma la produzione, CG Cinema. Si dice anche che la durata sia inferiore a un'ora. Da non perdere la terza apparizione cinematografica di uno dei mostri simbolo di Carax, Denis Lavant, l'unico e solo Monsieur Merde.

Dahomey [+leggi anche:
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- Mati Diop (Francia)

La bibbia francese del "cool" Les Inrockuptibles ha fornito un nuovo aggiornamento sul seguito del film di Diop premiato a Cannes, Atlantics [+leggi anche:
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intervista: Mati Diop
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, che sembra essere stato confermato dalla stessa regista su Instagram. Dahomey (precedentemente noto come Le Retour), che prende il nome da un antico regno dell'Africa occidentale conquistato dai francesi alla fine del XIX secolo, mescolerà fiction e documentario raccontando la storia delle opere d'arte africane saccheggiate e rimpatriate dai musei francesi nei loro Paesi d'origine.

Emmanuelle - Audrey Diwan (Francia)

Il tardivo risveglio femminista del cinema francese continua con l'atteso Emmanuelle di Audrey Diwan, vincitrice del Leone d'Oro con La scelta di Anne – L'Événement. Si tratta dell’adattamento del romanzo erotico del 1967 di Emmanuelle Arsan, trasformato in un noto franchise softcore negli anni Settanta. Noémie Merlant interpreta il ruolo principale, mentre Naomi Watts è stata recentemente annunciata come attrice non protagonista, portando con sé tutti i riferimenti a Mulholland Drive e al suo particolare sguardo femminile.

L'Impero [+leggi anche:
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intervista: Bruno Dumont
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- Bruno Dumont (Francia/Germania/Italia/Belgio)

Una sorta di film "apicale" dell'intrepido Bruno Dumont, che riunisce uno dei cast più stellari (con Camille Cottin e Lyna Khoudri) per una sua opera fino ad oggi, insieme agli sfortunati non professionisti nordici che ama riunire, per una space opera ispirata a Game of Thrones e Star Wars. Già tristemente note, le gag sul #MeToo e sulla cancel-culture contenute nella sceneggiatura hanno portato l'ex protagonista Adèle Haenel a lasciare il progetto (leggi la articolo).

Grand Tour - Miguel Gomes (Portogallo/Francia/Italia/Giappone/Cina/Germania)

Grand Tour è intriso del particolare romanticismo e dell'eccentrico impegno di Miguel Gomes nei confronti di oscure sacche di storia: un funzionario britannico (Gonçalo Waddington) nella Birmania del 1917 scappa dalla sua fidanzata, Molly (Crista Alfaiate), partendo per un, beh, "grand tour" dell'Asia dell'epoca. Incuriosita, e ancora decisa a sposarsi, Molly lo segue, tutta sola (vedi la articolo).

Dao - Alain Gomis (Francia/Senegal/Guinea-Bissau)

Rewind & Play [+leggi anche:
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intervista: Alain Gomis
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di Alain Gomis, presentato in anteprima al Forum della Berlinale, struggente decostruzione di una sfortunata apparizione televisiva francese della leggenda del jazz Thelonious Monk, ha riscosso molti consensi; molti saranno incuriositi da Dao, il ritorno ufficiale di Gomis alla fiction, che a quanto pare incorporerà anche elementi documentaristici. Mentre Gloria (Béa Mendy) si prepara alle nozze della figlia nella banlieue parigina di oggi, la sua mente torna a una cerimonia di consacrazione del padre morto in Guinea-Bissau; mentre il passato e il presente si scontrano, lei "si riconcilia con la sua storia [e] trova il suo posto" (vedi articolo).

Queer - Luca Guadagnino (Italia/Stati Uniti)

Per accaparrarsi Daniel Craig, ora che la sua agenda è un po' più leggera e forse libera per un'altra avventura, Luca Guadagnino gli ha affidato il compito di interpretare l'alter-ego di William S. Burroughs in un adattamento del suo romanzo breve Queer. Per l'occasione, gli scenari di Cinecittà a Roma sono stati trasformato in una Città del Messico probabilmente infestata dalla droga, con un'atmosfera non dissimile da quella della Tangeri, ricostruita in studio, del film del 1991 Il pasto nudo, di un altro eroe di Guadagnino, David Cronenberg.

Those Who Find Me - Dea Kulumbegashvili (Georgia/Francia)

In una realtà alternativa, in cui non c’è stata la pandemia, la regista georgiana Dea Kulumbegashvili avrebbe potuto scioccare la Croisette e trionfare con il suo Beginning [+leggi anche:
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intervista: Dea Kulumbegashvili
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, selezionato in concorso a Cannes. Quest'anno potrebbe avere una nuova opportunità con questo ritratto "bruciante" di un'ostetrica-ginecologa, improvvisamente accusata di negligenza nella sua città di provincia, che si traduce in quello che il suo agente di vendita, Goodfellas, definisce un "tempestivo e universale inno alla femminilità".

Dry Leaf - Alexandre Koberidze (Germania/Georgia)

Quanto sono piaciuti i “cani randagi” di Kutaisi nell'ultimo lungometraggio di Alexandre Koberidze, What Do We See When We Look at the Sky? [+leggi anche:
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intervista: Alexandre Koberidze
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, che si aggiravano nelle birrerie della città per guardare i Mondiali di Calcio 2018. Il regista, punta di diamante della nuova onda del cinema georgiano, torna volentieri al tema del calcio (nel quale ha sfiorato il successo come professionista), seguendo il mistero della scomparsa di un giovane fotografo del campionato locale.

Kinds of Kindness [+leggi anche:
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- Yorgos Lanthimos (Stati Uniti/Regno Unito/Irlanda)

Tornando a una sceneggiatura originale scritta a quattro mani con Efthimis Filippou e ambientata nel presente, questo film antologico ambientato negli Stati Uniti con Emma Stone e Jesse Plemons dovrebbe ritrovare Lanthimos nel pieno controllo del suo istinto, recentemente affinato, a compiacere il pubblico. Il formato antologico è stato di recente la rovina dei suoi colleghi, Wes Anderson in primis, ma la sua versione - in cui gli attori interpretano personaggi diversi in ogni segmento - potrebbe essere la più adatta al genere.

Hard Truths - Mike Leigh (Regno Unito/Spagna)

Come per il precedente film britannico di questa lista, per quanto riguarda i dettagli concreti della trama non abbiamo nada - solo la promessa di un grande e influente regista che torna con forza dopo un'assenza di qualche anno. Dopo la doppietta di film ambientati nell'epoca vittoriana (conclusa con il sorprendentemente alienante Peterloo [+leggi anche:
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intervista: Mike Leigh
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, notoriamente rifiutato da Cannes e dal NYFF), torniamo a quello che viene presentato come uno sguardo alla "Gran Bretagna moderna", vista attraverso una lente post-pandemica, con i suoi migliori caratteristi a bordo che si accigliano mentre indossano maglioni pesanti.

Chocobar - Lucrecia Martel (Argentina/Messico/Stati Uniti/Danimarca)

Il documentario "ibrido e creativo" di Lucrecia Martel, da tempo in lavorazione, compare di nuovo nella nostra lista, con notizie che indicano che è finalmente completo e pronto per il lancio nei festival di quest'anno. In seguito all'assassinio dell'attivista per i diritti dei nativi Javier Chocobar, "l'opera svela i 500 anni di 'ragione' che hanno portato a questa sparatoria, sia con una pistola che con una telecamera [gioco di parole con “shooting], e la contestualizza nel sistema di proprietà terriera emerso in tutta l'America Latina".

Blitz - Steve McQueen (Regno Unito/Stati Uniti)

In un certo senso, questo film potrebbe essere considerato come il seguito di Killers of the Flower Moon e Napoleon, i primi film dell'investimento di Apple Studios in lungometraggi importanti, entrambi con eccellenti risultati quest'anno grazie a una lunga programmazione nelle sale che ha contribuito a dimostrare che i titoli delle piattaforme possono coesistere in modo sano in quello spazio. Le prime notizie dalle proiezioni di prova sono state positive per l'epico studio di McQueen sui bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale in Gran Bretagna, che ha rafforzato il suo famoso "blitz spirit" (leggi l’articolo).

On Becoming a Guinea Fowl - Rungano Nyoni (Regno Unito/Zambia/Irlanda)

Il debutto di Nyoni, vincitore di un BAFTA, I Am Not a Witch [+leggi anche:
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intervista: Rungano Nyoni
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, presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs del 2017, si è rivelato fresco e originale, a differenza di innumerevoli lungometraggi festivalieri di questo tipo. La sua partecipazione alla giuria del concorso ufficiale di Cannes dell'anno scorso ha indicato come l'industria sia in attesa delle sue prossime mosse, e per questo lungometraggio ha collaborato con i produttori irlandesi di Element Pictures, la società che ha realizzato Normal People e i recenti lavori di Yorgos Lanthimos e Joanna Hogg.

The End - Joshua Oppenheimer (Stati Uniti/Irlanda/Germania/Danimarca)

Il regista, nato in Texas e cresciuto a Washington, ha realizzato gli indimenticabili documentari The Act of Killing [+leggi anche:
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e The Look of Silence [+leggi anche:
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in Indonesia, ma risiede a Copenaghen e il suo atteso nuovo film è stato girato in Irlanda con un cast in gran parte britannico (tra cui Tilda Swinton). Si tratta di un musical su una famiglia benestante che si rinchiude in un bunker sotterraneo, in fuga dall'apocalisse che ha contribuito a scatenare. I compositori delle canzoni non sono stati annunciati, quindi speriamo che siano bravi (vedi la notizia).

Estela de sombra - Carlos Reygadas (Messico/Polonia)

Come è stato per tutti i recenti progetti di Reygadas, non si sa molto di questo film (il cui titolo in spagnolo si traduce in "sentiero d'ombra"), oltre al fatto che è stato parzialmente girato e finanziato in Polonia. Cosa starà preparando il famoso shockmeister dei festival?

Black Tea [+leggi anche:
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- Abderrahmane Sissako (Francia/Lussemburgo/Mauritania)

Il regista mauritano, uno dei grandi del cinema africano recente, darà finalmente seguito al suo Timbuktu [+leggi anche:
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, nominato agli Oscar, con questo dramma di ambientazione cinese, che segue Aya (Nina Melo), una giovane ivoriana che inizia una nuova vita in questo Paese dopo aver tradito il suo fidanzato il giorno delle nozze. Aya si innamora di Cai, suo collega in un negozio di esportazione di tè, ma riuscirà la relazione a resistere al peso del loro passato e ai pregiudizi altrui? Con un'uscita francese a fine febbraio, aspettatevi questo film alla Berlinale.

Parthenope - Paolo Sorrentino (Italia/Francia)

A rischio di essere banali, l'ultimo film di Paolo Sorrentino, uno dei registi più amati della sua generazione, sembra un La grande bellezza [+leggi anche:
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intervista: Paolo Sorrentino
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rimontato per la sua città natale, Napoli, già mitizzata nel suo stesso passato ne La mano di Dio [+leggi anche:
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intervista: Paolo Sorrentino
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. Il film, che prende il nome dalla sirena dell'Odissea, seguirà il personaggio del titolo, che ha dato il nome alla città, dalla sua nascita nel 1950 fino ai giorni nostri. La sua lunga vita incarna l'intero repertorio dell'esistenza umana", come dice Sorrentino. In un piccolo ruolo sarò presente anche Gary Oldman, opportunamente stropicciato.

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(Tradotto dall'inglese)

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