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BERLINALE 2024 Concorso

Recensione: Hors du temps

di 

- BERLINALE 2024: Il nuovo lungometraggio di Olivier Assayas è il suo film più autobiografico, ma certamente non il più avvincente, da annoverare forse tra le opere minori

Recensione: Hors du temps
Nine D'Urso e Vincent Macaigne in Hors du temps

Opera decisamente minore nella celebrata filmografia di Olivier Assayas, Hors du temps [+leggi anche:
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è stato presentato in anteprima mondiale in concorso alla Berlinale. Cineasta notoriamente autoreferenziale, l'autore francese ha realizzato il suo film più direttamente autobiografico. Tuttavia, quello che potrebbe rappresentare un piccolo gioiello per i suoi fan devoti e per gli amanti della pittura, dell'arte francese e del cinema, lascerà indifferente la maggior parte del pubblico.

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Vincent Macaigne porta con sé molte delle nevrosi che mostrava come altro alter ego di Assayas nella serie HBO Irma Vep [+leggi anche:
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, interpretando Etienne, un regista che trascorre le ultime settimane di lockdown per il Covid-19 nella casa di famiglia nella Normandia rurale. A lui si uniscono il fratello appena divorziato, il giornalista musicale Paul (Micha Lescot, che in realtà assomiglia molto più ad Assayas che non Macaigne) e la nuova fidanzata del fratello, Carole (Nora Hamzawi), oltre alla sua fidanzata da due anni, Morgane (Nine D'Urso). Anche Etienne è divorziato ed entrambe le donne sono molto più giovani degli uomini.

Se c’è qualcuno a cui il lockdown non è andato poi così male, sono questi quattro. La vecchia casa è piena di libri e quadri, è grande e si trova in un grazioso villaggio circondato da boschi rigogliosi. Etienne e Paul non trascorrevano così tanto tempo insieme da quando erano bambini, il che è evidente sia negli interessi e nei ricordi che condividono sia nei disagi che si provocano a vicenda. Etienne è estremamente cauto nei confronti del Covid e insiste nell’adottare le misure più severe: lasciare la spesa all'aperto per quattro ore, poi togliere i vestiti e gettarli in lavatrice prima di lavarsi le mani seguendo un tutorial su YouTube. Questo fa impazzire il più ragionevole Paul che, di conseguenza, infastidisce Etienne, il quale continua a comprare cose inutili, con lezioni sulle pratiche disumane di Amazon.

Ma quando siedono in cortile ad ascoltare musica e a bere vino, i due uomini si illuminano e si respira un'atmosfera fraterna. Discutono molto di autori, artisti, registi e musicisti francesi e le donne li seguono placidamente, consapevoli della loro minore erudizione. Hanno un certo potere (l'ex moglie di Etienne ne ha di più, pur non comparendo quasi mai) ma, pur essendo lei stessa una cineasta, Morgane sembra felice di lasciare che sia il suo uomo a parlare. Il personaggio di Carole, grazie alla presenza di Hamzawi, sembra più serio, ma è poco sviluppato. Etienne è particolarmente affascinato dalla serie sul lockdown di David Hockney e continua a citarlo, con lo sfottò divertito di Morgane.

Nel mezzo, una voce fuori campo in prima persona, accompagnata da immagini del villaggio simili a una cartolina e da un breve segmento d'archivio in bianco e nero, descrive la famiglia, l'infanzia e la giovinezza. Ulteriori distrazioni dall'atmosfera di isolamento sono le passeggiate nei boschi, le partite di tennis e le sedute di terapia che Etienne fa con il suo iPhone sotto un albero. Rilascia un paio di interviste online pretenziose e catastrofiche e dice a Morgane che vorrebbe fare un film con Kristen Stewart.

Non c'è nulla da ridire sulla fotografia di Eric Gautier o sul montaggio di Marion Monnier, e la regia di Assayas è sicura come sempre, ma la sua scrittura non è sopravvissuta alla pandemia. I personaggi risultano a malapena simpatici (tranne Morgane, in parte) e l'umorismo sul Covid si esaurisce rapidamente. I riferimenti all'arte di Etienne saranno più comprensibili per il pubblico francese colto, ma per la maggior parte degli spettatori internazionali sembreranno altezzosi, il che rende l'angolo musicale riconoscibile di Paul almeno un po' rinfrescante. Sebbene il personaggio di Etienne sia un'autocritica di Assayas, invecchia e infastidisce con la stessa rapidità dell'umorismo. Con i suoi 105 minuti di durata, il film risulta persino troppo lungo.

Hors du temps è una coproduzione tra le compagnie francesi Curiosa Films e Vortex Sutra, e Playtime detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)


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© 2024 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso

Photogallery 18/02/2024: Berlinale 2024 - Hors du temps

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Olivier Assayas, Vincent Macaigne, Micha Lescot, Nine D Urso, Nora Hamzawi
© 2024 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso

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