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BERLINALE 2024 Encounters

Recensione: Ivo

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- BERLINALE 2024: Il secondo lungometraggio della regista tedesca Eva Trobisch, il cui esordio fu premiato a Locarno, è un film solido su un'infermiera che si occupa di cure palliative

Recensione: Ivo
Minna Wündrich in Ivo

Selezionato nella sezione  Encounters della Berlinale - Ivo [+leggi anche:
intervista: Eva Trobisch, Adrian Campean
scheda film
]
è il secondo lungometraggio di Eva Trobisch, il cui esordio All Good [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
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aveva vinto il premio per la migliore opera prima a Locarno nel 2018.  Il personaggio principale è Ivo - Minna Wündrich nel suo primo ruolo da protagonista – una donna che lavora nel campo delle cure palliative: non come infermiera in un singolo istituto ma come assistente domiciliare. Come membro della cosiddetta rete SAPV delle Cure Palliative Ambulatoriali Specializzate, che offre un'alternativa adeguata alle persone che preferiscono il comfort della propria casa, si reca di porta in porta e assiste i pazienti terminali insieme ai loro familiari.

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Il fatto che Ivo si sposti da una casa all'altra in base alle sue esigenze la rende autosufficiente e al tempo stesso sicura di non doversi occupare di un ambiente domestico, almeno non nel modo più convenzionale. La sua vecchia Skoda è più una casa per lei che non l'appartamento, di cui si occupa la figlia adolescente molto indipendente, e in qualche modo questo non rappresenta una contraddizioni. Per Ivo la maggior parte delle giornate lavorative sono tranquille per quanto riguarda le attività e i compiti, ma è l'essenza stessa del lavoro a rappresentare la vera sfida.

Per costruire il suo personaggio che lavora a contatto con la morte (anche se non ne è condizionata), Trobisch ha condotto una ricerca approfondita, sia teorica che pratica, con l'aiuto di Johann Campean (che appare anche come capo di Ivo, Johann) e della rete SAPV da lui fondata nella regione della Ruhr, dove il film si svolge. Oltre a coinvolgerlo come esperto, consulente e attore, il regista ha optato per un realismo aperto ma sempre intransigente nel rappresentare le persone nel loro rapporto con la morte.

Wündrich è il cuore del film, e infonde a questo personaggio piuttosto enigmatico un'aura di apertura, togliendo gradualmente strato dopo strato le difese di Ivo. Questa predisposizione è anche meravigliosamente catturata dal direttore della fotografia Adrian Campean in un mix di riprese in soggettiva e riprese statiche in cui Ivo è quasi sempre presente come parte integrante di uno sfondo. A volte si tratta di un primo piano di una mano che tocca un corpo nudo, altre volte è una figura marginale nella geometria di un'inquadratura interna, ma è sempre aperta all'interpretazione mentre i dialoghi e la musica, relativamente scarsi, sono utili per inquadrare proprio questa apertura.

A volte le questioni di vita e di morte sono più complicate per gli altri che per se stessi. È il caso di Solveigh (una Pia Hierzegger molto impegnata nel ruolo), che è sia una paziente che un'amica. Il suo desiderio di trovare conforto nella morte assistita è ragionevole, ma chiedere a Ivo di aiutarla all'insaputa del marito Franz (Lukas Turtur) introduce un altro dilemma morale: cosa dobbiamo gli uni agli altri? A chi dobbiamo la nostra vita e la nostra morte? Per rendere le cose ancora più complesse, Ivo e Franz da un po' di tempo hanno una relazione. Una relazione che può rappresentare una salvezza, un problema o entrambe le cose. Con un lungometraggio di rilievo come questo, Trobisch può certamente permettersi di soffermarsi su queste ambiguità. E il film si realizza pienamente solo quando riconosce tali contraddizioni come inconciliabili; sempre in modo calmo e accogliente, come un'altra piccola curiosità che la vita ci offre.

Ivo è una produzione tedesca dello Studio Zentral di Berlino e della Network Movie Film- und Fernsehproduktion di Colonia. Loco Films è responsabile delle vendite mondiali.

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(Tradotto dall'inglese)

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