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SERIE / RECENSIONI Italia

Recensione serie: Antonia

di 

- La nuova serie dramedy ideata da Chiara Martegiani accende un faro su una malattia invalidante che colpisce milioni di donne, trattandola con ironia e sensibilità allo stesso tempo

Recensione serie: Antonia
Chiara Martegiani (al centro) in Antonia

Tutto comincia con una conversazione su polli e galline. Il pollo diventa gallina se produce uova, se rimane pollo viene ammazzato. Insomma, chi non cambia, muore. È intorno a questa metafora che si sviluppa la nuova serie dramedy Antonia, su Prime Video dal 4 marzo, ideata, scritta e interpretata da Chiara Martegiani, diretta da Chiara Malta (Simple Women [+leggi anche:
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) e con supervisore creativo Valerio Mastandrea. Il cambiamento è quello che dovrà affrontare la protagonista all’alba dei suoi 33 anni, dopo aver scoperto che il dolore con cui convive da quando era adolescente ha un nome: endometriosi. Una malattia invalidante che soltanto in Italia colpisce tre milioni di donne, che necessita di supporto psicologico e da cui si sfugge solo in due modi: o facendo un figlio subito oppure rinunciandovi per sempre entrando in menopausa forzata.

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Il giorno del suo 33mo compleanno, la vita di Antonia (Martegiani) va in frantumi: litiga con il fidanzato, il solido e comprensivo Manfredi (Valerio Mastandrea – i due sono una coppia anche nella vita), si ritrova senza una casa, perde il lavoro come attrice di soap opera, si sente male su un autobus e sviene, mentre il controllore le chiede di mostrarle il biglietto che non ha, e davanti agli occhi di Michele (Emanuele Linfatti), uno sconosciuto che le viene in soccorso. Antonia è ruvida, spigolosa, porta una giacca oversize che sembra un’armatura e occhiali da sole per proteggersi dal mondo, la sua vita è un caos e, dopo lo svenimento, scopre di avere una malattia cronica che probabilmente è all’origine di molti dei suoi guai. La giovane donna intraprende quindi un percorso di conoscenza e riscoperta di sé, provando prima l’analisi junghiana, poi la terapia Gestalt, poi un viaggio sciamanico e molto altro ancora, finendo per trasformare il suo male in un’opportunità per riprendere in mano la propria vita.

Nata da uno spunto autobiografico (la crisi d’identità dei trent’anni e la diagnosi della malattia vissute dalla stessa Martegiani), e scritta a sei mani con Elisa Casseri e Carlotta Corradi, la serie in sei episodi è fresca, pop e la sua protagonista ricorda un po’ la Phoebe Waller-Bridge di Fleabag, per il mix disinvolto di dolore, disordine esistenziale e ironia che incarna. Leggerezza e sensibilità si combinano in questo ritratto di una trentenne in bilico, circondata da altri personaggi un po’ scassati come lei che contribuiscono al tono tragicomico del tutto: la migliore amica Radiosa (Barbara Chichiarelli), neo mamma che, al contrario del suo nome, è devastata dalla stanchezza e dall’assenza costante del marito Marco (Leonardo Lidi), a sua volta preso da ben altre scoperte su sé stesso; quel Michele dell’autobus che poi diventa suo amico, un ragazzo straight edge e un po’ disadattato, che farà capire ad Antonia che bisogna accettarsi per quello che si è; la madre egoista e frivola incarnata da Chiara Caselli; la sua affezionata e decaduta agente Gertrud (Hildegard Lena Kuhlenberg), che offre un rifugio ad Antonia nel suo lussuoso appartamento pieno di crepe. Una serie che incuriosisce e di cui, di questi tempi, si apprezza il formato breve: ogni puntata dura circa mezz’ora.

Antonia è una serie prodotta da Fidelio e Groenlandia, in collaborazione con Prime Video e Rai Fiction.

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