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CANNES 2024 Un Certain Regard

Recensione: Santosh

di 

- CANNES 2024: Una nuova recluta della polizia prende il posto del marito deceduto nell'impressionante crime-drama della regista indiana Sandhya Suri

Recensione: Santosh
Shahana Goswami (centro) in Santosh

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di Sandhya Suri ci presenta una protagonista inesperta e senza alcuna malizia che scopre che il mondo è molto più sporco di quanto pensasse, insomma qualcosa che abbiamo visto innumerevoli volte e alla quale dovremmo essere ormai assuefatti. Al contrario, il fatto di essere ambientato nel contesto unico e attuale dell'India del Nord ce la fa sentire nuovamente urgente. Il lavoro di Suri come regista e soprattutto come sceneggiatrice è così fluido e abile che ci ricorda la capacità del tutto speciale con cui il cinema ci mostra il graduale svelamento della corruzione, vedi certe opere scettiche degli anni Settanta come Serpico e Chinatown. Il debutto nella fiction della cineasta britannico-indiana, dopo diversi documentari di successo, è stato presentato in anteprima a Un Certain Regard di Cannes.

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Realizzato con finanziamenti prevalentemente britannici, il film è un'opera tempestiva di cinema indiano alternativo, che potrebbe interessare in particolare la vasta popolazione diasporica, essendo specificamente concepito per contrastare le fantasiose e spocchiose versioni bollywoodiane sulle forze dell'ordine. Il pubblico internazionale apprezzerà la sua rilevanza per l'attualità dell'ascesa dell'estrema destra del BJP, la crescente discriminazione anti-musulmana e le ripercussioni dello storico sistema delle caste sulle moderne politiche identitarie.

Santosh (Shahana Goswami) è una nuova recluta della polizia, fresca e idealista come da tradizione, tranne per il dettaglio fondamentale che ha assunto l'incarico in quanto vedova di un ufficiale recentemente deceduto. La prima grande sfida del suo nuovo lavoro è un'indagine sullo stupro e l'omicidio di una ragazza di bassa casta di nome Devika; in risposta all'indignazione dei media locali per la risposta blanda e poco convinta della polizia, la carismatica investigatrice Sharma (Sunita Rajwar) viene arruolata per concludere efficacemente il caso e Santosh la individua inizialmente come possibile mentore e un punto di riferimento della solidarietà femminista in un mondo corrotto e patriarcale.

L'identità musulmana del principale sospettato, Saleem (Arbaz Khan), crea un'associazione con le circostanze della morte del marito di Santosh, colpito da un mattone mentre cercava di sedare una rivolta in un villaggio in cui la maggioranza professa la fede perseguitata. Tuttavia, man mano che le indagini procedono, portando all'arresto di Saleem, ogni giustizia o cortesia nei confronti della casta Dalit di Devika viene ignorata. Sembra una differenza di poco conto, ma il modo in cui il caso viene costantemente ostacolato, e la cattiva condotta e la complicità della polizia vengono alla luce, fa sì che Santosh non possa essere classificato come un tradizionale "police procedural": è piuttosto un crime-drama, dove la colpevolezza morale offusca tutti coloro che sono vicini al caso.

Esaltato dal linguaggio del corpo fermo e deciso di Goswami, in contrasto con la preoccupazione che le si legge in faccia, il personaggio di Santosh, così come è stato scritto, non fornisce volutamente molti spunti sulle sue motivazioni, al di là dei particolari del suo ingresso nella polizia e delle varie e crude minacce ai suoi limiti morali. Ma questo è tutt'altro che un limite e anzi è qualcosa che la rende un personaggio che riesce a riflettersi nello spettatore, mentre la nostra stessa certezza di "aver visto tutto" si sgretola: il contratto sociale post-indipendenza in India viene mostrato come gravemente minacciato, e non possiamo dare per scontato che possa funzionare con più successo in qualsiasi altra parte del mondo.

Santosh è una coproduzione tra Regno Unito, Francia, Germania e India di Good Chaos, Haut et Court e Razor Films. Le vendite internazionali sono curate da mk2 films.

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(Tradotto dall'inglese)

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