Recensione: Honeyjoon
di Olivia Popp
- Il dramma madre-figlia di Lilian T. Mehrel, ambientato nelle Azzorre, è un debutto solido che vi farà venire voglia di chiamare la vostra mamma

Con un titolo che gioca sull’espressione inglese honeymoon e su joon, parola persiana usata affettuosamente per rivolgersi alle persone care, il lungometraggio d’esordio di Lilian T Mehrel, Honeyjoon, intreccia lutto, desiderio, incomunicabilità, indipendenza, nostalgia e gioia in un mosaico che i figli di immigrati – e non solo – riconosceranno fin troppo bene. L’idea alla base del film aveva già stupito un anno fa al Tribeca Film Festival, dove la sceneggiatrice e regista, insieme alla sua opera, ha ricevuto un premio da 1 milione di dollari tramite l’incubatore AT&T Untold Stories: uno dei riconoscimenti in denaro più consistenti al mondo. Ora, il film ha appena debuttato in anteprima mondiale nella sezione Viewpoints (non in concorso) del Tribeca, unendo la bellezza incontaminata delle Azzorre portoghesi alla complessa relazione emotiva tra madre e figlia.
Mehrel, di origini iraniano-tedesche, esplora con sensibilità la dinamica tra la terapeuta persiano-curda Lela (Amira Casar), cresciuta nel Regno Unito, e sua figlia June (Ayden Mayeri), americana fino al midollo. Le incontriamo durante un viaggio alle Azzorre, un angolo di paradiso amato dal defunto padre di June: il loro “honeyjoon” è dunque sia un modo per onorarne la memoria, sia un’occasione per rinsaldare il loro legame. Ma, inevitabilmente, le coppie felici che le circondano diventano dolorosi promemoria di ciò che hanno perso o di ciò che manca nella loro vita affettiva; entrambe soffrono e hanno desideri, ma nessuna delle due vuole ammetterlo all’altra. A rendere il quadro ancora più complesso è la presenza di João (José Condessa), affascinante guida turistica privata per cui June prova attrazione e con cui Lela instaura un’insolita amicizia.
Mehrel attraversa i continui alti e bassi concentrandosi sulla profonda disconnessione tra le due, nonostante il reciproco desiderio di comprendersi. A tratti, i temi intrecciati sono troppi e restano poco sviluppati, come le citazioni di Lela al movimento Woman, Life, Freedom in Iran. Tuttavia, la regista dimostra un acuto senso del ritmo comico – compreso un motivo ricorrente legato a una ciotola di dolci lasciata alla reception dell’hotel – che viene usato con sorprendente parsimonia lungo tutto il film.
Spesso i personaggi vengono inquadrati di spalle o da lontano, come in un lungo piano sequenza particolarmente intenso, in cui entrambe passano sotto la pioggia dallo stesso punto, racchiudendo così la loro disconnessione. La direttrice della fotografia, Inés Gowland, cattura inoltre i paesaggi sublimi dell’arcipelago atlantico attraverso sequenze filmiche dal tono diaristico che incorniciano il film, conferendogli una qualità fiabesca.
Considerando l’insieme, il film di Mehrel presenta i tratti più imperfetti tipici di un’opera d’esordio, ma sa valorizzare una dinamica relazionale autentica che crea una solida base emotiva, capace di coinvolgere chiunque.
Honeyjoon éuna produzione statunitense-portoghese realizzata da Bärli Films e Wonder Maria Filmes.
(Tradotto dall'inglese)
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