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TORONTO 2025 Special Presentations

Recensione: Primavera

di 

- Il regista d'opera vincitore dell'Olivier Award Damiano Michieletto propone un primo lungometraggio pieno di musica, un film storico basato sulla vita di Antonio Vivaldi

Recensione: Primavera
Michele Riondino e Tecla Insolia in Primavera

Adattato dal romanzo storico di Tiziano Scarpa del 2008 Stabat Mater, Primavera [+leggi anche:
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di Damiano Michieletto permette all'acclamato regista d'opera e teatrale italiano di muovere i primi passi nel mondo del cinema. Inizia questo percorso con un'opera ancora saldamente radicata nella musica, ambientata nella Venezia del primo Settecento. Con una storia concepita da Ludovica Rampoldi e dal regista stesso, e una sceneggiatura firmata da Rampoldi, il racconto si interseca con la vita del più famoso compositore barocco di tutti i tempi, Antonio Vivaldi. Presentato in anteprima nella sezione Special Presentations di Toronto, Primavera risulta zoppicante nello sviluppo dei personaggi ma capace di solleticare le sensibilità estetiche di chi ama il teatro, grazie soprattutto alla padronanza della forma di Michieletto. Certo, questa è una storia ispirata all’eredità di Vivaldi, e non sulla sua figura: giustamente, non sentiamo mai il movimento de Le quattro stagioni che dà il titolo al film se non alla fine.

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Tecla Insolia (protagonista della miniserie italiana in sei puntate L’arte della gioia [+leggi anche:
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, armata di un sorriso alla Ana de Armas) interpreta Cecilia, una talentuosa violinista tardo adolescente presso l'Ospedale della Pietà di Venezia, un convento e orfanotrofio dove ragazze e giovani donne ricevevano un'istruzione musicale e facevano parte di rinomati ensemble corali e orchestrali. Storicamente, l'Ospedale era noto per essere il luogo in cui Vivaldi – qui interpretato da Michele Riondino – insegnò per decenni. Tuttavia, il Vivaldi di Michieletto – o meglio, Don Antonio, come lo conosciamo noi – è un uomo peculiare, persino all'inizio malaticcio, seppur bello e chiaramente dotato musicalmente.

Dopo essere stato assunto come nuovo insegnante di musica e compositore, Vivaldi si affeziona immediatamente a Cecilia, in cui vede non solo abilità, ma anche umiltà, e i due diventano silenziosi confidenti. La triplice battaglia di Cecilia ci porta nella sua ricerca della madre, attraverso il suo imminente matrimonio con un ricco ufficiale militare più anziano, e nel suo rinnovato amore per la musica alla luce dell'adorazione di Vivaldi. Tuttavia, tra i due non corre quasi alcuna scintilla d'intrigo se non qualche scambio di battute nel rifugio segreto di Cecilia, il che rende difficile parteggiare per loro sia come maestro e allieva legati da reciproca adorazione sia – come il film osa suggerire – come potenziale coppia romantica. Sporadici primi piani di mani nervose riescono solo a creare un vago clima di allusione.

Nonostante la complessità della narrazione, né Cecilia né Vivaldi emergono come protagonisti convincenti, lasciandoci ad ammirare i ricchi dettagli della produzione e il background teatrale di Michieletto. I costumi d'epoca di Maria Rita Barbera e Gala Calderone puntano più a catturare l'ambiente soffocante e conservatore dell'Ospedale che a distinguersi di per sé. È un sollievo avere un regista che sa dirigere l'esecuzione strumentale con vero realismo, cosa che vediamo immediatamente in una delle prime scene in cui Vivaldi sfida le sue nuove allieve a suonare un passaggio sempre più difficile. Tuttavia, anche con la musica originale di ispirazione barocca di Fabio Massimo Capogrosso, Primavera non raggiunge mai quel culmine febbrile di emozione che ci si aspetterebbe, sulla scia del fervore e della passione che ci viene detto emanassero dallo stesso Vivaldi.

Primavera è una produzione italo-francese di Moana Films, Indigo Film e Warner Bros Entertainment Italia. Paradise City Sales cura le vendite mondiali.

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(Tradotto dall'inglese)

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