Recensione: N121 - Bus de nuit
- Morade Aïssaoui firma un intenso primo lungometraggio, che fonde il cinema di genere con un mosaico di sociologia contemporanea, ambientato su un autobus dove tutto sfugge al controllo

"Se siete riuniti su questo autobus, è un segno del destino". L'incontro o lo scontro tra l'individuo e il collettivo è una questione molto dibattuta oggi nelle società democratiche, dove desideri antagonisti, fratture e tensioni si moltiplicano, per ragioni buone o cattive. È questo tema, portato a piena ebollizione, che affronta N121 - Bus de nuit, il promettente esordio nel lungometraggio di Morade Aïssaoui, presentato nella sezione Perspectives du cinéma français del 26mo Arras Film Festival.
Ma, non volendo affatto annoiare il pubblico con un compendio sociologico pontificante, il cineasta ha scelto il veicolo del cinema di genere e una spirale avvelenata di turbolenze che mette i suoi protagonisti con le spalle al muro, in un clima che svela al contempo tutti i veleni nascosti che corrodono il quotidiano delle classi popolari (inciviltà, egoismo, razzismo, xenofobia, ricerca di un capro espiatorio, invidia, rabbia interiorizzata pronta a esplodere, ecc.) e le risorse inattese della solidarietà.
L'amicizia e la vita nello stesso quartiere della banlieue parigina legano fin dall'infanzia i giovani Aïssa (Riadh Belaïche), sulla buona strada verso una carriera da calciatore professionista, Oscar (Bakary Diombera), che si occupa di un padre alcolizzato e astioso dalla morte della madre, e Simon (Gaspard Gevin-Hié), il cui fratello è in prigione. In giro per la capitale per fare festa, il trio trascorre una serata molto piacevole (anche se vengono respinti all'ingresso di una discoteca) sul Pont des Arts e prende l'autobus notturno 121 per tornare. Ma qui tutto deraglia molto in fretta a partire da un piccolo diverbio provocato da un passeggero maleducato. I toni si alzano, il canzonatorio Oscar si frappone, volano insulti ("cominciate a dire a quel selvaggio di smetterla di aggredirmi"), seguiti da spintoni. L'autista lancia un segnale di emergenza e spunta un'arma, innescando un tentativo di intervento della polizia e uno sparo che non fa che peggiorare le cose. Prendendo il controllo dell'autobus, i nostri tre amici nel panico ("questa storia finirà malissimo", "ci prendono per terroristi", "nessuno ci crederà") si lanciano nella notte con qualche altro passeggero a bordo e la polizia alle calcagna…
"Vogliamo solo scendere dall'autobus". Aumentando gradualmente il livello di stress man mano che il bus in fuga vaga per la città, il regista lavora con grande naturalezza sulle interazioni tra i passeggeri, ciascuno rivelando progressivamente i nodi e le sofferenze interiorizzate della propria personalità. Un puzzle umano in un huis clos su ruote che tratteggia una società cosmopolita al limite, la cui disunione e la cui acuta diffidenza evolvono nel corso di peripezie mozzafiato (quasi in tempo reale) fino a una presa di coscienza collettiva ("non ci sono loro e noi: siamo tutti sulla stessa barca, siamo insieme") mentre il pericolo aumenta. Una ruvida parabola di frattura e riconciliazione sociale a 200 all'ora e nel dolore, che Morade Aïssaoui confeziona su una colonna sonora molto presente firmata Paul Sabin e che stacca piacevolmente (e con grinta) dai temi abituali dei primi lunghi francesi, come un erede moderno (con le dovute proporzioni) di L'odio di Mathieu Kassovitz e di The We and The I [+leggi anche:
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scheda film] di Michel Gondry. Un cineasta d'azione non privo di riflessione, di cui seguiremo con curiosità il prosieguo di carriera per vedere quale svolta prenderà.
N121 - Bus de nuit è prodotto da Ripley Films e Cheyenne Federation, e coprodotto da Wild Bunch (che distribuirà il film nelle sale francesi il prossimo 4 febbraio) e Umedia. WTFilms cura le vendite internazionali.
(Tradotto dal francese)
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