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SIVIGLIA 2025

Recensione: Islas

di 

- Marina Seresesky offre ad Ana Belén un ruolo gustoso, quello di una diva in declino, in un contesto che può sembrare paradisiaco, ma che si rivela triste e leggermente deprimente

Recensione: Islas
Ana Belén e Manuel Vega in Islas

La cineasta argentina residente in Spagna Marina Seresesky ha esordito alla regia di lungometraggi con La puerta abierta [+leggi anche:
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nel 2016, cui sono seguiti Empieza el baile [+leggi anche:
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(premiato a Malaga), oltre alle commedie commerciali Lo nunca visto [+leggi anche:
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. Ora ha presentato nella sezione ufficiale fuori concorso del 22mo Festival del cinema europeo di Siviglia Islas, film interpretato da Ana Belén e Manuel Vega, affiancati da Eva Llorach e Jorge Usón.

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L'azione si svolge in un enorme hotel di Tenerife, il Paradise, che domina lo schermo proprio come l'Overlook in Shining di Kubrick. Ma mentre quello era un film horror in cui la solitudine si trasformava in una maledizione, qui gli anni di gloria della sua protagonista, Amparo (interpretata con notevole scioltezza e senso dell'autoparodia dall'iconica attrice spagnola Belén, vista l'ultima volta sul grande schermo in La reina de España [+leggi anche:
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), sono un fardello sotto forma di paradiso perduto: lì ha girato uno dei suoi film dimenticati e lì incontrerà un fan, un dongiovanni dall'aspetto piuttosto stantio con cui un tempo ha avuto una storia poco memorabile. La situazione la spinge a voler rivivere le glorie del passato e a prendere decisioni drastiche sul suo futuro.

Finché non incontra qualcuno in una situazione simile, ma con circostanze diverse: Toni (Manuel Vega), un giovane che si getta, con lo zaino carico di pietre (in senso reale e metaforico), nella piscina del medesimo hotel. Da quel momento, quando la diva salva l'uomo, tra loro si instaura un rapporto tanto affettuoso quanto conflittuale, tanto materno quanto comprensivo; sono due esseri opposti che trovano un punto d'unione per fuggire dalle rispettive solitudini.

È in questa singolare relazione tra due persone di età e stati vitali diversi che si regge la trama di un film che oscilla tra la malinconia e un peculiare humor nero, con cui non tutto il pubblico entrerà in sintonia. Perché la pellicola, sebbene tocchi solo di sfuggita questioni gravi come l'immigrazione, il suicidio, la malattia mentale o l'ageismo, sembra più attenta all'inquadratura estetizzante che ad approfondire i propri temi.

Ma la parte migliore del film, la cui autrice confessa di ispirarsi a maestri come Roy Andersson e John Cassavetes, consiste nel contemplare un'Ana Belén radiosa e disinibita mutare in una Norma Desmond spagnola appellandosi – come Blanche DuBois in Un tram che si chiama Desiderio – alla “generosità degli sconosciuti” in questo lungometraggio di umorismo triste e disincantato, fatto di silenzi dilatati e feste decadenti, contaminato dall'apatia, dalla vulnerabilità e dalla pigrizia dei suoi personaggi.

Islas è un film di E-media Canary, in associazione con AF Films, Meridional Producciones Match Point e BTF Media. Arriverà nelle sale spagnole il 27 febbraio 2026, distribuito da AF Pictures.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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