email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

RED SEA 2025

Recensione: Hijra

di 

- Il secondo film di Shahad Ameen è un toccante road movie e un ritratto di due generazioni di donne saudite

Recensione: Hijra
Khayriya Nazmi e Lamar Faden in Hijra

Cosa si può immaginare del mondo quando lo si vede nascosto da un velo – o meglio, dalla tenda di un autobus che un gruppo di donne sta prendendo per recarsi alla Mecca? Non si riesce a distinguere molto, se non frammenti del paesaggio e di ciò che accade all'interno del veicolo, e all'interno della loro affiatata comunità femminile. Ben presto, però, la sete di libertà le spingerà a scostare quelle tende.

Queste donne sono in viaggio per compiere l'Hajj, il pellegrinaggio sacro che ogni musulmano deve intraprendere almeno una volta nella vita. Due adolescenti – Sarah (Raghad Bokhari) e Janna (Lamar Faden) – e la loro nonna Sitti (Khayriya Nazmi) saranno le nostre guide attraverso Hijra [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, un film sottile, a tratti poetico e di grande impatto firmato da Shahad Ameen. Anche Hijra è in viaggio, dalla sua première a Venezia nella sezione Spotlight alla sua anteprima MENA alla quinta edizione del Red Sea International Film Festival, dove ha vinto il premio della giuria e il premio del pubblico (leggi la news), fino alla sua partecipazione alla corsa agli Oscar, in rappresentanza dell'Arabia Saudita (leggi la news).

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Arrivate alla Mecca, la ribelle Sarah si confonde tra la folla e scompare, presumibilmente per incontrare l'amato fidanzato e liberarsi dai vincoli della sua vita. Sitti e Janna si mettono sulle sue tracce prima che il severo padre venga a sapere della fuga della figlia e intervenga. Nel loro cammino attraverso gli immensi paesaggi dell'Arabia Saudita, incontrano l'astuto e non del tutto affidabile Ahmed (Nawaf Al-Dhufairy), che custodisce un segreto destinato a complicare il viaggio.

Man mano che la ricerca procede, il loro sguardo sul mondo si allarga – anche intenzionalmente attraverso l'inquadratura, il lavoro di macchina e la scelta delle location. Gli orizzonti di Janna non sono più limitati a spazi angusti e tende: si confronta con il deserto, che può essere letto come metafora dell'ampia gamma di scelte della vita. Impara a orientarsi nel mondo in un modo nuovo, a sbagliare e a conoscere le conseguenze del suo bisogno di libertà, come nel momento in cui libera un cammello legato, con esiti gravi. Janna si lega anche a Sitti, che rappresenta un'altra generazione di donne saudite e che vive la libertà in modo diverso.

Hijra è un film dal passo lento ma emotivamente denso, e il suo tono realistico è velato di surrealismo, cifra scelta da Ameen anche nel suo esordio nel lungometraggio, Scales. La regista è molto ponderata e precisa sia nella scrittura sia nella messa in scena – i motivi ricorrenti del cammello, del deserto e persino del mutare del tempo sono elementi che, al contempo, tengono insieme il racconto e lo impreziosiscono come un fiocco di neve che brilla alla luce. Hijra è strutturato, ma al tempo stesso ci lascia spazio e libertà sufficienti per osservare e interpretare ciò che vediamo, senza perderci per strada. Pur essendo ambientata in una cultura specifica e soffermandosi sui riti ad essa legati, la storia comunica con chiarezza, anche attraverso il suo linguaggio visivo, creando un legame invisibile ma forte tra i personaggi e il pubblico.

Ameen ha lavorato a stretto contatto con il suo direttore della fotografia cileno, MI Littin-Menz, per costruire una narrazione che passa da inquadrature strette e una palette cromatica fredda a prospettive ampie e tonalità gialle. A completare il puzzle del tono e della coerenza del racconto sono le notevoli interpretazioni delle due protagoniste: Faden e Nazmi hanno una bellissima chimica e una presenza carismatica sullo schermo. Entrambe restituiscono – ciascuna a modo suo – la tensione tra conformismo e ribellione.

Hijra è uno sforzo congiunto tra Arabia Saudita, Iraq, Egitto e Regno Unito, prodotto da Bite Ameen, Iraqi Independent Film Center, Ideation Studios, Film Clinic, Human Film, Noon Art Media Production, Cine Waive e Three Arts. Le vendite internazionali sono ancora disponibili.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy