Recensione: Hijra
di Ola Salwa
- Il secondo film di Shahad Ameen è un toccante road movie e un ritratto di due generazioni di donne saudite

Cosa si può immaginare del mondo quando lo si vede nascosto da un velo – o meglio, dalla tenda di un autobus che un gruppo di donne sta prendendo per recarsi alla Mecca? Non si riesce a distinguere molto, se non frammenti del paesaggio e di ciò che accade all'interno del veicolo, e all'interno della loro affiatata comunità femminile. Ben presto, però, la sete di libertà le spingerà a scostare quelle tende.
Queste donne sono in viaggio per compiere l'Hajj, il pellegrinaggio sacro che ogni musulmano deve intraprendere almeno una volta nella vita. Due adolescenti – Sarah (Raghad Bokhari) e Janna (Lamar Faden) – e la loro nonna Sitti (Khayriya Nazmi) saranno le nostre guide attraverso Hijra [+leggi anche:
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scheda film], un film sottile, a tratti poetico e di grande impatto firmato da Shahad Ameen. Anche Hijra è in viaggio, dalla sua première a Venezia nella sezione Spotlight alla sua anteprima MENA alla quinta edizione del Red Sea International Film Festival, dove ha vinto il premio della giuria e il premio del pubblico (leggi la news), fino alla sua partecipazione alla corsa agli Oscar, in rappresentanza dell'Arabia Saudita (leggi la news).
Arrivate alla Mecca, la ribelle Sarah si confonde tra la folla e scompare, presumibilmente per incontrare l'amato fidanzato e liberarsi dai vincoli della sua vita. Sitti e Janna si mettono sulle sue tracce prima che il severo padre venga a sapere della fuga della figlia e intervenga. Nel loro cammino attraverso gli immensi paesaggi dell'Arabia Saudita, incontrano l'astuto e non del tutto affidabile Ahmed (Nawaf Al-Dhufairy), che custodisce un segreto destinato a complicare il viaggio.
Man mano che la ricerca procede, il loro sguardo sul mondo si allarga – anche intenzionalmente attraverso l'inquadratura, il lavoro di macchina e la scelta delle location. Gli orizzonti di Janna non sono più limitati a spazi angusti e tende: si confronta con il deserto, che può essere letto come metafora dell'ampia gamma di scelte della vita. Impara a orientarsi nel mondo in un modo nuovo, a sbagliare e a conoscere le conseguenze del suo bisogno di libertà, come nel momento in cui libera un cammello legato, con esiti gravi. Janna si lega anche a Sitti, che rappresenta un'altra generazione di donne saudite e che vive la libertà in modo diverso.
Hijra è un film dal passo lento ma emotivamente denso, e il suo tono realistico è velato di surrealismo, cifra scelta da Ameen anche nel suo esordio nel lungometraggio, Scales. La regista è molto ponderata e precisa sia nella scrittura sia nella messa in scena – i motivi ricorrenti del cammello, del deserto e persino del mutare del tempo sono elementi che, al contempo, tengono insieme il racconto e lo impreziosiscono come un fiocco di neve che brilla alla luce. Hijra è strutturato, ma al tempo stesso ci lascia spazio e libertà sufficienti per osservare e interpretare ciò che vediamo, senza perderci per strada. Pur essendo ambientata in una cultura specifica e soffermandosi sui riti ad essa legati, la storia comunica con chiarezza, anche attraverso il suo linguaggio visivo, creando un legame invisibile ma forte tra i personaggi e il pubblico.
Ameen ha lavorato a stretto contatto con il suo direttore della fotografia cileno, MI Littin-Menz, per costruire una narrazione che passa da inquadrature strette e una palette cromatica fredda a prospettive ampie e tonalità gialle. A completare il puzzle del tono e della coerenza del racconto sono le notevoli interpretazioni delle due protagoniste: Faden e Nazmi hanno una bellissima chimica e una presenza carismatica sullo schermo. Entrambe restituiscono – ciascuna a modo suo – la tensione tra conformismo e ribellione.
Hijra è uno sforzo congiunto tra Arabia Saudita, Iraq, Egitto e Regno Unito, prodotto da Bite Ameen, Iraqi Independent Film Center, Ideation Studios, Film Clinic, Human Film, Noon Art Media Production, Cine Waive e Three Arts. Le vendite internazionali sono ancora disponibili.
(Tradotto dall'inglese)
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