Recensione: Laurent dans le vent
- Anton Balekdjian, Léo Couture e Mattéo Eustachon hanno creato un’opera seconda unica, suggestiva, tenera e toccante sulla solitudine nel mondo moderno

"Ho l’impressione di aver fatto solo scelte sbagliate nella mia vita, di non aver mai imboccato la strada giusta, di non aver mai fatto qualcosa che mi piacesse davvero". È sulle tracce disorientate di un ventinovenne di passaggio fuori stagione in una località di montagna e alla rischiosa ricerca d’amore per dare un senso alla propria esistenza che il trio Anton Balekdjian - Léo Couture - Mattéo Eustachon ha impostato l’intreccio elastico e toccante dell’atipico Laurent dans le vent [+leggi anche:
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scheda film], svelato nel programma dell’ACID a Cannes, nominato al premio Louis Delluc per il miglior film francese dell’anno e lanciato il 31 dicembre nelle sale francesi da Arizona Distribution. Un film affascinante, libero e di grande delicatezza che risuona come un ritratto generazionale molto preciso di un’epoca dura in cui una parte della gioventù non sa più molto bene a quale santo votarsi.
"L’obiettivo è restare calmi". Completamente bloccato nella sua vita e sbarcato in un piccolo appartamento prestatogli a Les Orres, nelle Alpi del Sud, Laurent (la rivelazione Baptiste Pérusat) si tuffa nell’ignoto. In giro, fuori dai sentieri battuti, fin nella valle e nei borghi spopolati, il suo cammino incrocia altre solitudini oltre alla sua: un’anziana che non desidera altro che morire (Monique Crespin), il fotografo dilettante Farès (Djanis Bouzyani) con cui inizia una storia, l’erborista Sophia (Béatrice Dalle) e suo figlio Santiago (Thomas Daloz), appassionato di vichinghi… Tutte figure relativamente marginali che ricreano una sorta di micro-comunità di circostanza e a cui Laurent si aggrappa nel suo sogno incerto di "amare ed essere amato", di colmare il vuoto depressivo ("non ho una casa mia, nessun posto dove andare") e la ribellione interiore che lo opprimono da anni. Ma nulla è mai facile in fatto di utopie e le bellezze della montagna hanno anche i loro lati aridi. Perché bisogna saper trovare la postura giusta nel mondo…
Fattosi apprezzare nel 2022 con Mourir à Ibiza (Un film en trois étés) [+leggi anche:
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scheda film], il trio di registi ha chiaramente compiuto un significativo passo avanti nel padroneggiare una sottile originalità (in uno stile altamente personale che si distingue nettamente dal cinema francese attuale), mescolando un realismo quasi documentaristico, un tocco di leggenda moderna, una narrazione rilassata e un ritmo lento in cui numerosi silenzi lasciano il posto all'irruzione di lunghe confidenze. Un senso di intimità, di fragilità umana e della potenziale profondità di eventi apparentemente banali si dispiega sullo sfondo di magnifici scenari naturali, come una piccola isola cinematografica che evita agilmente e sottilmente la vastità del conformismo.
Laurent dans le vent è prodotto da Mabel Films e coprodotto da Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma. Best Friend Forever cura le vendite internazionali.
(Tradotto dal francese)
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