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FILM / RECENSIONI Francia

Recensione: Vade Retro

di 

- Antonin Peretjatko porta al massimo la sua verve comica surrealista e la sua ironia sociale satirica, sovvertendo allegramente i codici del genere del film di vampiri

Recensione: Vade Retro
Pascal Tagnati y Estéban en Vade Retro

"È ora che diventi adulto". È un "coming of age" di un genere molto particolare in cui si è lanciato, con giubilo e mollando del tutto i freni, l’irriverente Antonin Peretjatko, con il divertentissimo Vade Retro, lanciato nelle sale francesi da Paname Distribution il 31 dicembre. Infatti il cineasta fuori dagli schemi, apprezzato per La fille du 14 juillet [+leggi anche:
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(Quinzaine des Réalisateurs 2013 e nominato al César 2014 per la miglior opera prima), La loi de la jungle [+leggi anche:
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(2016) e La pièce rapportée [+leggi anche:
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(2021), questa volta si è cimentato, con un gioioso appetito da farsa scatenata, con un classico cinematografico: il film di vampiri.

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Catturando lo spettatore nella sua ragnatela grand-guignolesca, il film non si vieta alcuna audacia delirante nel suo specchio deformante della realtà, innestando burlesque, gore, avventura e filosofia caustica sulle storture del mondo, eterne e contemporanee (crociate religiose ottuse, la ricerca assetata di vita eterna attraverso la purificazione del sangue e la criogenia). Rovesciamenti concettuali (ai tempi della fluidità sessuale e del consenso) e mescolanze di influenze sono dunque nel menu traboccante di esilaranti gag assurde di un film che segue le orme di un duo composto dal giovane (sta per festeggiare i suoi 358 anni) vampiro Norbert (Estéban) e dal suo factotum Didier (Pascal Tagnati), inviati per mare verso il Giappone dai genitori del primo e la cui nave si arena sull’isola vulcanica e nella giungla di Boulet-Rouge.

La loro missione, pena lo scatenarsi di una maledizione: trovare una giovane donna "di sangue puro e di buona famiglia" per Norbert, che deve mordere per la prima volta. Ma il nostro "vampirino" è ben poco motivato, perché non solo ha paura delle ragazze da quando la cacciatrice di vampiri Ludvika Von Ludvik (Eva Rami) gli ha strappato un canino, ma non condivide neppure l’ideologia purista dei suoi genitori molto reazionari. Scortato da Didier (il cui impiego è minacciato in caso di fallimento del viaggio) e dalla locale meticcia Vitali (Yolène Gontrand), Norbert cerca comunque di conformarsi alle regole della sua natura e la clinica della giovinezza della molto cartesiana professoressa Franquin (Céline Fuhrer) sembra un terreno di predazione ideale, con le sue ricche pazienti e visitatrici (Alma Jodorowsky, Yuliya Abiss) e il suo laboratorio traboccante di sacche di sangue. Ma, individuato molto presto, il nostro vampiro è braccato dai rappresentanti di tutte le religioni della zona e dall’implacabile cacciatrice di vampiri…

Bara, sepolcri, grotta, cimitero (con posto per disabili), paletto nel cuore, spiritismo, nebbia e fumo, ecc.: tutti gli ingredienti del genere sono presenti, ma Antonin Peretjatko li distorce a piacimento, giustapponendoli a modernità e pregiudizi. Questa collisione e questo camuffamento, ricchi di invenzioni comiche, si dispiegano con un tono di deliberata esagerazione (in particolare nelle interpretazioni degli attori), al limite del grottesco e del carnevalesco, a cui lo spettatore deve abituarsi e accettare per apprezzarne appieno il potenziale straordinario e cult.

Vade Retro è prodotto da Acqua Alta e coprodotto da High Sea Production, Kaly Productions, Tiktak Production e Muscle. Best Friend Forever cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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