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FILM / RECENSIONI Italia / Slovenia

Recensione: Ultimo schiaffo

di 

- Il secondo lungometraggio per il cinema di Matteo Oleotto è una commedia dark ambientata in alta montagna che racconta la miseria, il freddo e ti fa amare i suoi sfortunati protagonisti

Recensione: Ultimo schiaffo
Massimiliano Motta e Adalgisa Manfrida in Ultimo schiaffo

Arriva subito dopo le feste, a compensazione di tutto lo zucchero reale e metaforico assimilato durante il periodo, la dark comedy "quasi natalizia" di Matteo Oleotto, Ultimo schiaffo, nelle sale italiane dall’8 gennaio con Tucker Film. Presentato in prima mondiale ad Alice nella Città lo scorso ottobre nell’ambito della Festa del cinema di Roma e vincitore di due premi per la sua giovane e potente attrice protagonista Adalgisa Manfrida, il secondo lungometraggio per il cinema del regista goriziano che 12 anni fa si fece notare a Venezia con il suo travolgente esordio Zoran, il mio nipote scemo [+leggi anche:
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– e dopo il quale ha lavorato principalmente per tivù e Netflix – è una riuscita commedia in stile fratelli Coen ambientata sui monti innevati del Friuli con protagonisti un fratello e una sorella che vivono di espedienti e per i quali il Natale è tutt’altro che tepore, famiglia, regali e lucine.

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Fa freddo, il frigo è vuoto, servono soldi. Petra (Adalgisa Manfrida) e Jure (Massimiliano Motta) vivono in una roulotte in mezzo alla neve e ogni giorno vanno a trovare la madre affetta da demenza (Rossana Mortara) ricoverata in un istituto. Petra è concreta, diretta, spesso ruvida; Jure è buono, un po’ tonto e sogna di portare la madre a vedere il mare. I due si aggirano per il paese mangiando quello che trovano e raggranellando soldi con piccoli lavoretti. Uno di questi è andare a scommettere per altri (nella fattispecie per l’interesse amoroso di Petra, Nevio, interpretato da Davide Iacopini) alle gare di schiaffi clandestine che si tengono nella vecchia miniera del paese.

Ma la vera svolta, quella che potrebbe aiutarli ad andare via da quel “posto di merda”, sembra arrivare quando scompare Marlowe, l’amatissimo cane di una vecchia signora del luogo, Ines (Carla Manzon) che promette a chi lo ritrova una lauta ricompensa. Da qui a escogitare un vero e proprio sequestro, con tanto di richiesta di migliaia di euro, è un attimo: “Qui la gente è ricca, e gli affetti si pagano”, sentenzia senza esitazioni Petra, mentre secondo suo fratello “questo non è un bel pensiero”. Naturalmente, tra equivoci e fraintendimenti, andrà tutto storto.

Scritta a sei mani da Oleotto con Pier Paolo Piciarelli e Salvatore De Mola, la sceneggiatura intreccia abilmente il destino sfortunato dei due fratelli con quello di altri personaggi che finiscono per scatenare reazioni a catena, facendo precipitare gli eventi. Uno su tutti, il nipote della signora Ines, Nicola (Giovanni Ludeno), appassionato di podcast di genere true crime che si mette in testa di risolvere il caso del cane scomparso (nel cast, anche Giuseppe Battiston nel ruolo del parroco che coordina le ricerche di Marlowe).

“Ho girato Ultimo schiaffo pensando a Fargo dei Coen. Non tanto per le complessità narrative e per gli sviluppi polizieschi, quanto per il legame indissolubile tra i protagonisti e l’ambiente”, dichiara Oleotto, che torna a ritrarre la provincia e la sua umanità bizzarra, qui con l’aggiunta della neve e di un freddo glaciale che si riflette nelle labbra screpolate e nei geloni sulle guance dei suoi protagonisti. Impossibile non affezionarsi a questi sfortunatissimi fratello e sorella che lottano ogni giorno per la sopravvivenza, mentre tutti gli altri pensano ad addobbare alberi, a comprare sciocchezze e a travestirsi da Babbo Natale. Un film che arriva come un salutare controcanto natalizio e che, inaspettatamente, alla fine riesce anche a scaldare il cuore.

Ultimo schiaffo è una produzione Staragara IT in coproduzione con SPOK Films e RTV Slovenia, in collaborazione con Rai Cinema e in associazione con Transmedia, Mompracem e Lokafilm.

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