I venti film europei più attesi nel 2026
di David Katz
- I nuovi lavori di Ruben Östlund, Pedro Almodóvar, Marie Kreutzer e Ryusuke Hamaguchi (in francese) guidano la nostra lista annuale di perle cinematografiche da non perdere nei prossimi dodici mesi

Osservando l'anno appena trascorso, appare chiaro che il tono di questo decennio sia stato stabilito, mentre siamo alle prese con la "nuova normalità" dell'IA generativa e l'aumento dei conflitti geopolitici. Dall'irruzione di ChatGPT all'inizio del 2023, il dibattito si è spostato da preoccupazioni più allarmistiche su ciò che l’intelligenza artificiale potrebbe fare nei prossimi anni a un maggiore realismo su ciò di cui è capace attualmente. Per l'industria cinematografica europea, questo significa una rottura e un’evoluzione potenzialmente rapida, con gli strumenti di IA ormai ampiamente diffusi che influenzano tutti gli aspetti della sua catena di produzione e valore.
Eppure, senza dubbio, l'intelligenza artificiale non è in grado di creare un lungometraggio dal nulla, almeno non ancora. In un anno in cui “slop” è diventato un termine pervasivo e accurato per descrivere gran parte dei contenuti di IA che intasano i nostri feed, la creatività e il talento umani sono più essenziali che mai. E la visibilità dei film coperti da Cineuropa nei festival è più forte che mai: la loro presenza nella corsa ai premi sta scalzando i titoli degli studios statunitensi, mentre nuove platee, formate da Letterboxd e TikTok, sono pronte a scoprire il cinema di oggi e di ieri. Ogni anno, le previsioni apocalittiche nell’industria cinematografica vengono contrastate da progressi sorprendenti e storie che smantellano verità presunte, e l’impatto culturale del nuovo cinema europeo (soprattutto quello tradizionalmente distribuito nelle sale) continua ad arricchire tutti noi.
Osservando i tratti comuni dei nostri 20 film più attesi, notiamo una folta presenza di registi che stanno realizzando oggi le loro opere più vitali, senza adagiarsi sugli allori o sul credito accumulato nei decenni passati. Piattaforme come MUBI stanno sviluppando sempre più contenuti già in fase produttiva, diventando un’opzione imprescindibile per i cineasti in cerca di una diffusione internazionale. In molte produzioni in inglese (e non tutte di registi anglofoni) ci sono molti artisti che si sono fatti conoscere con serie HBO come The White Lotus ed Euphoria: queste serie sono diventate una visione obbligatoria per l’élite del cinema d'autore?
Ma prima, le nostre menzioni d’onore rimaste fuori dalla top 20 sono: Let Love In di Felix van Groeningen, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e Bunker di Florian Zeller (entrambi con Javier Bardem), Les Roches rouges di Bruno Dumont, il ritorno alla finzione di Werner Herzog con Bucking Fastard, Ink di Danny Boyle, Moulin di László Nemes, Succederà questa notte di Nanni Moretti, The Blood Countess dell’avanguardista Ulrike Ottinger, con Isabelle Huppert, Rosebush Pruning di Karim Aïnouz, il posticipato remake di Bellocchio, Thomas Le Fort di Angela Schanelec, I’ll Forget Your Name di Yann Gonzalez, The Birthday Party di Léa Mysius, A Family di Mees Peijnenburg, l’esordio alla regia della sceneggiatrice Alice Birch Sweetsick, con Cate Blanchett, e A Place to Heal di Cédric Kahn. Alcune coproduzioni europee di grandi registi non europei in arrivo quest’anno sono La Libertad Doble di Lisandro Alonso, Butterfly Jam di Kantemir Balagov, Paper Tiger di James Gray e Wake of Umbra di Carlos Reygadas. Mimesis di Kaouther Ben Hania è stato girato alla fine dello scorso anno, ma a quanto pare uscirà nel 2027.
Ed ecco i 20 film più attesi nel 2026:
Amarga Navidad - Pedro Almodóvar (Spagna)

L’uscita in primavera può sembrare un po’ tardiva per un film intitolato “Natale amaro”, ma le prime sinossi indicano che è in quel momento che avviene il tragico incidente che dà origine alla storia, mentre l'intero melodramma almodovariano si svolge nei più soleggiati mesi successivi. Il primo trailer mostra un interior design di alto livello, affascinanti protagonisti brizzolati e quella tensione sessuale che ci aspettiamo da questo autore, che torna alla sua lingua madre impiegando un cast meno noto e più millennial, dopo il suo divisivo Leone d’oro La stanza accanto [+leggi anche:
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scheda film].
Coward - Lukas Dhont (Belgio/Paesi Bassi/Francia)
Dopo i trionfi a Cannes con Close [+leggi anche:
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intervista: Eden Dambrine
intervista: Lukas Dhont
intervista: Lukas Dhont
scheda film] e Girl [+leggi anche:
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intervista: Lukas Dhont
scheda film], il precoce talento belga porta il suo cinema un secolo indietro, ambientando il nuovo film tra i soldati nelle trincee della Prima guerra mondiale, intenti a “tenere alto il morale” nel bel mezzo della retorica bellica. Considerando il precedente dei suoi ultimi due film, e alla luce del titolo, è facile immaginare che le pressioni di lealtà, conformismo e indipendenza incidano sulla dinamica del gruppo di soldati. Il regista e il fratello produttore Michiel hanno inoltre sottolineato la scala più ampia e ambiziosa del progetto, e un cast corale che mescola interpreti affermati e giovani esordienti.
Full Phil - Quentin Dupieux (Francia)
Come scriveva Sondheim, che entrino i clown… Quentin Dupieux è uno dei pochi specialisti della commedia in questa lista, genere notoriamente tra i più difficili da fare bene. Tornando all’inglese – per inciso la lingua con cui ha iniziato la carriera – Woody Harrelson, Kristen Stewart ed Emma Mackey hanno risposto alla sua chiamata, e si spera che brillino tanto quanto le star francesi che ha diretto in precedenza. Harrelson e Stewart interpretano un ricco tycoon e sua figlia che tentano di riconciliarsi a Parigi, prima che le strampalate divagazioni alla Dupieux intralcino i loro piani.
Parallel Tales - Asghar Farhadi (Francia/Italia/Belgio/Stati Uniti)

A pochi anni di distanza dal famigerato scandalo di plagio che ha coinvolto il suo film precedente Un eroe [+leggi anche:
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intervista: Asghar Farhadi
scheda film], il maestro iraniano torna al cinema francese con quella che si annuncia come una delle sue opere più attuali e politicamente impegnate, con una sceneggiatura che presumibilmente affronta gli attentati di Parigi del novembre 2015. Isabelle Huppert, Vincent Cassel, Virginie Efira e Catherine Deneuve figurano tra i grandi nomi della recitazione francese che hanno aderito al progetto, in una storia che intreccia molteplici punti di vista.
Wuthering Heights - Emerald Fennell (Regno Unito/ Stati Uniti)

Il terzo lungometraggio di Fennell è un caso singolare, essendo molto atteso dall’industria e dal grande pubblico, ma non particolarmente dalla critica. Eppure Una donna promettente [+leggi anche:
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scheda film] e soprattutto Saltburn [+leggi anche:
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scheda film] hanno avuto un invidiabile impatto culturale, e questa nuova versione del classico vittoriano di Emily Brontë, con Jacob Elordi e Margot Robbie, è ciò che la regista (irrealisticamente?) spera possa diventare “il Titanic di questa generazione”. È un romanzo iconico che, si potrebbe dire, non ha ancora avuto un adattamento cinematografico definitivo; la versione della cineasta britannica potrebbe esserlo, tenendo conto delle libertà creative che si sarà presa rispetto al testo.
The Dreamed Adventure - Valeska Grisebach (Germania/Francia/Belgio/Austria)

L’acclamata regista tedesca torna con appena il suo terzo lungometraggio in altrettanti decenni, accolta a braccia aperte dal pubblico che si è costruita ai festival grazie a un cinema rigoroso e sensibile, spesso affidato a interpreti non professionisti. Sulla scia del suo ultimo lavoro Western [+leggi anche:
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intervista: Jonas Dornbach
intervista: Valeska Grisebach
intervista: Valeska Grisebach
scheda film], il film guarda in realtà a Est del continente: un’intrepida donna nella regione di confine tra Bulgaria, Grecia e Turchia accetta di aiutare un vecchio amico e lo segue in un’avventura in “territori pericolosi”, dove dovrà fare i conti anche con i propri desideri.
Dao - Alain Gomis (Francia/Senegal/Guinea-Bissau)
Le riprese, a quanto risulta, si sono concluse qualche anno fa, ma ora il regista franco-senegalese è finalmente pronto a svelare l’attesissimo ritorno alla finzione dopo Félicité [+leggi anche:
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intervista: Alain Gomis
scheda film], forse con un’anteprima alla Berlinale. Trovare il taglio giusto può aver contribuito ai ritardi, ma sembra necessaria un po’ di pazienza per questa storia di una famiglia che recupera la propria eredità attraverso il tempo e lo spazio, con fili narrativi che si intrecciano con un matrimonio in Francia e una “cerimonia commemorativa” in Guinea-Bissau.
A Long Winter - Andrew Haigh (Regno Unito/Canada)
Haigh è tornato con forza due anni fa con Estranei [+leggi anche:
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scheda film], e questo adattamento di un romanzo di Colm Tóibín sostenuto da MUBI sembra proseguire la sua narrazione intima e di grande penetrazione emotiva, complice anche un trio di protagonisti altrettanto seducente: Fred Hechinger, Ebon Moss-Bachrach e Caitríona Balfe. Le prime informazioni parlano solo dell’ambientazione d’alta montagna, remota, e di una famiglia nucleare che si prepara al “lungo inverno”, ma uno sguardo alla sinossi del romanzo rivela affinità con il precedente film spaccacuori di Haigh, 45 anni [+leggi anche:
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Q&A: Andrew Haigh
scheda film], e con la sua miniserie marittima The North Water.
Soudain - Ryusuke Hamaguchi (Francia/Giappone/Germania/Belgio)

L’iperbole fa parte del mestiere del critico, quindi concedetecene un po’: questo è il ritorno di un regista che ha definito un'epoca e che non sembra rinunciare a un grammo della sua individualità man mano che la sua carriera avanza. Il regista giapponese realizza finalmente il suo lungamente vagheggiato film in francese, Soudain, che ruota attorno al legame tra una regista teatrale giapponese (la modella Tao Okamoto) e un’infermiera francese (Virginie Efira), un’accoppiata di ruoli che richiama anche Persona di Bergman. Lo scorso anno, in una conversazione sul palco al Festival di Marrakech, Efira ha promesso “sorprendenti scelte formali” e una durata di tre ore, che non spaventerà chi ha amato Drive My Car.
L'inconnue - Arthur Harari (Francia)

I film di fantascienza sono soprattutto una questione di “look”: è la forma di cinema più esigente in termini di direzione artistica. Ciò rende la prospettiva di L’inconnue di Arthur Harari ancora più interessante, poiché, dalla sua sinossi ai suoi eccellenti film precedenti, è difficile immaginarne l'estetica. Prima delle due prove da protagonista di Léa Seydoux nella nostra lista, l’attrice interpreta una donna misteriosa notata a una festa da un fotografo in disgrazia (Niels Schneider); la mattina dopo, lui si sveglia nel suo corpo. Troviamo altri tratti di genere in una sinossi ufficiale che promette un mix di “cronaca urbana realistica, cinema fantastico, film investigativo, melodramma e sogno ad occhi aperti”.
Diary of a Chambermaid - Radu Jude (Francia/Romania)
Radu Jude riprende ancora una volta un'opera classica per rimodellarla con assoluta consapevolezza, ironia e lucidità, affrontando le dinamiche del settore. Possiamo però garantire che non sarà abrasivo come Dracula [+leggi anche:
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intervista: Radu Jude
scheda film] dell’anno scorso, anche grazie all’importante sostegno del produttore francese Saïd Ben Saïd, che potrebbe finalmente spalancargli le porte, tanto agognate, della Selezione ufficiale di Cannes. Liberamente tratto dal romanzo di Octave Mirbeau, già portato sullo schermo da Renoir e Buñuel, il film di Jude segue una giovane rumena al servizio di una famiglia francese che entra in una compagnia teatrale amatoriale impegnata ad adattare proprio quel testo.
Gentle Monster - Marie Kreutzer (Austria/Germania/Francia)
Dopo il film della consacrazione Il corsetto dell’imperatrice [+leggi anche:
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intervista: Marie Kreutzer
intervista: Marie Kreutzer
scheda film], Marie Kreutzer trova un’altra partner d’eccezione in Léa Seydoux, che interpreta un’affermata pianista trasferitasi in campagna con il marito, salvo scoprire un segreto sconvolgente. La sua storia si incrocia con quella di un’investigatrice che si prende cura del padre malato di demenza e che a sua volta viene a conoscenza di una scomoda verità. Considerate le turbolenze che hanno accompagnato l’uscita di Il corsetto dell’imperatrice, legate alle rivelazioni sul suo protagonista Florian Teichtmeister, è probabile che questo film rappresenti la risposta indiretta della regista al grande scandalo nazionale scatenato dalla vicenda.
A Day In The Life of Jo: Chapter Phaedra - Jacqueline Lentzou (Grecia/Germania/Francia)
Presente in diversi laboratori di sviluppo importanti degli ultimi anni, tra cui il Next Step II della Semaine de la Critique di Cannes e l’Industry Village di Les Arcs, il film è molto atteso da chi ha visto l’ultimo lungometraggio di Lentzou Moon, 66 Questions [+leggi anche:
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intervista: Jacqueline Lentzou
scheda film], presentato alla Berlinale 2022, e la sua lunga serie di corti di successo. Con una sensibilità giocosa e indiretta, lontana dalla "Weird Wave" greca della generazione precedente, il film si svolge nel corso di un'intera giornata, come suggerisce il titolo, seguendo le vicende di una quindicenne "maschiaccio" di nome Jo, che ha intenzione di invitare a uscire una corista dalla voce angelica.
Wild Horse Nine - Martin McDonagh (Regno Unito/Stati Uniti)
Dopo aver ambientato Gli spiriti dell’isola [+leggi anche:
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scheda film] sullo sfondo della guerra civile irlandese post-indipendenza, offrendo un contrappunto comico al conflitto dell'isola, il nuovo film di McDonagh si colloca in mezzo a un evento di ben maggiore portata globale: il colpo di Stato cileno del 1973 appoggiato dagli Stati Uniti. I protagonisti sono due agenti della CIA in una missione che “mette alla prova la loro fiducia”, che li porterà da Santiago all’Isola di Pasqua; il “fedelissimo” di McDonagh Sam Rockwell dovrebbe interpretare uno di loro, affiancato da un eccellente cast di supporto, che include John Malkovich, Steve Buscemi e Parker Posey.
Fjord - Cristian Mungiu (Norvegia/Romania/Svezia/Finlandia/Danimarca/Francia)

Fjord, oggetto di grande attenzione ancor prima del suo lancio nelle sale, è il primo film di Cristian Mungiu ambientato fuori dal suo Paese, dopo aver rilanciato in modo clamoroso il cinema rumeno con la Palma d’oro per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni [+leggi anche:
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intervista: Cristian Mungiu
intervista: Oleg Mutu
scheda film]. Sebastian Stan continua la sua straordinaria serie di ruoli nei panni del marito rumeno della norvegese Renate Reinsve. La coppia si stabilisce nel remoto villaggio dove lei è nata, imbattendosi nel sospetto e nella xenofobia dei suoi abitanti.
The Entertainment System is Down - Ruben Östlund (Svezia/Germania/Francia/Danimarca/Svizzera/Norvegia/Regno Unito/Stati Uniti/Ungheria)

Come ha rivelato lui stesso in occasione della conclusione delle riprese e l’entrata in post-produzione del suo nuovo film, il regista due volte Palma d’oro è ancora totalmente fedele alla sua missione di sempre: provocare. Dopo la rottura del sistema di intrattenimento di un volo a lungo raggio, la messa in scena e le sue inquadrature indicano una certa stasi, con le comparse che appaiono sullo schermo più a lungo di alcuni dei suoi attori principali, tra cui Keanu Reeves (nei panni del pilota straordinariamente impassibile), Kirsten Dunst e Daniel Brühl. Saranno capaci, si chiede il regista, di affrontare la noia vera, o impazziranno come l’intruso alla cena di gala di The Square [+leggi anche:
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intervista: Ruben Östlund
scheda film]?
1949 - Paweł Pawlikowski (Polonia/Germania/Francia/Italia/Regno Unito)
Il nuovo film dell’autore polacco si preannuncia come un’ulteriore ricca meditazione su un’Europa divisa: in questo caso, adatta un altro testo di Tóibín (dopo Haigh) e mette in scena un viaggio attraverso la Germania, nell’anno del titolo, intrapreso dal grande scrittore Thomas Mann e dalla figlia queer Erika (lo stesso Mann non si è mai dichiarato). Hanns Zichler e Sandra Hüller interpretano rispettivamente i ruoli principali, unendo due generazioni di grandi interpreti tedeschi e rendendo omaggio alla magnetica performance del primo nel road movie postbellico di Wim Wenders Nel corso del tempo.
Her Private Hell - Nicolas Winding Refn (Danimarca/Stati Uniti)
Non è il 2016: siamo indubbiamente molto lontani dall’onnipresenza di Nicolas Winding Refn sulla scena cinematografica europea, quando divideva il pubblico con i suoi racconti taciturni, intrisi di neon e ultraviolenza. Nel suo primo lungometraggio ufficiale dopo due serie tv accolte non molto bene, gli astri nascenti statunitensi Sophie Thatcher e Charles Melton si ritrovano insieme per un altro thriller elegantemente sordido, girato in parte a Tokyo, anche se non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulla trama. Un vero ritorno di Refn farebbe sì che la sua produzione degli anni 2010 non risulti vana.
Out of this World - Albert Serra (Francia/Spagna/Portogallo/Germania/Lettonia/Stati Uniti)

All’opposto, ecco un cineasta che ha davvero colto il momento, con i suoi spostamenti verso ambientazioni contemporanee in Pacifiction [+leggi anche:
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intervista: Albert Serra
scheda film] e Pomeriggi di solitudine [+leggi anche:
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intervista: Albert Serra
scheda film], che hanno consolidato la sua reputazione e convinto gli scettici. Riley Keough, recentemente tornato in auge, e il sempre magnifico F. Murray Abraham interpretano due diplomatici statunitensi in una delegazione in Russia, che sperano di risolvere una disputa economica nel mezzo della storica rivalità tra i due paesi. Mantenendo il coinvolgente metodo di ripresa digitale di Pacifiction, possiamo aspettarci dialoghi profani di grande impatto e immagini ancora più provocatorie.
Minotaur - Andrey Zvyagintsev (Francia/Germania/Lettonia)
Quest'anno si sono svolte in Lettonia anche le riprese dell'attesissimo lungometraggio del regista russo Andrey Zvyagintsev, ora in esilio in Francia. La storia di Minotaur sembra più attuale di quanto non fosse consentito nel suo Paese d'origine, con un tono a metà tra il thriller e la tragedia classica: il film segue un dirigente russo di alto rango, alle prese con una riduzione del personale, che scopre l'infedeltà della moglie. Quando arriverà, come prevedibile, a Cannes, dovrebbe essere uno dei principali contendenti a un premio, alla luce dei precedenti riconoscimenti.
(Tradotto dall'inglese)
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