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TRIESTE 2026

Il 37mo Trieste Film Festival tra sogni, rinascite e memoria

di 

- Dal 16 al 24 gennaio appuntamento con l’Europa centro orientale, con alcune tra le firme più interessanti del cinema contemporaneo

Il 37mo Trieste Film Festival tra sogni, rinascite e memoria
Short Summer di Nastia Korkia

La 37ma edizione del Trieste Film Festival si svolgerà dal 16 al 24 gennaio con oltre 120 eventi tra lungometraggi di finzione e documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti, dai grandi maestri agli esordienti, registi e attori, capaci di creare ponti tra Est e Ovest. “Ci auguriamo”, spiega la direttrice del festival Nicoletta Romeo, che le visioni di questa edizione possano essere delle bussole nuove, capaci di orientarci in una geografia umana sempre più complessa”.

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Come anticipato qui, il festival sarà aperto da Franz [+leggi anche:
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intervista: Agnieszka Holland
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di Agnieszka Holland e The Disappearance of Josef Mengele [+leggi anche:
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intervista: Kirill Serebrennikov
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di Kirill Serebrennikov, che terrà una masterclass, e sarà chiuso da Silent Friend [+leggi anche:
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intervista: Ildikó Enyedi
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di Ildikó Enyedi, che incontrerà anche il pubblico in una masterclass. In anteprima italiana ci sarà anche Two Prosecutors [+leggi anche:
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intervista: Sergei Loznitsa
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di Sergei Loznitsa, che vede il ritorno del regista ucraino dopo la partecipazione dello scorso anno con il documentario The Invasion [+leggi anche:
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intervista: Sergei Loznitsa
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, premio Eastern Star. Sempre tra gli eventi speciali fuori concorso, il festival presenta Lagūna [+leggi anche:
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intervista: Šarūnas Bartas
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di Šarūnas Bartas, Mirrors No. 3 [+leggi anche:
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intervista: Christian Petzold
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di Christian Petzold, Sound of Falling [+leggi anche:
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intervista: Mascha Schilinski
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di Mascha Schilinski e Short Summer [+leggi anche:
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intervista: Nastia Korkia
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di Nastia Korkia, vincitore del Leone del Futuro a Venezia.

8 i lungometraggi in concorso. Da Varsavia arriva Brother di Maciej Sobieszczański, storia di un quattordicenne diviso tra la cura per il fratellino minore e le attenzioni per la madre. Racconta di libertà, amore e lotta Elena’s Shift [+leggi anche:
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intervista: Stefanos Tsivopoulos
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di Stefanos Tsivopoulos, presentato a Tallinn, dove protagonista è una madre single rumena ad Atene che viene licenziata. Presentato a Locarno e tra i titoli della sezione Wild Roses, c’è Fantasy [+leggi anche:
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intervista: Kukla
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della regista slovena Kukla, sull’incontro tra tre ragazze ribelli e una donna transgender. Anche da Locarno arriva Sorella di clausura [+leggi anche:
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intervista: Ivana Mladenović
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, film della serba Ivana Mladenović, che segue una donna ossessionata da un musicista balcanico visto in TV. Da Cannes arriva invece Mama di Or Sinai, in cui una donna è costretta a lasciare il suo lavoro all’estero per tornare dalla sua famiglia in un remoto villaggio polacco. In Renovation [+leggi anche:
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intervista: Gabrielė Urbonaitė
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, esordio di Gabrielė Urbonaitė presentato a Karlovy Vary, una ventenne inizia a chiedersi come vuole davvero vivere. The Visitor [+leggi anche:
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intervista: Vytautas Katkus
intervista: Vytautas Katkus
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, esordio di Vytautas Katkus premiato a Karlovy Vary, ci porta nella vita di un uomo di 30 anni al ritorno nella sua città natale. Infine, un tuffo negli anni ‘90 con Broken Voices [+leggi anche:
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intervista: Ondřej Provazník
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di Ondřej Provazník, anche premiato a Karlovy Vary, quando nella Repubblica Ceca una tredicenne ottiene un posto in un coro di fama mondiale e attira l’attenzione dell’enigmatico maestro.

I 10 documentari in concorso quest’anno includono Paesi oltre i confini d’Europa. Militantropos [+leggi anche:
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intervista: Yelizaveta Smith, Alina Go…
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di Yelizaveta Smith, Alina Gorlova e Simon Mozgovyi, in anteprima alla Quinzaine des Cinéastes a Cannes, cattura le realtà dell’invasione russa dell’Ucraina. Presentati all’IDFA, Outliving Shakespeare di Inna Sahakyan e Silent Flood [+leggi anche:
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intervista: Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk
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di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk, raccontano rispettivamente ciò che accade in una casa di riposo fatiscente armena di epoca sovietica e di una comunità religiosa chiusa in Ucraina; e The Kartli Kingdom [+leggi anche:
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intervista: Tamar Kalandadze, Julien P…
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di Tamar Kalandadze e Julien Pebrel, premiato all’IDFA, indaga invece l’esilio, il trauma e la resilienza durante la guerra degli anni ‘90 in Abcasia. Al centro di 9-Month Contract [+leggi anche:
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di Ketevan Vashagashvili, c’è la storia di una madre georgiana che ricorre alla maternità surrogata; Active Vocabulary [+leggi anche:
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della russa Yulia Lokshina mostra come l’istituzione scolastica sia utilizzata dallo Stato russo; in un remoto villaggio moldavo è girato Electing Ms Santa di Raisa Răzmeriță, un viaggio di una donna per liberarsi dalle convenzioni. In Welded Together [+leggi anche:
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di Anastasija Mirošničenko, una donna che lavora come saldatrice intraprende un viaggio per ritrovare la sua famiglia, e Grudzień di Grzegorz Paprzycki esplora la vita dei rifugiati nascosti nelle foreste lungo il confine tra Polonia e Bielorussia. Infine, We Live Here di Zhanana Kurmasheva ci porta nella steppa kazaka, in un ex sito sovietico un tempo dedicato ai test nucleari.

Il Premio Corso Salani presenta al festival sei opere italiane indipendenti che non sono ancora state distribuite nelle sale nazionali, a partire da On Defiance di Giovanni C. Lorusso; Nella colonia penale [+leggi anche:
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, firmato da Gaetano Crivaro, Silvia Perra, Ferruccio Goia e Alberto Diana; Leila [+leggi anche:
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di Alessandro Abba Legnazzi, Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi, e Paul a Mayerling - Un Ritratto di Antonio Pettinelli. Chiudono la sezione Abele di Fabian Volti e White Lies di Alba Zari. Fuori dagli sche(r)mi, dedicato ai nuovi linguaggi, propone quest’anno due titoli: Wind, Talk to Me [+leggi anche:
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intervista: Stefan Đorđević
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del regista serbo Stefan Djordjević, presentato a Rotterdam e premiato a Sarajevo, e Stealing Land [+leggi anche:
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, dramedy slovena firmata da Žiga Virc.

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