Recensione: The Watchmaker
di Olivia Popp
- Jonas Lawes fa il suo debutto alla regia con un dramma da camera desueto, ma ben recitato, un thriller che ruota attorno al furto di un orologio di valore

È febbraio 1968 e due giovani si preparano a ottenere il guadagno più grande della loro vita dopo aver messo a segno un colpo redditizio. Attore divenuto regista, Jonas Lawes esordisce nel lungometraggio con The Watchmaker, un thriller in costume scritto dallo stesso Lawes insieme a Sebastian Secker Walker. Girato come un dramma da camera a Skellefteå, nel nord della Svezia, The Watchmaker [+leggi anche:
intervista: Jonas Lawes
scheda film] ha appena avuto la sua prima mondiale come film d’apertura della sezione Films from the North, la sezione collaterale di punta del Festival internazionale del cinema di Tromsø.
Dopo aver rubato un prezioso orologio per conto di un cliente anonimo, il timido e baffuto Adam (Casper Berglund) e il gangster mancato Sebbe (Otto Fahlgren) devono farlo riparare prima che la notte finisca: la cosa li conduce alla figura del titolo, un orologiaio pacato e misurato di nome Karl (Olle Sarri). Le cose iniziano a mettersi male quando si presenta la fidanzata di Karl, Hedda (Hanna Alström), e le tracce dei due giovani vengono lentamente rintracciate dal famigerato individuo a cui hanno rubato l’orologio: il misterioso Arto (l’attore finlandese Jarmo Mäkinen).
Con la bottega di Karl illuminata prevalentemente da lampade gialle alle pareti, che proiettano un'ombra quasi interamente seppia sul film, non è del tutto convincente che l'azione sia ambientata negli anni '60. Le musiche di Mikael Israelsson sono fin troppo onnipresenti, scorrono come una corrente sotterranea nei momenti più drammatici, con una partitura che cerca di dirci come dovremmo sentirci, invece di accompagnare la storia.
Le interpretazioni sono, in definitiva, ciò che fa brillare l’opera, con un’attenzione particolare al Sebbe di Fahlgren, che si crede un criminale di razza nonostante i tratti da bravo ragazzo e la giovane età. Nessuno sembra credere che sia entrato e uscito di prigione – né, del resto, che abbia la capacità di sparare e uccidere – e Fahlgren interpreta il ruolo con un elegante equilibrio tra insicurezza e finto machismo da duro. Alström (nota per il ruolo della principessa Tilde nel franchise Kingsman [+leggi anche:
trailer
scheda film]) ha anche la sua occasione di spostare il film più verso le sue radici emotive quando è il momento di Hedda di parlare con Adam, portando quest'ultimo a chiedersi se Sebbe intenda anche approfittarsi di lui.
Man mano che il film svela i suoi segreti e affiora qualche colpo di scena parziale, la posta in gioco si fa più intrigante. Tuttavia, con una durata inferiore agli 80 minuti, il film ha purtroppo poche possibilità di approfondire le dinamiche interpersonali appena accennate: il rapporto tra Adam e i suoi nonni, il passato di Sebbe, il retroterra familiare di Hedda e chi sia esattamente Arto, per citarne solo alcune. Nondimeno, per la sua scenografia graziosa e i personaggi costruiti con attenzione, The Watchmaker rappresenta un lungometraggio dignitoso per Lawes e la sua società Seize the Frame (gestita insieme al DoP Niklas Åkerlund), anche se molti elementi d'epoca e di genere risultano troppo ambiziosi rispetto alla portata dell’opera.
The Watchmaker è una produzione svedese di Blue Snow e Seize the Frame.
(Tradotto dall'inglese)
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