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TRIESTE 2026

Recensione: Outliving Shakespeare

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- I registi armeni Inna Sahakyan e Ruben Ghazaryan ci mostrano un progetto di art therapy in una fatiscente casa di riposo di Yerevan per dimostrare che la recitazione può combattere il declino

Recensione: Outliving Shakespeare

Nella sua commedia Come vi piace, William Shakespeare fa pronunciare all’anziano e cinico servitore Jaques il discorso sulle “sette età dell'uomo" che inizia con "Tutto il mondo è un palcoscenico, / E tutti gli uomini e le donne sono solo attori" e termina con il riferimento alla “seconda infanzia”, ovvero la vecchiaia estrema, “mero oblio”, senza denti, senza occhi, senza gusto, senza nulla. Chissà cosa ne penserebbe il gruppo di anziani ospiti di una casa di riposo di Yerevan nel documentario Outliving Shakespeare, che mette in scena il Bardo per sentirsi più vivi. Scritto da Inna Sahakyan e Lilit Movsisyan e diretto da Sahakyan con Ruben Ghazaryan, il film è stato presentato in anteprima all’ultima edizione dell’IDFA di Amsterdam ed è stato proiettato ora nel Concorso documentari del Trieste Film Festival.

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Parte di un progetto di art therapy per gli anziani, la pièce scritta e diretta dal regista Garnik Seyranyan si intitola Shakespeare Sins e mette in scena i personaggi più importanti delle opere del drammaturgo inglese, da Romeo e Giulietta ad Amleto, Ofelia, Riccardo III, la Regina Anna, Gordelia, Goneric e Regan (le sorelle di Re Lear). Il documentario segue la non facile composizione della troupe con i non facili ospiti ultrasettantenni, che il regista Seyranyan riunisce nel teatro Tarmani, e successivamente le prove. E si ferma un attimo prima della rappresentazione, quando Garnik grida “luci!”. Quello che c’è tra una riunione e l’altra, non è altro che la routine della casa di riposo della capitale armena, con gli ospiti che combattono la monotonia e la noia, e spesso i disturbi fisici e le angosce, ma allo stesso tempo imbastiscono relazioni, amicizie, pettegolezzi, amori.

La macchina da presa di Bagrat Saroyan indugia sulle rughe degli ospiti, sulla fatiscente struttura di epoca sovietica, sui gatti che sbadigliano, i biliardi e le tavole di backgammon, i ritratti di Stalin appesi sul muro dai nostalgici, e su uno strano robot semovente e parlante che mostra vecchi cartoni animati russi. Ma sullo sfondo i registi ci mostrano qualcosa di drammatico che rompe la quiete di quelle stanze. Radio e televisori diffondono le notizie sulle decine di migliaia di profughi che fuggono in Armenia dalla regione dell’Artsakh, come è chiamato in armeno il Nagorno Karabakh, in seguito agli attacchi militari delle truppe dell’Azerbaijan. Gayane, una delle residenti della casa di riposo, è fuggita dall’Artsakh e ora sta ripartendo. Prima della fine del documentario, sarà costretta a fuggire di nuovo, tornare a Yerevan e raccontare dei bombardamenti, dei bambini nascosti nelle cantine, senza cibo e medicinali. 

La morte non è un elemento alieno alla gente che vive nella casa di riposo: assistiamo a quella di Ararat, 88 anni, che doveva impersonare Ricardo III, seppellito in una fossa comune perché non ha parenti. È per allontanare tutti da quel pensiero che Seyranyan è impegnato, nonostante le difficoltà, a mettere in scena il suo Shakespeare. Stana gli aspiranti attori in mensa o nelle loro stanze, li “costringe” a confrontarsi, mettere in relazione se stessi e i personaggi shakespeariani, raccontare le loro vite passate. “Qual è stato il vostro primo amore?” li incalza. “Ho avuto cento amanti”, si vanta Ligia, rivolgendosi alla camera.

È dunque possibile “sopravvivere” a Shakespeare? Il documentario inquadra l'esperienza moderna del declino in modo umano e sensibile. In un mondo in cui dedichiamo così tanta attenzione alla progettazione di spazi per l'infanzia e il lavoro, Sahakyan e Ghazaryan suggeriscono che anziché aspettare farmaci sempre più miracolosi per allungare la vita, la cosa giusta è concentrarci sull'adattamento sociale e pensare le nostre comunità e le strutture sociali in modo da supportare meglio anche la fine della vita. E combattere con il teatro il “mero oblio”.

Outliving Shakespeare è una coproduzione tra Armenia e Paesi Bassi di Bars Media Documentary Film Studio con Bind.

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