SUNDANCE 2026 Concorso World Cinema Dramatic
Recensione: Shame and Money
di Olivia Popp
- Nel suo secondo film in concorso a Sundance, Visar Morina usa una lama affilata come un rasoio per squarciare il velo del nostro presente tardo capitalista ultra-transazionale

Nel mondo della coppia kosovara di mezza età composta da Shaban (Astrit Kabashi) e Hatixhe (Flonja Kodheli), il tardo capitalismo non è la norma. Nel suo nuovo lungometraggio, Shame and Money, il regista kosovaro di base in Germania Visar Morina si concentra su loro due, che dice di aver modellato su come immaginava sarebbero oggi i suoi genitori. Co-sceneggiato da Morina e Doruntina Basha (co-autrice di Waterdrop [+leggi anche:
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scheda film], candidato dell'Albania per gli Oscar 2025), Shame and Money è senza dubbio uno dei primi titoli a imporsi alla critica nel concorso World Cinema Dramatic del Festival di Sundance 2026, dove il film ha appena avuto la sua prima mondiale. È il terzo lungometraggio di Morina e il secondo dei suoi film a partecipare in concorso a Sundance, dopo Exile [+leggi anche:
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scheda film] nel 2020.
Il cineasta ci porta innanzitutto in campagna, dove incontriamo la grande famiglia allargata di Shaban, alle prese con i drammi causati dalle continue richieste di denaro del fratello scapestrato Liridon (Tristan Halilaj). Mentre Hatixhe si occupa di una stalla piena delle loro amate mucche, il marito Shaban costruisce una nuova recinzione: è lavoro manuale svolto con passione e grande rispetto di sé. Ma quando le loro mucche spariscono insieme a Liridon, la coppia è costretta a trasferirsi a Pristina per trovare un nuovo lavoro e guadagnare abbastanza per occuparsi anche dell’anziana madre malata di Shaban.
Catapultati in un ambiente a loro estraneo, i due sono sinceramente spaesati. Per esempio: non capiscono il concetto di caparra in aggiunta al canone di affitto mensile. Mentre Hatixhe si prende cura del suocero della sorella Lina (Fiona Gllavica), che vive nel lusso grazie al benestante marito Alban (Alban Ukaj), Shaban cerca lavoro e, saltuariamente, dà una mano al bar di Alban.
Il titolo del film è semplice ma, in definitiva, cruciale per la sua incisiva critica sociale. "La vergogna è un lusso", dice Hatixhe a Lina, riflettendo la potente indagine del film su dignità, fedeltà ai propri valori e prezzo della sopravvivenza. Poi, dopo che Lina regala a Hatixhe alcuni vestiti: "È come se mi stessi comprando". Come se i Tempi moderni di Chaplin prendessero vita, evocando il suono sferragliante della macchina capitalista del XXI secolo, Shaban e Hatixhe sembrano lavorare senza fine, ma Morina non cade mai nella trappola della ripetizione. Al contrario, si concentra su come le condizioni in cui vengono spinti i suoi protagonisti non siano semplicemente la dimostrazione di un diverso stile di vita – transazionale nella migliore delle ipotesi, sfruttatore nella peggiore – ma, piuttosto, di un modo di pensare completamente diverso a cui siamo tutti educati.
Morina ricorre a un eclettico impasto sonoro, fondendo una colonna sonora urgente e dissonante di Mario Batkovic con brani folk tradizionali e musica albanese più popolare, a riflettere le dualità interne del film. Una lunga sequenza fantasy, posizionata verso la fine del film, ci invita inoltre a interrogarci su cosa crederemo quando ci verrà mostrato, il che diventa spaventosamente più rilevante in questo preciso momento di quanto chiunque vorrebbe immaginare. Shame and Money risuonerà con forza in chi ha dovuto lottare in prima persona per sopravvivere, o ha visto farlo a familiari e amici.
Il lavoro di ripresa, in gran parte macchina a mano, del DoP Janis Mazuch è di una semplicità elegante, seguendo da vicino – ma mai in modo invasivo – soprattutto Shaban, costretto a correre di continuo, in attesa ai lati della strada di lavoretti occasionali offerti da individui privilegiati. In una scena che potrà sorprendere chi non conosce la capitale kosovara, la macchina da presa di Mazuch indugia prima sui lavoratori in attesa e poi sulla statua di Bill Clinton situata sull’omonimo viale di Pristina dedicato all’ex presidente USA, immobile in un gesto di saluto, come il perturbante spettro di un ordine mondiale neoliberale.
Shame and Money è una produzione di Vicky Bane e Schuldenberg Films (Germania), coprodotta da Eagle Eye Films Kosova (Kosovo), Vertigo Ljubljana (Slovenia), On Film Production (Albania), List Production (Macedonia del Nord) e Quetzalcoatl (Belgio). Le vendite internazionali sono affidate a The Yellow Affair.
(Tradotto dall'inglese)
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