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SOLETTA 2026

Recensione: Social Landscapes

di 

- Il primo lungometraggio di Jonas Meier si compone di commenti online di turisti intrappolati in un sogno virtuale che impedisce loro di gustare appieno la bellezza di paesaggi reali

Recensione: Social Landscapes

In concorso per il Prix de Soleure alle Giornate di Soletta dove è presentato in prima mondiale, Social Landscapes di Jonas Meier, offre una riflessione sul concetto di realtà nell’era digitale. Primo lungometraggio del regista zurighese coinvolto nel film collettivo Wonderland [+leggi anche:
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del 2015, il film evidenzia in che modo le nostre abitudini digitali e soprattutto le infinite possibilità di visitare virtualmente un luogo, influenzino la nostra percezione di questo stesso luogo una volta visitato realmente. E se il mondo, con le sue imperfezioni e i suoi imprevisti, fosse ormai troppo difficile da sopportare?

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Il film comincia con un commento che ci informa dell’aumento esponenziale di critiche e commenti lasciati su Tripadvisor dal 2014, un aumento che va di pari passo con la volontà generale di vivere in una realtà sempre più instagrammabile. Composto esclusivamente da commenti e critiche raccolte su questo genere di piattaforme e recitate da voci fuori campo, il film mette in avanti l’assurdità di un turismo sempre più superficiale e vorace che presta scarsa attenzione all’ecologia e alle persone che vivono realmente nei luoghi visitati e fagocitati dai turisti. Fino a che punto siamo disposti a spingerci per catturare l’immagine perfetta?

Social Landscapes si presenta come una sorta di esplorazione dell’assurdo dove convivono luoghi da sogno filmati in rallenty da tutte le angolazioni, commenti a volte davvero deliranti su questi stessi luoghi e una musica lenta e ripetitiva (di Stefan Rusconi e Tobias Preisig) che accompagna tutto il film. Il contrasto fra questi tre elementi dà vita ad un’opera esteticamente potente che riflette in modo critico sul modo in cui percepiamo la realtà e sul confine sottile che esiste fra sogno (virtuale) e realtà, con le sue imperfezioni e i suoi paradossi. La coabitazione fra la lentezza delle immagini e della musica e la violenza di certi commenti crea un vero e proprio shock che mette lo spettatore con le spalle al muro.

“La spiaggia è molto bella, ma c’è troppa sabbia”, “le spiagge sono bellissime, peccato per gli abitanti del luogo che ci girano attorno e che non ci permettono nemmeno di fare il bagno in pace lasciando i nostri effetti personali sulla spiaggia”, o ancora “la miglior cosa da fare è quella di evitare il contatto visivo (con gli autoctoni)”, questi sono solo alcuni dei commenti che accompagnano la narrazione del film facendo emergere un cinismo da record. Una mancanza di curiosità, per non dire un’indifferenza totale nutrita da ore passate a visualizzare immagini “perfette” nascosti dietro uno schermo che sembra rubarci la nostra umanità. Dalle abluzioni express in India che dovrebbero purificarci in profondità, alla messa in scena grottesca di una fuga dal Messico verso gli Stati Uniti intitolata “mettetevi nei panni di un migrante per una notte”, senza parlare del tour guidato “nella più grande baraccopoli dell’India”, il film mette gli spettatori di fronte all’assurdità di un’umanità sempre più distaccata dalla realtà. Costantemente in bilico fra la bellezza delle immagini che lo compongono e i paradossi che si celano nelle parole pronunciate dalla voce fuori campo, il film mostra la difficoltà di apprezzare le fragilità e le imperfezioni che rendono il nostro mondo unico ed entusiasmante. Ciò che emerge è che non esiste una sola, ma molteplici, infinite realtà tante quanti sono i punti di vista che l’accompagnano.

Social Landscapes è prodotto da Zweihund GmBh.

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