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SOLETTA 2026

Recensione: Becaària

di 

- Nell’ultimo lungometraggio di Erik Bernasconi, un ragazzo alla ricerca della sua strada si confronta con le imposizioni degli adulti e i tormenti che segnano l’adolescenza

Recensione: Becaària
Sinéad Thornhill e Francesco Tozzi in Becaària

Connubio esplosivo di tenerezza e rivolta, il protagonista di Becaària, ultimo lungometraggio del regista ticinese Erik Bernasconi, in concorso per il Prix du public alle Giornate di Soletta, seduce grazie alle sue fragilità, al suo essere impacciato senza vergognarsene in un mondo che lo vorrebbe tutto d’un pezzo, forte e determinato, come un “uomo vero”. Quello che sorprende è proprio la delicatezza con la quale il regista riesce a parlare senza miserabilismo dell’adolescenza vissuta in contesti periferici. In modo forse paradossale, Mario, il protagonista del film, gusta per la prima volta il sapore inebriante della libertà in un paesino ticinese e non nel caos metropolitano. Quello che conta per lui non è la frenesia della grande città ma piuttosto le emozioni che nascono da incontri inaspettati, il contatto con una natura che da nemica diventa compagna di avventure. Tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Genetelli, Becaària è un film sul diventare grandi in un mondo nel quale normalità rima con conformismo, un film nel quale il protagonista lotta per sfuggire a regole per lui assurde, a imposizioni sociali che decide di non seguire imponendo la propria visione del mondo.

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Siamo nel 1977 e il sedicenne Mario (Francesco Tozzi) cerca di sopravvivere ad un anno scolastico segnato dalle delusioni e dalle sconfitte brucianti. Mario abita in un paesino ticinese, attorniato dalla natura, un luogo dal quale non è facile fuggire, una sorta di prigione dorata che diventa sempre più soffocante. La coabitazione con i suoi genitori, soprattutto con il padre, non è facile e i conflitti sono ormai quotidiani. Il paesino nel quale vive sembra essersi bloccato nel tempo mentre la società intorno a lui si sta trasformando ad una velocità destabilizzante. Mentre la sua famiglia si rintana con cocciutaggine in una rassicurante normalità, è per lui molto difficile trovare un posto nel mondo, dare libero sfogo alle sue ambizioni e nutrire la sua sete di libertà. Deciso ad arginare gli impeti di ribellione del figlio, il padre lo manda a lavorare in una fattoria in montagna, a casa di una coppia di contadini con una figlia “ribelle”, Prisca (Sinéad Thornhill), che studia lontano da casa. Sarà proprio in questo luogo sperduto, apparentemente accogliente ma in realtà basato su regole implicite che Mario, il protagonista di Becaària, troverà la sua strada. Accompagnato in questo destabilizzante ma anche affascinante percorso di crescita personale da un medico pigmalione dalla mente sorprendentemente aperta e da una ragazza indipendente che gli farà scoprire le gioie dell’amore libero, Mario si renderà conto che l’importante è seguire i propri sogni.

Quello che sorprende del protagonista di Becaària è la sua volontà di decostruire gli stereotipi di genere, di imporre la propria identità al di là delle imposizioni sociali, dei grotteschi miti che attorniano la parola “uomo”. Mario non intende seguire le orme di suo padre, stereotipo del patriarca che crede di dover portare sulle spalle il peso del mondo. Quello che vuole è piuttosto lasciarsi guidare da un’istintività e da un’ingenuità che considera come forze e non come debolezze. Malgrado alla fine del film, il padre si riveli ben più aperto di vedute di quello che Mario credeva, la rottura con la sua famiglia si rivela indispensabile per poter evolvere e trovare il suo posto nel mondo.

Sorta di miscela esplosiva tra la bellezza di paesaggi che ricordano le opere di Segantini e la dolce ingenuità di La boum, Becaària è un film all’apparenza leggero che ci fa però capire che diventare gradi non significa rinunciare ai propri sogni. Al contrario, bisogna difenderli con tutte le forze dalla superficialità del mondo, come se la vita stessa ne dipendesse.

Becaària è prodotto da Cinédokké, Cineworx Filmproduktion Basel, in coproduzione con RSI Radiotelevisione svizzera e 1291 Productions.

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