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SUNDANCE 2026 Concorso World Cinema Documentary

Recensione: Closure

di 

- Il nuovo lungometraggio documentario del cineasta polacco Michał Marczak è un'opera intensa e immersiva su un tema personale e tragico dalle più ampie implicazioni sociali

Recensione: Closure

Il direttore della fotografia, sceneggiatore e regista polacco Michał Marczak si è fatto notare (e ha fatto anche un po’ discutere) con Fuck for Forest [+leggi anche:
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nel 2012 e, nel 2016, ha vinto il premio per la miglior regia al Sundance con All These Sleepless Nights [+leggi anche:
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. Ora torna al Sundance, nel concorso World Cinema Documentary, con il suo nuovo doc, Closure, un intenso affondo su un tema tragico.

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Il film segue Daniel, un uomo sulla quarantina avanzata che è alla ricerca del figlio scomparso, Krzysztof, o “Chris”, come lo indicano i sottotitoli in inglese. Il sedicenne è stato visto l’ultima volta su un ponte di Varsavia sulla Vistola, apparso nelle immagini di una telecamera di sorveglianza e poi scomparso quando l’apparecchio, ruotando di nuovo verso il punto in cui si trovava, non lo ha più inquadrato. L’indagine della polizia non ha portato a nulla e le segnalazioni di testimoni che dicevano di averlo visto si sono rivelate false, così Daniel – con l’altro figlio, Patryk, e altri aiutanti, tra cui a volte anche il padre – passa le giornate sul fiume e nei suoi dintorni, alla ricerca del corpo.

Estratti da un programma televisivo fungono da narrazione che ci collega alla linea temporale e all’angolazione sociale più ampia della storia. Per oltre un anno, a prescindere dalle condizioni meteorologiche o dall’ora del giorno, Daniel è sulla sua barca, dotata di tecnologia via via più sofisticata, a scrutare il fiume e i cespugli e i boschi lungo le rive. Sia lui che la moglie, Agnieszka, che vediamo insieme in casa, vivono l’agonia dell’incertezza, che spesso li porta a concepire idee piuttosto irrazionali ma assolutamente comprensibili, come quella che Chris potrebbe contattarli quando compirà 18 anni. Perciò la speranza di ritrovarne il corpo è amara, ma almeno porterebbe una conclusione. E l’eventualità che il ragazzo possa essersi suicidato è un punto delicato che Marczak introduce mentre Daniel esamina l’account TikTok del figlio. Le implicazioni dell’isolamento dei giovani su internet sembrano più appiccicate alla storia che integrate in modo organico, ma il film avrebbe perso gran parte della sua suspense se questo aspetto fosse stato messo in primo piano fin dall’inizio.

Con il passare del tempo e l'insuccesso delle ricerche di Daniel, altre persone i cui parenti sono scomparsi lo contattano per chiedergli aiuto: ormai è considerato più affidabile e scrupoloso della polizia.

Marczak firma anche la direzione della fotografia e opta per un approccio immersivo: la macchina da presa si muove sempre insieme ai protagonisti, spesso restando loro molto vicina e riprendendoli da angolazioni oblique, trasmettendo l’angoscia che stanno vivendo. Scivola sulla superficie del fiume e si tuffa nei suoi fondali fangosi, sempre in alternanza, come se potessimo aspettarci che un corpo affiori da un momento all'altro. Le riprese aeree restituiscono un senso della scala, e il forte contrasto dell’immagine accentua il senso di dramma e immediatezza. Ma forse la scelta creativa più efficace è quella relativa alla colonna sonora. Pur essendoci quattro compositori accreditati, a emergere e a essere usati generosamente sono gli estratti dall'iconico The Disintegration Loops di William Basinski, un raro lavoro sonoro capace di essere al contempo malinconico e carico di speranza. In altri momenti, il timbro profondo di un violoncello o di un contrabbasso suonato con l’archetto aggiunge intensità.

Closure è una coproduzione polacco-francese targata Braidmade Films e Warboys Films. I diritti internazionali sono di Autlook Filmsales.

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(Tradotto dall'inglese)

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