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IFFR 2026 Limelight

Recensione: Providence and the Guitar

di 

- La vivace commedia musicale di João Nicolau riflette sulla creazione artistica in tempi difficili, attraversando epoche storiche e stili cinematografici

Recensione: Providence and the Guitar
sx-dx: Salvador Sobral, Clara Riedenstein e Pedro Inês in Providence and the Guitar

León (Pedro Inês) ed Elvira (Clara Riedenstein) sono una coppia di artisti molto vivaci nel Portogallo del XIX secolo, ma senza un tetto stabile sopra la testa; al contrario, girano i villaggi locali definendosi “trovatori”, mettendo in scena spettacoli a due in qualsiasi bettola o piazza disposta ad accoglierli, e concludendo con un finale cantato tutti insieme alla chitarra acustica, tra folk e punk. Sono un’ottima compagnia per le due ore del film d’apertura di Joåo Nicolau all'IFFR (anche nella sezione Limelight), Providence and the Guitar [+leggi anche:
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, senza mai scadere nella litigiosa cupezza o nel cinismo che spesso affliggono questi tipi di personaggi; il vero antagonista del film è il mondo indifferente (incluso quello mostrato in un flashforward al giorno d'oggi), mentre le lotte dei suoi protagonisti diventano un manifesto emotivo che celebra la creatività come ricompensa in sé.

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Già collaboratore di Miguel Gomes e di João César Monteiro nel panorama del cinema d'autore brasiliano, il lavoro di Nicolau come regista non ha ricevuto la visibilità internazionale che meriterebbe. Providence and the Guitar mostra in pieno la sua vivacità nel cambio di registro, la musicalità e l'allegria, sebbene sia più sobrio e meno provocatorio rispetto al suo titolo in concorso a Locarno, Technoboss [+leggi anche:
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, e a John From [+leggi anche:
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. Il suo messaggio di solidarietà con gli artisti, a prescindere dalla loro notorietà o dalla grandezza del loro pubblico, è facile da condividere: il loro lavoro è giustamente visto come un balsamo in questi tempi difficili, e la linea narrativa in flashforward rafforza l'enfasi tematica sulla perenne lotta dell'arte contro le forze del mercato.

Adattata da un racconto poco noto di Robert Louis Stevenson, gran parte della trama ruota attorno a divagazioni sconclusionate e un po' folli, in cui i tentativi di León ed Elvira di lavorare vengono frustrati o segnati dalla sfortuna, che sia per mano di burocrati cittadini poco comprensivi, rivali artistici della loro famiglia allargata o maledizioni demoniache. Misteriosamente rimasti chiusi fuori dal loro albergo dopo una performance, sono grati per l’ospitalità offerta da un altro artista in difficoltà – un pittore in preda alla depressione – che per coincidenza vive in zona, e la sceneggiatura si arricchisce ulteriormente quando Elvira si confida con la moglie del pittore mentre si scaldano le mani davanti al camino. Le due donne ammettono che i rispettivi compagni non sono particolarmente dotati, ma mantengono la loro integrità perché soggiogati dai loro donchisciotteschi obiettivi di realizzazione artistica. León, secondo Elvira, non sa nemmeno cantare o recitare, ma ha un grande “gusto” – una qualità che Nicolau condivide grazie al suo fiuto per la cura estetica, sebbene il suo talento sia fuori dubbio.

Un ulteriore piacere deriva anche dall’elemento “puzzle” del film, per cui un singolo stacco o passaggio di scena ci catapulta all’improvviso nel 2025, rimandando di continuo la spiegazione su come le due linee si incastrino. Poiché i personaggi godono di una voce politica di sinistra senza censure – attraverso i loro testi aspri e il loro attivismo nel Parlamento portoghese e nelle manifestazioni di piazza – l'espressione artistica diventa inseparabile da una preoccupazione sociale proattiva. È affascinante che il bizzarro XIX secolo di Nicolau e il presente siano così simili nelle loro virtù, anziché separati da un abisso temporale incolmabile. 

Providence and the Guitar è una produzione portoghese guidata da O Som e a Fúria. Le vendite internazionali sono curate da Shellac.

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(Tradotto dall'inglese)

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