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FIPADOC 2026

Recensione: Dear Tomorrow

di 

- Il danese Kaspar Astrup Schröder firma in Giappone un film toccante e profondo, intriso di dolore e speranza, sull’epidemia occulta dell'isolamento sociale

Recensione: Dear Tomorrow

"Avevo sogni per il futuro. A volte mi sento un po’ meglio, ma i sentimenti negativi non se ne vanno mai: un vuoto mi attanaglia. Mi chiedo quale sia il senso di tutto questo". Una delle grandi contraddizioni del nostro mondo moderno iperconnesso è che le relazioni sociali, i rapporti umani, si riducono. È proprio questo tema, molto internazionale, dei tormenti individuali annidati nell’oscurità delle megalopoli che il documentarista danese Kaspar Astrup Schröder (già apprezzato, in particolare, con Rent a Family Inc. [+leggi anche:
trailer
scheda film
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) ha deciso di portare alla luce, come per lanciare un allarme per la salute pubblica, con Dear Tomorrow [+leggi anche:
intervista: Kaspar Astrup Schröder
scheda film
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, proiettato in festival come SXSW, Visions du Réel e CPH:DOX, nominato ai Robert 2026 come miglior documentario e questa settimana in competizione internazionale al FIPADOC. Per farlo, il cineasta ha scelto un Paese che conosce molto bene (vi ha girato quattro film) e molto rappresentativo di questa ondata di isolamento sociale, con il suo corollario di suicidi in aumento: il Giappone. Un territorio in cui il fenomeno ha assunto proporzioni acute, poiché la cultura locale esalta la resistenza e stigmatizza l’espressione della debolezza.

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Dei 37 milioni di abitanti di Tokyo, il 40% vive da solo e il 37% soffre di solitudine. Tra loro, due quarantenni, il commerciante Masado e Shoko, che lavora come commessa. Due persone spezzate da anni di solitudine, senza famiglia, senza nessuno a cui confidarsi, che finiscono per contattare "A Place For You", un servizio di messaggistica istantanea fondato dal giovane, umanista e molto determinato Kozi, una "chat" aperta 24 ore su 24 che però fatica ad arginare l'immensa ondata di disagio individuale, dando priorità ai rischi di suicidio, ai casi di violenza e di abusi domestici. Il tutto in un contesto sociale in cui le innovazioni tecnologiche aggravano l’isolamento (ristoranti con robot camerieri, karaoke in solitaria, acquisti senza contatto umano con un cassiere, ecc.). Come invertire la tendenza? A livello nazionale, il Giappone istituisce un Ministero della Solitudine per far circolare il messaggio che "non c’è nulla di male a chiedere aiuto". Ma Masado e Shoko riusciranno a uscirne? La riscoperta dell’amicizia, il buddhismo, gli animali (i pesci, un gufo), la musica: si apriranno strade di rinascita.

Estremamente toccante grazie al suo approccio intimo (è il regista stesso a riprendere) nel catturare le testimonianze dei due protagonisti alle prese con le loro abissali difficoltà psicologiche, Dear Tomorrow traccia un bilancio profondo e illuminante di un male planetario che colpisce, in particolare, un numero sempre maggiore di giovani. Filmando in contrappunto il formicaio della megalopoli e dei suoi trasporti pubblici su una bella colonna sonora atmosferica di Jon Ekstrand, Kaspar Astrup Schröder consegna un documentario indispensabile che fa passare il messaggio: "Non siete soli".

Dear Tomorrow è prodotto dalla società danese Good Company Pictures e coprodotto dalla società svedese Momento Film e dalla società giapponese Moolin Productions. La società francese CAT&Docs cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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