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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: Franco Battiato. Il lungo viaggio

di 

- Renato De Maria dedica al poliedrico musicista siciliano un imperdibile biopic che lo segue dal suo periodo più sperimentale fino al grande successo di pubblico

Recensione: Franco Battiato. Il lungo viaggio
Dario Aita in Franco Battiato. Il lungo viaggio

Franco Battiato è senza dubbio l’Oggetto Volante meno Identificabile del panorama artistico italiano degli ultimi 50 anni.  Poliedrico, provocatorio e fuori dagli schemi, Battiato ha fuso pop, avanguardia, spiritualità e filosofia, con eccezionali pastiche letterari e sonori. A quale musicista è capitato di far ballare migliaia di giovani sotto la pioggia con una canzone che cita la filosofia del mistico greco-armeno Georges Ivanovič Gurdjeff, come fece lui con Centro di Gravità Permanente al concerto del Primo Maggio a Roma nel 1997?

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Il regista Renato De Maria dedica al musicista siciliano scomparso nel 2021 un imperdibile biopic intitolato Franco Battiato. Il lungo viaggio e distribuito in esclusiva come evento nelle sale italiane solo il 2, 3 e 4 febbraio da Nexo Studios. Scritto da Monica Rametta - che ha firmato tra le altre le sceneggiature di un film, un film tv e un documentario sulle cantautrice Mia Martini, Nada e Laura Pausini – il film segue Battiato dall’infanzia in Sicilia al suo arrivo a Milano, la conquista del successo, fino all’esibizione in Vaticano davanti al papa Giovanni Paolo II e il ritorno definitivo nella terra d’origine.

Il film non poteva che cominciare con le immagini suggestive dell’Etna, il vulcano che ha influenzato profondamente i testi di Battiato come simbolo di radicamento siciliano e ricerca spirituale, evocato in testi e video come forza rigeneratrice e cosmica, scenario di purificazione e elevazione.  Il Battiato bambino ci mostra già quel rapporto privilegiato che l’artista avrà per tutta la vita con la madre Grazia, qui impersonata con sensibilità ed empatia da Simona Malato (Misericordia, Le sorelle Macaluso). Franco arriva a Milano e allaccia rapporti con cantautori e musicisti dell’epoca, ma all’inizio degli anni Settanta abbandona la forma della canzone per intraprendere un percorso rigorosamente sperimentale di avanguardia colta, che darà vita al suo primo album, Fetus, viaggio interiore psichedelico ispirato al Mondo Nuovo di Aldous Huxley, e al successivo Pollution.

L’interpretazione di Dario Aita (che aveva confermato il suo talento in Parthenope di Paolo Sorrentino) è a dir poco stupefacente, per come riesce a restituire il modo di muoversi e parlare (e cantare!) del carismatico Battiato, l’irrequietezza della sua eterna domanda “chi sono io?” a allo stesso tempo quel senso di pace che sapeva infondere in chi lo circondava. Come dimostra la sua filosofica reazione quando scopre che il realizzatore delle sue copertine, il produttore discografico e fotografo Gianni Sassi (Cisky Capizzi), ha utilizzato una sua foto (pantaloni a stelle e strisce e selvaggi capelli lunghi e ricci) per una campagna pubblicitaria di divani. Il film ci mostra molti episodi di quegli anni avventurosi, resi credibili dall’ottimo lavoro di Sara Purgatorio alla fotografia e Mariangela Caggiani alla scenografia, e di Olivia Bellini e Andrea Cavalletto ai costumi. Il regista mette in risalto l’incontro e la duratura amicizia con Fleur Jaeggy (Elena Radonicich), la scrittrice svizzera che collaborerà con Battiato alla stesura di alcuni testi, e al sodalizio artistico con Juri Camisasca (Ermes Frattini) e con il violinista Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati). Quest’ultimo è legato al periodo (inizia Ottanta) in cui Battiato, dopo giorni di profonda crisi spirituale e artistica, decide di cambiare ancora e annuncia ai suoi produttori che scriverà brani pop di successo.  Si tratta di canzoni che diverranno iconiche e porteranno gloria anche alle esecuzioni di due cantanti della sua “scuderia”, Alice e Giuni Russo.  De Maria dà spazio anche all’estetica dei videoclip dei brani, diretti dallo stesso Battiato. Impossibile condensare il rutilante e polimorfo caleidoscopio artistico e interiore di un uomo che ha cercato una sintesi tra la complessità e la linearità. Il film di De Maria ne dà un ritratto accurato e documentato, mostrandone passione e umanità. Un ritratto che potrebbe incuriosire anche chi non lo conosce ancora.

Franco Battiato. Il lungo viaggio è prodotto da Rai Fiction con Casta Diva Pictures.

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