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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: Giulio Regeni - Tutto il male del mondo

di 

- Simone Manetti ha ricostruito uno dei casi di rilievo internazionale più intricati e dolorosi della storia recente italiana con un documentario dalla solida struttura

Recensione: Giulio Regeni - Tutto il male del mondo

Il 3 febbraio del 2016 il corpo di Giulio Regeni, ricercatore universitario italiano di 28 anni, viene ritrovato senza vita alla periferia del Cairo. Nelle ore successive l’ambasciatore italiano Maurizio Massari può constatare sul corpo del giovane, adagiato su un tavolo dell’obitorio, “evidenti segni di tortura, colpi ricevuti dappertutto, ematomi, dita fratturate, denti rotti, bruciature di sigarette, tagli sulla schiena”. Giulio Regeni. Tutto il male del mondo [+leggi anche:
intervista: Simone Manetti
scheda film
]
, firmato dal regista Simone Manetti, che esce al cinema come evento il 2, 3 e 4 febbraio con Fandango dopo alcune anteprime per il decimo anniversario della scomparsa di Giulio, si propone come un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti di uno dei casi più intricati e dolorosi della storia recente italiana, di rilievo internazionale, politico e diplomatico.

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Il film è un’indagine con una solida struttura che ruota intorno al processo a quattro cittadini egiziani, tutti alti funzionali delle forze di sicurezza, sulla quale si innestano le testimonianze dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e della coraggiosa e tenace avvocata Alessandra Ballerini, specializzata in diritti umani e immigrazione. La scelta più rilevante del docufilm – che offre un elemento documentale molto importante e dà allo stesso tempo un plus estetico e drammaturgico dal punto di vista cinematografico - è stata quella di assemblare (Enzo Pompeo è al montaggio) il materiale del processo e le interviste sul flusso continuo di immagini provenienti da una microcamera nascosta utilizzata dell’uomo che ha incontrato Giulio e lo ha “venduto” ai servizi segreti. Sono immagini a basso frame rate, “sporche” e traballanti, in cui scorgiamo il volto nervoso del giovane che da lì a poco verrà rapito, torturato e barbaramente ucciso. “Ho visto tutto il male del mondo che si era riversato nel viso di mio figlio”, dirà Paola.    

Regeni si era laureato in Arabic e politics a Leeds, e dal 2014 era dottorando a Cambridge. Al Cairo si trasferisce nel 2015 per condurre una ricerca sui sindacati indipendenti e i venditori ambulanti egiziani, commissionata dall’Università di Cambridge. L’ipotesi è che la sua attività di ricerca desse fastidio alle autorità locali. La data in cui scompare è emblematica. Ricorda in aula lo storico del Medio Oriente Giuseppe Dentice che il 25 gennaio 2011 è il giorno dell'inizio delle proteste in piazza Tahir contro il presidente Mubarak. Ogni 25 gennaio diventa quindi una data sensibile anche per l’attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi, che teme che le rivolte possano ripetersi: per le strade del  Cairo si vedono carri armati, poliziotti e forza di sicurezza in borghese ovunque. È proprio il portavoce di uno dei sindacati indipendenti dei venditori ambulanti ad allertare l’intelligence. Giulio viene sospettato di essere un agente dei servizi britannici mandato per finanziare i sindacati vicini ai Fratelli Musulmani. Ma questa non è una spy story, è l’atroce condotta di un regime paranoico che non rispetta i diritti civili.

Il presidente al-Sisi promette subito alle autorità italiane una piena collaborazione che invece non darà mai, mentre il team investigativo di Roma viene  sviato e ingannato. I rapporti economici (gas e petrolio) e politici (immigrazione) tra Italia ed Egitto sono troppo importanti per sacrificarli. Mentre il processo sta per riprendere, i genitori di Giulio continuano a tenere viva l'attenzione del pubblico per la ricerca della verità. “Anche in Egitto”, sottolinea l’avvocata Ballerini, “esistono persone e movimenti che credono nei diritti civili e lottano per difenderli. Il riscatto di Giulio è anche il loro riscatto”.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, in collaborazione con Sky e con Percettiva, 5/6, Hop Film e Wider Studio.

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