Recensione: Tell Everyone
di Jan Lumholdt
- Nel suo terzo lungometraggio da solista, Alli Haapasalo racconta con compassione la storia di un ospedale psichiatrico femminile d’altri tempi

Presentato in prima mondiale nella Nordic Competition del 49mo Festival di Göteborg, Tell Everyone [+leggi anche:
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scheda film] è il terzo lungometraggio della regista finlandese Alli Haapasalo, dopo l’acclamato Girl Picture [+leggi anche:
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scheda film], vincitore nel 2022 del premio del pubblico del concorso World Cinema Dramatic a Sundance, e Love and Fury [+leggi anche:
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scheda film] del 2016.
Veniamo trasportati indietro nel tempo, al 1898, in uno scenario bucolico meraviglioso, almeno in apparenza. Lo vediamo fin dalla prima inquadratura, con eleganti signori con cappelli di paglia e graziose dame in pelliccia che si godono un'idilliaca gita in barca su un lago pittoresco come tanti altri della Finlandia. La più bella è in piedi a prua, pensierosa, intenta a contemplare il panorama. Al suo arrivo, viene accolta da una donna che commenta questa "splendida giornata donata da Dio", e viene poi liberata dalla ringhiera a cui era stata ammanettata durante la traversata. Sta per essere ricoverata in un ospedale psichiatrico femminile sull'isola di Seili, nell'arcipelago di Turku, che ospitò una struttura di questo tipo fino al 1962.
“Insania epileptica menstrualis” è la diagnosi attribuita alla “prigioniera” Amanda Altonen, 26 anni, la cui cartella riporta che ha vissuto una vita dissoluta e oziosa. Secondo la terminologia odierna, Amanda soffre di PMDD, ovvero disturbo disforico premestruale. All’epoca, una condizione del genere bastava e avanzava per rinchiudere una donna e farle scontare lavori pesanti nell’educazione e sotto l’ammonimento del Signore. Amanda è un concentrato di integrità (reso sullo schermo in modo molto convincente da Marketta Tikkanen), ma nel racconto stesso (basato sul romanzo originale della sceneggiatrice Katja Kallio, a sua volta ispirato a casi autentici) è comunque fonte di preoccupazione, etichettata come “testa calda e persona difficile”. Lo dimostra la sua immediata proclamazione entrando nell’istituto: “Io qui non resto.” L’istantanea reazione dell’infermiera di reparto è un “Hmmm…” che sottintende un “Continua a sognare…”. Nei giorni successivi, Amanda sentirà ripetere, tanto dal personale quanto da “prigioniere” come la “ninfomane” Josefina, residente da vent’anni, e la Piccola Greta, abusata dallo zio e prontamente invitata dalla madre a sbarazzarsi del bambino, frasi del tipo “Di qui non è mai uscita nessuna”. Per queste donne, questa è casa.
Il cinema ha già raccontato istituzioni simili di un tempo: vengono in mente Marius Holst con King of Devil's Island [+leggi anche:
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scheda film], ambientato nel riformatorio giovanile di Bastøy in Norvegia, e Peter Mullan con Magdalene [+leggi anche:
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scheda film], sugli asili irlandesi per “donne cadute”. L’assunto scelto per Tell Everyone condivide tratti con questi titoli, ma se ne discosta in un punto cruciale: l’ambientazione idilliaca mostrata nelle inquadrature iniziali e che pervade l’intero film. A ciò si aggiunge l’atteggiamento fondamentalmente benevolo del personale, una discrepanza quasi spiazzante rispetto ai consueti carcerieri e sorveglianti sadici. Questo, di per sé, imprime un tono inquietante ed è solo uno dei modi raffinati con cui Haapasalo arricchisce questo racconto avvincente e, in ultima analisi, compassionevole. Girato in modo quasi pittorico da Jarmo Kiuru, serio pretendente allo speciale Sven Nykvist Cinematography Award di Göteborg, e affidato con cura a un vero dream team di attrici finlandesi, il film è tanto classico quanto moderno. Quanto alla testarda Amanda, si spera che un giorno possa spiccare il volo sopra questo nido del cuculo.
Tell Everyone è una coproduzione finlandese-svedese prodotta da Helsinki Filmi Oy. Le vendite internazionali sono curate da LevelK.
(Tradotto dall'inglese)
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