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IFFR 2026 Concorso Big Screen

Recensione: 2m²

di 

- Nel suo terzo lungometraggio documentario, Volkan Üce racconta la storia di due impresari di pompe funebri, affrontando questioni di identità, costumi religiosi e scontri culturali

Recensione: 2m²

Il regista belga di origine turca Volkan Üce si sta facendo un nome grazie a un interesse particolare per le sfumature dell'identità, dell'appartenenza e dei conflitti culturali, unito a una sensibilità, un umorismo e un senso del ritmo che trascendono facilmente le insidie ​​del sentimentalismo. Dopo Displaced [+leggi anche:
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del 2017 e All-In [+leggi anche:
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del 2021 (candidato agli European Film Awards), nel suo terzo lungometraggio documentario, 2m² [+leggi anche:
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, presentato di recente in prima mondiale nel concorso Big Screen dell’IFFR, applica il suo approccio a una storia complessa ma raccontata in modo coinvolgente e limpido su due impresari di pompe funebri.

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Il protagonista è Tayfun, 45 anni, che da dieci anni gestisce un'impresa di pompe funebri per la comunità turca in Belgio. Ha l’aria dell’imprenditore scafato, ma è anche sinceramente coinvolto nel proprio lavoro. Le sue doti relazionali sono affilate alla perfezione e, oltre a creare sempre un rapporto personale con i clienti, organizza anche workshop su come affrontare il lutto per il suo staff. Investe nel marketing, partecipa a fiere del settore funerario e sta progettando come entrare nel mercato tedesco.

La sua è una delle due imprese che rimpatriano la maggior parte dei corpi dal Belgio, che conta una popolazione turca di 400.000 persone, mentre, all’altro capo, a Kayseri, città natale di Tayfun, incontriamo Kemal, impresario di pompe funebri di 55 anni che riceve queste bare e le trasporta attraverso il Paese. L’attività di Kemal non è esattamente fiorente, perché il mercato sta cambiando, cosa di cui Tayfun ha saputo approfittare, e lui appare come un uomo onesto e laborioso, disilluso non solo dalla propria situazione economica, ma anche da come i clienti si rapportano a specifici rituali e usanze musulmane. Alcune scene con due donne che lavano i corpi nella sua impresa funebre rimandano a questo aspetto della sua visione, ma possiedono anche una loro pacata dignità. 

I due si incontrano quando Tayfun visita la sua città natale e, oltre alla nascita di un nuovo legame tra i due partner d’affari, ciò permette al regista di offrirci uno scorcio dei sentimenti del turco residente in Belgio verso i suoi familiari scomparsi, in una rara scena emotiva.

È un film vivace e dinamico, montato da Eytan İpeker, che ci conduce con fluidità attraverso una serie di ambienti e situazioni, raccontando con economia i rapporti interpersonali e collegandoci con leggerezza alle vite dei protagonisti, ma anche alle questioni culturali legate al tema. La maggior parte dei turchi desidera essere sepolta in patria, ma ormai esistono seconde e terze generazioni di immigrati che preferirebbero poter far visita ai luoghi di sepoltura dei propri familiari laddove vivono realmente. Oltre alle ovvie differenze religiose e consuetudinarie, gioca un ruolo importante anche il contrasto tra i sistemi amministrativi belga e turco, che suggerisce a Tayfun l’idea da cui nasce il titolo del film.

I direttori della fotografia Sabine Panossian e Joachim Philippe sono acuti e svelti, il che favorisce in particolare la rappresentazione delle differenze e delle somiglianze psicologiche ed emotive tra i due protagonisti. Questo approccio accessibile a un tema serio lo avevamo già visto in All-In e qui, in una storia che si presta a un'aura ancora più grave, il regista riesce a perfezionarlo ulteriormente con apparente facilità. A sostenerlo in modo significativo è la colonna sonora jazz, elegante e usata con parsimonia, di David Boulter.

2m² è una coproduzione tra la belga Menuetto Films, le tedesche 2Pilots Film Production e filmfaust, e le turche Gataki Films e Mitra Films. CAT&Docs detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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