email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

IFFR 2026 Concorso Big Screen

Recensione: The Arab

di 

- Malek Bensmail fa il suo debutto nel lungometraggio di finzione con un racconto parallelo a Lo straniero di Camus, che racconta la storia dal punto di vista del fratello dell'uomo ucciso

Recensione: The Arab
Brahim Derris in The Arab

L'autore e filosofo francese Albert Camus ricevette il Premio Nobel per la Letteratura 15 anni dopo la pubblicazione della sua opera più famosa, Lo straniero. In questa novella esistenzialista, il suo protagonista, Meursault, uccide sulla spiaggia un arabo senza nome, mentre leggiamo il libro narrato in prima persona. Il romanzo del 2013 di Kamel Daoud, Il caso Meursault, è una sorta di risposta postcoloniale a questa storia, dal punto di vista di Haroun, fratello minore dell'uomo ucciso, Moussa.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Con tempismo quasi impeccabile – dopo che è uscito lo scorso anno l'adattamento del romanzo firmato da François Ozon, L’Étranger [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: François Ozon
scheda film
]
– il cineasta algerino Malek Bensmail, noto soprattutto per il suo lavoro documentaristico, ha ora liberamente adattato per lo schermo il romanzo di Daoud, firmando il suo debutto nel lungometraggio di finzione con The Arab, presentato in prima mondiale all'IFFR nel concorso Big Screen. Il film è dedicato all'attore algerino Ahmed Benaïssa, scomparso nel 2022, che qui appare per l'ultima volta.

In questa rilettura, ambientata durante la Guerra civile algerina (1992-2002) e scritta da Bensmail insieme a Jacques Fieschi, un Haroun ormai anziano (Benaïssa) vuole che qualcuno conosca e condivida la sua versione dei fatti. Si rivolge a Kamel (Nabil Asli), un giornalista che documenta i sanguinosi attentati nel paese, dicendogli che il ventitreenne ucciso nel 1942 era reale e aveva un nome: era suo fratello, Moussa (Brahim Derris). Kamel non è convinto che la storia di Camus sia altro che finzione, ma continua ad ascoltare e a cercare di capire.

Attraverso diversi racconti, Haroun conduce Kamel nella sua infanzia nell'Algeria occupata dai francesi, dagli anni Quaranta ai Sessanta, trasportando anche lo spettatore prima in un mondo di ricordi in bianco e nero, precedente alla morte di Moussa, e poi in un mondo più colorato degli anni della sua prima età adulta (qui interpretato da Dali Benssalah). Bensmail scandisce ogni salto temporale con cambiamenti legati alla scenografia e adeguamenti atmosferici. Con la partenza dei coloni francesi nel 1962, l'inquadratura passa dal 4:3 al formato panoramico, aprendo letteralmente il mondo di Haroun, benché attorno a lui continuino ad accadere cose terribili, aggravate dalla madre autoritaria (Hiam Abbass).

Sebbene The Arab si apra nel pieno del recente e brutale conflitto del paese, Bensmail utilizza Kamel principalmente come cornice per esplorare il racconto di Haroun, lasciandolo indietro in termini di sviluppo del personaggio. Il regista cerca di intrecciare la storia con il più ampio panorama politico nel corso dei decenni e flirta con uno spirito decoloniale, ma dedica troppo tempo al presente piuttosto che al giovane Haroun. The Arab propone anche alcune scelte formalmente intriganti, ma la sua narrazione non raggiunge del tutto il livello di complessità cui aspira. La vera forza del film risiede però nella rivelazione dell'apprendimento e della disillusione graduali di Haroun, che ci spingono a porci le stesse domande.

The Arab è prodotto dalla algerina Hikayet Films, dalla francese Tita B Productions, dalla svizzera Imagofilm Lugano, dall'Arabia Saudita e dalla belga Need Productions. Hikayet Films cura anche le vendite internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy