Recensione: Home
- L'esordio alla regia dell'attrice montenegrino-danese Marijana Janković è una storia di immigrazione potente e universale, guidata dalla solida interpretazione di Dejan Čukić

L'attrice, sceneggiatrice e regista danese di origine montenegrina Marijana Janković firma il suo esordio nel lungometraggio con Home [+leggi anche:
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intervista: Marijana Jankovic
scheda film], in gara all'IFFR nel concorso Big Screen. Ispirato liberamente alle sue esperienze, è un potente dramma universale sull’immigrazione, guidato da un’interpretazione travolgente di Dejan Čukić.
Čukić, attore attivo in Danimarca di origini serbo-montenegrine, che ha debuttato nel cult In China They Eat Dogs (1999) e ha vinto il Bodil come miglior attore per All In [+leggi anche:
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scheda film] (2018), interpreta Marko, pater familias tra le montagne del Montenegro nel 1991, quando era ancora parte della Jugoslavia. Il Paese attraversa una grave crisi economica ed è sulla strada della sua sanguinosa dissoluzione. La Stella Rossa di Belgrado è in corsa per vincere la Coppa dei Campioni. È così che conosciamo i due figli preadolescenti di Marko, Miloš e Ivan: guardano una partita in TV, indossando le maglie della nazionale jugoslava, mentre Marko rientra a casa da loro, dalla moglie Vera (Nada Šargin), da sua madre e dalla figlia di sei anni Maja (Tara Čubrilo).
Per la famiglia di agricoltori i soldi scarseggiano, e Marko lavora anche in un cantiere senza essere pagato da quattro mesi. Quando il cugino Lazar (Zlatko Burić) arriva da Copenaghen a bordo della sua Mercedes, convince facilmente Marko a raggiungerlo in Danimarca. Lì vive anche la sorella di Marko, Sanja (Dubravka Drakić), che può ospitare una parte della famiglia; così, dopo un acceso confronto in lacrime, lui e Vera portano con sé Maja e lasciano i figli alla nonna. La cosa non va giù a Miloš, che per molto tempo non rivolgerà la parola al padre.
Marko e Vera trovano inizialmente lavori come addetti alle pulizie, mentre Maja si iscrive a scuola ed è, come spesso accade in questi casi, la prima a imparare la lingua. Diventa interprete e guida culturale dei genitori, che si sposano ciascuno per ottenere i documenti, cosa che porterà a qualche problema con il finto marito di Vera, Ejnar (Jesper Christensen).
Janković crea una storia dell'esperienza dell'immigrazione in cui è facile immedesimarsi e, a tratti, davvero commovente. Non vediamo Copenaghen come la bella e austera città da cartolina: vivono a Nørrebro, quartiere popolare in trasformazione, sempre più popolato da stranieri. I problemi economici e la distanza da casa e dai figli rischiano di mettere a dura prova il rapporto tra Marko e Vera, e il suo ostinato orgoglio montenegrino di certo non aiuta, logorando la pazienza di Sanja.
Oltre alla regista, agli interpreti e al co-sceneggiatore di seconda generazione Babak Vakili, nella troupe figura un altro immigrato: il direttore della fotografia Manuel Alberto Claro, noto soprattutto per le sue collaborazioni con Lars von Trier, il cui lavoro di macchina vibrante è un contributo fondamentale alla qualità immersiva del film. Oltre ai colori caldi e ai forti contrasti, in linea con l’epoca, Claro cattura con creatività primi piani crudi ed emozionanti, in cui Čukić in particolare si distingue per un'interpretazione a tutto campo, ma precisa e ricca di sfumature. La presenza silenziosa di Šargin offre un gradito contrappeso, mentre star carismatiche come Burić, Nikola Kojo, Tryne Dyrholm e Claes Bang aggiungono un tocco di classe e illuminano lo schermo nelle loro scene.
Pur non essendo particolarmente accattivante, Home è in effetti il titolo giusto e onnicomprensivo per questa storia che Janković racconta con la schiettezza e la sensibilità dell’esperienza vissuta.
Il film è prodotto dalla danese Nordisk Film Production A/S e TrustNordisk detiene i diritti internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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