Recensione: Supporting Role
- Il secondo lungometraggio di Ana Urushadze è un racconto onirico, sottilmente mistico, sull’identità, intorno a un famoso attore che rimette in discussione il proprio ruolo nella sua stessa vita

La cineasta georgiana Ana Urushadze torna, nove anni dopo il suo pluripremiato debutto Scary Mother [+leggi anche:
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intervista: Ana Urushadze
scheda film], presentato in prima mondiale nel concorso Tiger dell’IFFR. La regista porta il suo personale tocco di realismo magico sottile in questa storia esistenziale su un attore un tempo famoso che rimette in discussione la propria vita in seguito a un’inaspettata offerta per un nuovo ruolo.
Ritroviamo il 59enne Niaz (Dato Bakhtadze, affermatosi a Hollywood con Crash e visto di recente in Extraction 2) in uno stato di smarrimento di fronte alla richiesta di una giovane regista di affidargli un piccolo ruolo nel suo “strano” film d’esordio, come lui stesso lo definisce. Dovrebbe interpretare un personaggio che letteralmente cambia pelle come un serpente, e che muore alla fine. Niaz, che per tutta la vita ha interpretato ruoli da eroe protagonista, non rifiuta apertamente ma è evidente che non crede affatto nella giovane regista, non da ultimo perché è una donna. Tuttavia prende lo storyboard e chiede tre giorni per decidere.
Con una durata totale di 140 minuti, Niaz trascorre il resto del film vagando per le strade spesso piovose di Tbilisi, venendo riconosciuto e lodato dalla gente comune, e incontrando vecchi amici e colleghi, tra cui le sue mogli da cui è separato e un’ex amante che ora è sfigurata dopo essere precipitata da una finestra. Anche lei fa parte del cast della giovane regista. Inizia poi a riconoscere nello storyboard del film scene che gli stanno accadendo anche nella vita reale, come l'incontro con due misteriosi armeni che sembrano sapere che i suoi giorni sono contati (cosa che non condividono con lui), dopo aver seppellito il suo pappagallo morto. Ma di chi sono i giorni che stanno effettivamente giungendo al termine, e questa fine è letterale o metaforica?
Bakhtadze è praticamente in ogni inquadratura e, con il suo fisico massiccio, i lunghi capelli che si diradano e il cappotto, cammina con una postura via via più sconfitta e uno sguardo smarrito negli occhi. Anche la salute di Niaz sembra peggiorare, e lui pare riconoscere lentamente, in una sorta di torpore onirico, che, nonostante la popolarità, anche la sua vita è stata incasellata in un ruolo, che la sua identità di persona reale è solo un altro ruolo e che chi gli è più vicino ne ha sofferto.
Questo film onirico è costellato di episodi strani e di vari dettagli eccentrici e talvolta inquietanti, ma la visione di Urushadze è solidissima e la sua regia sicura. Il direttore della fotografia estone Rein Kotov riprende esterni e interni di Tbilisi con una tavolozza limitata di marroni, gialli e ocra, che richiama facilmente la seppia, la tonalità dei vecchi film, pieni di vite (o di ruoli, parola che Niaz detesta) ormai passate. L’accattivante colonna sonora jazz di Sten Sheripov - un altro membro chiave della troupe proveniente dall’Estonia - è giocosa e si muove tra registri briosi, lievemente tesi e cupi, riflettendo la natura tragicomica del personaggio di Niaz.
La storia di Supporting Role potrà risultare sfuggente per parte del pubblico, ma i suoi temi, dall’identità al modo in cui percepiamo noi stessi, il mondo e le persone che ci circondano, fino a quanto seriamente prendiamo tutto questo, sono facilmente riconoscibili. È un film raro, al contempo aperto all’interpretazione e molto diretto nel suo messaggio.
Supporting Role è una coproduzione tra Zazafilms (Georgia), Allfilm (Estonia), Enkeny Films (Georgia), Zeyno Film (Turchia), Cinetrain (Svizzera) e Melograno Films (Stati Uniti).
(Tradotto dall'inglese)
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