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IFFR 2026 Limelight

Recensione: Le Crime du 3e étage

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- Rémi Bezançon realizza un film investigativo altamente giocoso, avventuroso e rocambolesco, direttamente influenzato da Alfred Hitchcock

Recensione: Le Crime du 3e étage
Laetitia Casta (a sinistra) in Le Crime du 3e étage

Alla domanda su quale sia il suo film preferito di Alfred Hitchcock, Colette, accademica specialista dell’opera cinematografica del maestro del brivido, risponde: "La donna che visse due volte, perché è il più romantico, costruito sul vuoto e sulle apparenze. Un marito che uccide sua moglie, una donna fatta passare per un’altra: tutto è solo inganni, chimere e imitazione". Un riassunto che calzerebbe a pennello al divertente e cinefilissimo nuovo film di Rémi Bezançon, Le Crime du 3e étage, presentato in prima mondiale in chiusura del 55mo IFFR.

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Un lungometraggio realizzato in modo impeccabile ma che non si prende affatto sul serio (e per fortuna), a cavallo tra un’indagine criminale alla La finestra sul cortile improvvisata da due antieroi e una commedia romantica su una coppia in crisi, con Laetitia Casta e Gilles Lellouche nei ruoli principali e Guillaume Gallienne nei panni del cattivo della storia. Aggiungete un pizzico di Amleto di Shakespeare e di Essere o non essere di Ernest Lubitsch, qualche gadget alla James Bond più o meno efficace, delle sordomute, delle fughe immaginarie in un romanzo d’avventura rocambolesco del XIX secolo in corso di scrittura, e avrete un’idea degli elementi con cui il cineasta e sceneggiatore francese (che ama rendere omaggio alla Storia del cinema, come aveva fatto citando direttamente Fellini in Nos Futurs) gioca con eleganza e disinvoltura.

"La verità è in marcia e niente la fermerà", "il cammino verso la verità passa spesso per un sacrificio", "chi tende una trappola a qualcun altro potrebbe finirci lui stesso". Ritmata dai messaggi trovati nei biscotti della fortuna, la trama è incentrata su Colette (Laetitia Casta), che insegna l’analisi dell’immagine cinematografica alla Sorbona, e sul suo compagno François (Gilles Lellouche), arrivato al 13mo volume delle indagini del marquis de la Rose ("L’assassino è tra noi, è qui e qui resterà"). Uno scrittore che quasi non lascia mai il suo appartamento, dove bighellona in pigiama e dorme sul divano, senza rendersi conto che sta perdendo lo slancio amoroso con sua moglie ("non mi guardi più"). Ma un evento li riavvicinerà quando Colette crede di intuire, dalla sua finestra, che il loro nuovo vicino ha ucciso la moglie…

Come sottolinea Hitchcock in un’intervista mostrata nel film: "la creazione della suspense è la manipolazione del tempo e delle emozioni. Il pubblico precede i personaggi, ne sa più di loro (…) Si sente impotente, come un topo sotto le zampe di un gatto". Le Crime du 3e étage è una sorta di lezione in materia, con il distacco dell’umorismo. Il nostro duo indaga e si espone a rischi sempre maggiori (binocolo, pedinamenti, telecamera nascosta negli occhiali, perquisizioni, idee e teorie, lampada crime-lite, ricerca di prove, indizi, tracce) avvicinandosi sempre di più a un bersaglio via via più sospettoso. Un piccolo teatro divertente e dinamico in cui gli interpreti si divertono evidentemente a incarnare i loro archetipi.

Le Crime du 3e étage è prodotto da Jerico Films. Il film è venduto a livello internazionale da SND che distribuirà il film in Francia l’11 marzo.

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(Tradotto dal francese)

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