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IFFR 2026 Concorso Tiger

Recensione: A Messy Tribute to Motherly Love

di 

- Dan Geesin trasforma le comuni figure retoriche relative allo stress di essere genitori in un'inquietante parabola di body-horror e in un insolito dramma psicologico

Recensione: A Messy Tribute to Motherly Love
Frieda Pittoors e Juda Goslinga in A Messy Tribute to Motherly Love

Sentirsi sul punto di esplodere per lo stress o che la testa stia per scoppiare per la pressione emotiva sono modi di dire comuni. In A Messy Tribute to Motherly Love [+leggi anche:
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, presentato in prima mondiale nel concorso Tiger dell’IFFR di quest’anno, diventano dispositivi narrativi letterali, costituendo il fondamento concettuale di un film che spinge il body horror verso il dramma psicologico e l'assurdismo speculativo. Ambientato in un mondo in cui lo stress può uccidere e la riproduzione richiede un sacrificio corporeo, il lungometraggio di Dan Geesin si dipana come una meditazione sorprendentemente controllata e spesso disarmante sulla cura, il desiderio e la pericolosa ricerca di una felicità artificiale.

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La premessa è netta e immediatamente perturbante. Un accordatore di pianoforti che conduce una vita rurale apparentemente tranquilla, Samuel (interpretato da Juda Goslinga) desidera una famiglia in una società in cui i bambini vengono “cucinati” a partire dalle parti migliori dei corpi dei genitori. Il peso emotivo del desiderio di Samuel di avere un figlio cresce gradualmente, finché sua moglie (Astrid van Eck) non esplode letteralmente per lo stress — un evento che in molti film funzionerebbe come punto di arrivo drammatico. Qui è soltanto l’inizio. Alla deriva, Samuel viene via via assorbito in una strana e intima orbita formata da sua madre (Frieda Pittoors) e da un vecchio amico di nome Edwin (Guido Pollemans), con la promessa di un rinnovamento che si presenta sotto forma di una misteriosa marmellata della fertilità che promette di offrire un nuovo inizio.

Geesin costruisce un mondo insieme radicalmente surreale e inquietantemente familiare. Il risultato più notevole del film risiede nel modo in cui gli interpreti abitano con convinzione una realtà in cui la morte da stress e il sacrificio del corpo sono trattati come fatti della vita più che come spettacoli. Le interpretazioni sono finemente calibrate su tutta la linea: misurate, quasi casuali, restituiscono un senso di normalità a situazioni che altrimenti scivolerebbero in un eccesso grottesco. Questo equilibrio tonale è cruciale, poiché consente alle idee più estreme del film di risuonare senza scadere nella parodia o nella provocazione fine a se stessa.

Dal punto di vista formale, A Messy Tribute to Motherly Love vanta una premessa più originale rispetto a molti ibridi di genere recentemente celebrati (The Substance [+leggi anche:
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tra questi). Pur attingendo liberamente alla tradizione del body horror e del cinema speculativo, evita di feticizzare la trasformazione o la violenza. Al contrario, utilizza l’instabilità corporea come estensione metaforica delle fratture emotive e relazionali, convogliando elementi di fantascienza e di horror in un avvincente dramma psicologico.

Detto questo, la costruzione del mondo del film a volte sembra più suggestiva che articolata. Intravediamo “cabine di esplosione” concepite per permettere ai cittadini di morire senza disturbare gli altri, e sistemi di smaltimento specializzati per i resti corporei, ma oltre questi dettagli folgoranti si sviluppa ben poco. Per il resto, la vita quotidiana appare curiosamente vicina alla nostra, sebbene più rurale e placida. In una società in cui lo stress è letale, ci si potrebbe aspettare codici comportamentali più rigidi, una maggiore regolazione emotiva o l’assenza di attività che generano intensa fatica fisica o mentale — la guerra, lo sport agonistico, persino alcune discipline intellettuali. Il film accenna a queste implicazioni senza esplorarle appieno, lasciando alcune piste concettuali intriganti ma frustrantemente sottosviluppate. In questo senso, una maggiore giocosità e inventiva avrebbe alzato sensibilmente l’asticella.

Ciononostante, la narrazione regge con sicurezza. La sua struttura lineare e il ritmo sostenuto la rendono facile da seguire, anche quando la storia scivola sempre più nell’irrazionale. Così facendo, Geesin ridefinisce in sordina concetti familiari — l’amore, la genitorialità, la condivisione — e li rifrange attraverso un’etica che appare al contempo aliena e disturbantemente riconoscibile. La colonna sonora accompagna questa evoluzione, alternando semplici motivi per pianoforte a passaggi più energici, guidati dalla chitarra, che sottolineano i cambi di tono senza sopraffare le immagini.

In definitiva, A Messy Tribute to Motherly Love emerge come un’opera audace e sorprendente: ardita nel concept, disciplinata nell’esecuzione ed emotivamente più straniante di quanto la sua premessa lasci inizialmente intendere. È un film che si guadagna appieno il suo posto nel concorso Tiger, offrendo una visione macabra ma curiosamente tenera della cura spinta oltre i propri limiti e della felicità perseguita a un costo potenzialmente fatale.

A Messy Tribute to Motherly Love è prodotto dalle società olandesi One Day Film e Rots Filmwerk, in coproduzione con la tedesca Leitwolf e la belga Quetzalcoatl. La britannica Reason8 si occupa delle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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