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BERLINALE 2026

Dieci film che non vediamo l’ora di vedere alla Berlinale 2026

di 

- Un'anteprima di quella che si preannuncia un’altra edizione del festival ricca di star e di politica, e di alcuni titoli della selezione da tenere d'occhio secondo noi

Dieci film che non vediamo l’ora di vedere alla Berlinale 2026
Rosebush Pruning di Karim Aïnouz

La Berlinale riparte, e lo fa dopo che la capitale tedesca ha registrato il gennaio più freddo da oltre 15 anni: meglio coprirsi bene. Per questa 76ma edizione (12-22 febbraio), la sezione Perspectives, dedicata ai lungometraggi d’esordio, festeggia una meritata seconda edizione. Il Teddy Award celebrerà un monumentale 40mo anniversario con una retrospettiva queer e assegnando un premio onorario a Céline Sciamma (Ritratto della giovane in fiamme [+leggi anche:
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intervista: Céline Sciamma
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, alla Berlinale 2011 con Tomboy [+leggi anche:
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). Cambiamenti in vista anche altrove: sia Berlinale Talents che la Deutsche Kinemathek hanno nuove sedi, e il Kino International tornerà a splendere dopo 18 mesi di ristrutturazione, con un open house previsto per l’ultimo giorno di festival. Anche l’intelligenza artificiale farà irruzione nel festival con l'intrigante programma di cortometraggi "AI Realisms", all'interno della sezione Forum Special.

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È passato quasi un anno da quando le elezioni federali tedesche sono coincise con l’ultimo giorno della Berlinale 2025, che ha visto l’Alternative for Germany (AfD) di destra superare il 20% dei voti a livello nazionale. A Berlino, l’inasprimento delle politiche migratorie è andato di pari passo con l’aumento delle aggressioni contro i richiedenti asilo, mentre le manifestazioni di solidarietà con la Palestina proseguono a pieno ritmo, portando in strada decine di migliaia di persone. I film di quest’anno sembrano orientarsi verso modalità più riflessive per confrontarsi con conflitti e lotte sistemiche, piuttosto che affidarsi alla documentazione e al racconto convenzionali.

Come consueto percorso di avvicinamento al festival, Cineuropa segnala dieci film da non perdere alla Berlinale 2026. Prendetevi una birra (o un currywurst), fate attenzione ai vertiginosi gradini dello Stage Bluemax e arrivederci a Potsdamer Platz.

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- Karim Aïnouz (Italia/Germania/Spagna/Regno Unito)

(Concorso)

Sembra proprio il momento dei remake d’autore, con la recente notizia della rilettura di Il sapore della ciliegia di Lisandro Alonso con Wagner Moura. Così, Karim Aïnouz e lo sceneggiatore Efthymis Filippou (celebre per le collaborazioni con Yorgos Lanthimos) offriranno un aggiornamento patinato e contemporaneo del folgorante esordio del 1965 di Marco Bellocchio, I pugni in tasca, con un cast ad alto voltaggio: Callum Turner (nel ruolo che fu del tormentato Lou Castel), Elle Fanning, Tracy Letts e Riley Keough. Ci auguriamo che Aïnouz ritrovi lo spirito de La vita invisibile di Eurídice Gusmão [+leggi anche:
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intervista: Karim Aïnouz
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, dopo che Firebrand [+leggi anche:
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e Motel Destino [+leggi anche:
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avevano illuso e poi deluso in concorso a Cannes.
Anteprima alle 19:00, sabato 14 febbraio al Berlinale Palast

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intervista: Ilker Çatak
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- İlker Çatak (Germania/Francia/Turchia)

(Concorso)

La sala professori [+leggi anche:
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intervista: İlker Çatak
intervista: Leonie Benesch
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del regista tedesco-turco è stata una delle rivelazioni della Berlinale di tre anni fa, e ha poi raggiunto un vasto pubblico globale grazie al suo ritratto teso delle pressioni del moderno sistema educativo. Yellow Letters mostra Çatak allargare lo sguardo al ritratto sociale, seguendo una coppia di artisti ad Ankara, la cui vita insieme crolla all’improvviso quando diventano bersaglio della censura di Stato. Coerentemente con l’ambientazione nel mondo del teatro e della recitazione turchi contemporanei, una mossa ambiziosa del regista è far sì che Berlino “interpreti” Ankara e Amburgo Istanbul, offrendo anche un provocatorio commento sulla libertà di espressione in Germania.
Anteprima alle 21:30, venerdì 13 febbraio al Berlinale Palast

Truly Naked [+leggi anche:
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intervista: Muriel d’Ansembourg
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- Muriel d’Ansembourg (Paesi Bassi/Belgio/Francia)

(Perspectives)

Dopo vari corti a tema erotico, in cui ha esplorato diverse configurazioni di incontri ed esperienze sessuali, la sceneggiatrice-regista firma ora il suo primo lungometraggio nella sezione Perspectives, restando sotto lo stesso ombrello tematico. Il suo esordio, ambientato nel Regno Unito, segue un timido adolescente che conosce il mondo dell’industria del porno attraverso il padre. Ma, come suggerisce il titolo, lo incontriamo mentre inizia a esplorare intimità e sessualità al di là dei confini di ciò che vede attraverso l’obiettivo: quando si confronta con una ragazza che mette in discussione il suo punto di vista. Ci aspettiamo che d’Ansembourg non esiti a mostrare i suoi personaggi completamente nudi sullo schermo, sia emotivamente sia fisicamente, e che offra una nuova prospettiva sulla connessione emotiva nell'era della gratificazione digitale istantanea.
Anteprima alle 21:30, lunedì 16 febbraio al Bluemax Theater

Josephine - Beth de Araújo (Stati Uniti)

(Concorso)

Una ragazzina è l’unica testimone di una violenta aggressione sessuale in un parco di San Francisco: come ne rimarrà segnata? Al Sundance, Josephine ha conquistato il prestigioso Gran Premio della giuria e il Premio del pubblico nella competizione US Dramatic: quest’ultimo, in anni recenti, è spesso andato a titoli più leggeri, e questo forse è la riprova dell’urgenza del film. "Non è il momento di empatizzare o di capirli; è il momento di fermarli", ha detto la regista, con riferimento alla violenza sistemica degli uomini maschilisti, nel suo appassionato discorso di ringraziamento. Il suo secondo lungometraggio ha per protagonisti Channing Tatum e Gemma Chan nei ruoli dei genitori, e la presenza patriarcale del primo incombe sottilmente sulla relazione, conferendo al film una complessità inquietante. Il risultato è un potente dramma interpersonale che a tratti sconfina nell'horror psicologico, per poi tornare al suo approccio più convenzionale. Un’angosciante e indimenticabile colonna sonora elettronica del compositore Miles Ross, anche fidanzato della regista, fa risuonare costantemente campanelli d’allarme emotivi lungo tutto il film.
Anteprima alle 18:15, venerdì 20 febbraio al Berlinale Palast.

Dao [+leggi anche:
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intervista: Alain Gomis
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- Alain Gomis (Francia/Senegal/Guinea-Bissau)

(Concorso)

Terzo lungometraggio del regista franco-senegalese Alain Gomis in lizza per l’Orso d’oro, Dao sarà con ogni probabilità una delle proposte più sperimentali del concorso, un tipo di cinema cui la Berlinale offre spesso grande visibilità. Alternandosi con pazienza tra un matrimonio parigino e una precedente cerimonia commemorativa in Guinea-Bissau, Gomis mette in scena ciascun contesto con dettaglio poetico e antropologico; la protagonista Gloria (l’attrice non professionista Katy Correa) osserva con ambivalenza le nozze della figlia nel primo e, nel secondo, l’eredità del padre defunto (il primo della sua generazione a emigrare).
Anteprima alle 14:45, sabato 14 febbraio al Berlinale Palast

Queen at Sea [+leggi anche:
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intervista: Lance Hammer
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- Lance Hammer (Regno Unito/Stati Uniti)

(Concorso)

Di ritorno nel concorso della Berlinale a quasi 20 anni dall’esordio con Ballast, il regista con base a Los Angeles Lance Hammer ha avuto una delle carriere più idiosincratiche del cinema contemporaneo: la sua competenza nell’architettura digitale agli albori gli valse la partecipazione ai film di Batman di Joel Schumacher (oggi ricordati con affetto, dopo essere stati stroncati all’epoca). Ballast, che seguiva con sensibilità e grazia una famiglia afroamericana in difficoltà nel delta del Mississippi, non avrebbe potuto essere più antitetico, e ora collabora con due luminari della recitazione, Juliette Binoche e Tom Courtenay, per un altro racconto di disarmonia domestica. Interpretano rispettivamente una figlia e un patrigno nella verde North London, che si scontrano duramente su come gestire la madre della prima, affetta da demenza.
Anteprima alle 18:15, martedì 17 febbraio al Berlinale Palast

Heysel 85 [+leggi anche:
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intervista: Teodora Ana Mihai
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- Teodora Ana Mihai (Belgio/Paesi Bassi/Germania)

(Berlinale Special Gala)

Con il suo quarto lungometraggio, la regista rumena Teodora Ana Mihai affronta con coraggio uno degli eventi più tragici dello sport moderno: la strage dell’Heysel durante la finale di Coppa dei Campioni 1985 tra Juventus e Liverpool, in cui 39 spettatori (per lo più tifosi della prima) persero la vita dopo il crollo di un muro. La sceneggiatura osserva l’evento da due prospettive: la figlia e addetta stampa del sindaco di Bruxelles, costretta a sostituire il padre quando scoppia la crisi, e una giovane giornalista televisiva italiana, la cui famiglia è presente alla partita. Ci aspettiamo che Mihai offra una ricostruzione rispettosa e scrupolosa dei fatti, che ancora oggi tormentano il calcio europeo.
Anteprima alle 18:30, sabato 14 febbraio allo Zoo Palast 1

The Blood Countess [+leggi anche:
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Ulrike Ottinger (Austria/Lussemburgo/Germania)

(Berlinale Special Gala)

Isabelle Huppert e Ulrike Ottinger: un incontro da sogno o, come suggerisce il film, un incubo sofisticato e glamour. Nella sceneggiatura co-firmata con la scrittrice austriaca premio Nobel Elfriede Jelinek (La pianista [+leggi anche:
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), Huppert interpreta una versione vampirica di Elizabeth Báthory, la famigerata contessa e serial killer del XVI secolo, ora a piede libero nella Vienna contemporanea. Con al seguito la devota cameriera Hermoine (Birgit Minichmayr), tenta di rintracciare un libro pericoloso capace di “distruggere tutto il male”. Come appaia il male nel mondo di Ottinger (il cui esordio del 1979, Ticket of No Return, è un classico della dissolutezza berlinese), possiamo solo immaginarlo…
Anteprima alle 21:15, lunedì 16 febbraio allo Zoo Palast 1

My Wife Cries [+leggi anche:
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- Angela Schanelec (Germania/Francia)

(Concorso)

Dopo l’originale rilettura, in Music [+leggi anche:
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, della tragedia Edipo re, My Wife Cries sembra muoversi verso un dramma coniugale più convenzionale, seppur molto teso, ma possiamo aspettarci tutti i giochi formali in cui è specializzata questa regista. Thomas (Vladimir Vulević) è un quarantenne gruista che resta di sasso quando la moglie Carla (Agathe Bonitzer), in convalescenza dopo un grave incidente stradale, rivela apertamente di avere una relazione con il suo compagno di ballo, David. Con l'influente produttore francese Saïd Ben Saïd alle spalle e una premessa più incisiva, questo film potrebbe allargare ulteriormente il pubblico della regista della “scuola di Berlino”, mentre il titolo in prima persona e il titolo provvisorio Thomas le fort suggeriscono un affilato sguardo sulla fragilità maschile.
Anteprima alle 21:45, martedì 17 febbraio al Berlinale Palast

Prosecution [+leggi anche:
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intervista: Faraz Shariat
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- Faraz Shariat (Germania)

(Panorama)

Dopo l’exploit con il suo debutto, vincitore del Teddy Award, No Hard Feelings [+leggi anche:
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intervista: Faraz Shariat
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(Panorama 2020), uno dei più interessanti giovani registi tedeschi torna sei anni dopo con un film decisamente diverso, che ci aspettiamo abbia pari mordente. Nel frattempo si è fatto le ossa dirigendo diversi lavori seriali, e riemerge ora con questo thriller legale e insieme socio-politico che è al contempo un grido di rabbia contro la macchina e contro ciò che la macchina ha lasciato proliferare indisturbata: la violenza dell’estrema destra in Germania. Affianca l’esordiente Chen Emilie Yan alla vincitrice dell’Orso d’argento Julia Jentsch: la prima è una procuratrice dello Stato tedesco-coreana aggredita da neonazisti, la seconda è la sua avvocata. L’opera è prodotta da Jünglinge Film, collettivo e casa di produzione berlinese co-fondato dallo stesso Shariat.
Anteprima alle 21:30, domenica 15 febbraio allo Zoo Palast 1.

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(Tradotto dall'inglese)

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