PRODUZIONE / FINANZIAMENTI Stati Uniti / Italia
ESCLUSIVA: Marta Pozzan sarà la protagonista del film d'esordio di Rosita Larocca, Gia – The Shadow of Beauty
di Cineuropa
- Il documentario si preannuncia come un ritratto intimo e formalmente ambizioso della defunta top model Gia Carangi, rinquadrandola come una giovane donna fragile e visionaria

AGGIORNAMENTO (16 maggio 2026): Asia Argento è entrata a far parte del team del documentario in qualità di produttrice esecutiva.
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La cineasta italiana Rosita Larocca sta preparando il suo primo lungometraggio documentario, Gia – The Shadow of Beauty, un ritratto intimo e formalmente ambizioso della compianta supermodel Gia Carangi (1960-1986), vista non come un mito della cultura pop, ma come una giovane donna fragile e visionaria che naviga tra desiderio, abbandono e visibilità nel mondo iper-accelerato della New York degli anni Ottanta. Il progetto entrerà in produzione entro la fine dell'anno e cercherà nuovi partner internazionali all’European Film Market (12-18 febbraio) di Berlino.
Posizionandosi nettamente al di fuori delle convenzioni del biopic sulle celebrità, Gia – The Shadow of Beauty è concepito come un incontro soggettivo, più che come un racconto cronologico. “È la storia di una ragazza che voleva soltanto essere vista”, recita la logline del film, che inquadra l’ascesa fulminea e la tragica scomparsa della Carangi come il sottoprodotto di un’epoca – e di un’industria – incapace di fare i conti con la complessità, la dimensione queer e la vulnerabilità.
Piuttosto che “interpretare” Gia, l’attrice e modella italiana emergente residente a Los Angeles Marta Pozzan sarà una presenza in scena che la cerca: ascoltando, interpellando e camminando accanto alla memoria della Carangi in un dialogo postumo che fonde testimonianza, materiali d’archivio e ricostruzione onirica. Pozzan, apparsa in From Scratch di Netflix al fianco di Zoe Saldaña e che ha presentato di recente al Tribeca Fior di Latte di Charlotte Ercoli, porta nel ruolo sia la vicinanza al mondo dello spettacolo che la distanza emotiva, muovendosi tra red carpet e introspezione, costruzione dell'immagine e auto-cancellazione. Quest’anno Pozzan sarà al fianco di Rebecca Knox, Kaley Ronayne e Jessica Sula nell’horror White Sands di Elise Finnerty.
L’approccio di Larocca è radicato nella prossimità, più che nel giudizio. “In Gia – The Shadow of Beauty, l’attrice non giudica Gia né la spiega dall’esterno”, racconta la regista a Cineuropa. “La cerca, le parla e l’ascolta, come una sorella maggiore che cammina nella sua ombra”. Il film intreccerà filmati d’archivio, testimonianze e sequenze visive stilizzate che sfumano i confini tra memoria e immaginazione, dando forma a quello che la regista definisce “un dialogo vivo, in movimento”, più che a un resoconto storico definitivo.
Dal punto di vista formale, il progetto si distingue anche per l'uso integrato di intelligenza artificiale etica e funzionale nel processo di montaggio e ricostruzione visiva. Secondo Larocca, questa scelta consente alla produzione di ridurre drasticamente i costi legati alle riprese in esterni, ai permessi, alla troupe e alle attrezzature, permettendo al contempo una precoce contestualizzazione degli ambienti degli anni Ottanta.
Il documentario è prodotto dalla società italiana Artex, con Lizzy Harris – il cui background spazia da radical.media a Vogue, Wieden+Kennedy e Condé Nast – in veste di produttrice esecutiva per la sua sigla statunitense, Pool Creative. Harris porta con sé oltre 15 anni di esperienza tra branded content e lungometraggi documentari, incluso il film d’apertura del Tribeca 2016 The First Monday in May e il pilot virale di Vogue per 73 Questions, con Sarah Jessica Parker.
Il team creativo riunisce un gruppo trasversale di figure affermate provenienti da cinema, moda e musica. Il compositore Luca Tomassini, con oltre 500 produzioni televisive all’attivo, firmerà la colonna sonora, mentre il montatore Walter Fasano – storico collaboratore di Luca Guadagnino (Suspiria, Chiamami col tuo nome) – plasmerà il ritmo narrativo del film. La consulente per gli archivi di moda e costume Martina Spagnoli cura la ricerca visiva, con la supervisione IA di Cristina Soddu, le scenografie di Alessandra Manias e la direzione della fotografia affidata alla italo-greca Francesca Zonars, il cui lavoro è stato presentato in festival come la Berlinale, Venezia e Locarno. La consulenza legale è affidata a Giulia Bocaletti, mentre il giornalista e critico cinematografico Davide Abbatescianni è coinvolto come consulente creativo.
Oltre alla sperimentazione formale, Gia – The Shadow of Beauty si colloca pienamente all’interno dei dibattiti contemporanei su identità, immagine e salute mentale. Per Larocca, tornare oggi su Carangi è meno un atto di nostalgia che di urgenza. In un’epoca dominata dalla perfezione estetica e dalla visibilità algoritmica, la regista vede in Gia al tempo stesso un monito e un abbraccio: una figura queer che “brillava prima ancora che ci fosse un nome per dirlo”, e la cui lotta risuona con le generazioni più giovani alle prese con dipendenze, ansia e la pressione a diventare “qualcuno” prima ancora di capire chi sono.
Fondamentale, il film rifugge scandalo e sensazionalismo. “Non è una biografia”, insiste il team, “ma una rinascita”. Concepito come una lettera d’amore, più che come un exposé, il documentario mira a restituire la soggettività di Carangi al di là del rumore che l’ha consumata, rileggendo la sua vita come uno spazio di domande irrisolte, non come una tragica inevitabilità.
Con l’avvio della produzione previsto entro la fine dell’anno e il finanziamento internazionale ancora aperto, Gia – The Shadow of Beauty si sta ora posizionando nel panorama della coproduzione europea, con Berlino destinata a essere la prima tappa importante del percorso del progetto nei mercati.
(Tradotto dall'inglese)
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