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BERLINALE 2026 Concorso

Recensione: À voix basse

di 

- BERLINALE 2026: Leyla Bouzid realizza un lungometraggio sottile, un'indagine intima e in chiaroscuro sui segreti, le bugie e i non detti di una famiglia tunisina

Recensione: À voix basse
Eya Bouteraa e Hiam Abbass in À voix basse

"Non poteva che finire male. Qui è una maledizione". Mettendosi sulle tracce di un’ingegnera di 32 anni che vive in Francia e torna a Sousse, dalla sua famiglia tunisina, per i funerali di uno zio la cui scomparsa solleva molte domande accuratamente evitate, Leyla Bouzid decide di dipanare con finezza i nodi stretti del passato, della censura e dell’autocensura che hanno rovinato molte esistenze e che ancora ostacolano la naturale espressione del presente.

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, svelato in concorso alla 76ma Berlinale, la regista, già molto apprezzata con Appena apro gli occhi [+leggi anche:
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(2015) e Una storia d’amore e di desiderio [+leggi anche:
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(2021), non si limita a portare alla luce una questione sociale sotto il giogo di un codice penale tunisino che criminalizza ancora l’omosessualità. Affrontando la storia da una prospettiva femminile, intessuta in una sceneggiatura con un ritmo modulato con abilità e calma, attraverso la lente dell'intimità e delle interazioni familiari allusive, il film gioca molto abilmente con le tensioni sottostanti e i ricordi soggettivi per aprire porte e finestre interiori sul lato oscuro di ogni personaggio e sulle incomprensioni, gli ostacoli e le scelte che ne derivano.

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"Credevo che il suo sguardo mi avrebbe pietrificata, ma guardavo lo stesso, adoravo quella sensazione di pericolo, come se mi donassi completamente". Tornata nella casa borghese della sua infanzia, immersa nei rituali del lutto, Lilia (la rivelazione Eya Bouteraa) riaccende il ricordo dello zio Daly (Karim Rmadi), la cui omosessualità non era affatto un segreto per le donne di casa ("se lo sapete voi, lo sanno tutti"): la matriarca Néfissa (Salma Baccar) e le due sorelle Wahida (Hiam Abbass) e Hayet (Feriel Chamari). Ma tutto è stato fatto per salvare le apparenze (in particolare un matrimonio combinato) e la morte, dagli aspetti inquietanti, di Daly non deve fare rumore ("lasciate i morti in pace"), malgrado i tentativi della polizia di chiarirne le circostanze. Mettere tutto sotto il tappeto non soddisfa affatto Lilia, tanto più che lei stessa vive con una donna, Alice (Marion Barbeau), che l’ha accompagnata e che alloggia in hotel. Si lancia quindi in una piccola indagine personale che la metterà progressivamente di fronte alle proprie menzogne, alla sua visione dell’amore e a sua madre Wahida…

In sei giorni, dal funerale al secondo "Fark", la trama sviluppa pazientemente i diversi livelli intrecciati di una tempesta silenziosa. Tra segreti condivisi, sguardi, lettere appena scoperte e mai spedite, spiegazioni frammentate, insinuazioni, paure e malintesi improvvisamente risolti, À voix basse analizza un destino doloroso e frustrato alla luce dei sogni di Lilia, che richiederanno una considerevole dose di coraggio per essere realizzati. Il film analizza con delicatezza e intelligenza la natura complessa dei sentimenti più semplici in un microcosmo governato da leggi repressive che contribuiscono a rendere invisibile la differenza. È uno studio in vivo, molto ben interpretato e partecipe, che Leyla Bouzid orchestra con un gradevole stile visivo in chiaroscuro (c'è Sébastien Goepfert alla direzione della fotografia). Elegantemente sobrio per non oscurare il cuore della storia, il film è tuttavia audace in alcuni momenti (in particolare nelle inquadrature che fondono passato e presente in un'unica immagine). Si tratta di un livello di "modestia" ben osservato, perfettamente in linea con un film che dice moltissimo, con grande sensibilità e con una notevole economia di mezzi.

À voix basse è prodotto dalla società francese Unité e coprodotto dalla società tunisina Cinétéléfilms. Playtime cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)


Photogallery 13/02/2026: Berlinale 2026 - In a Whisper

31 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Leyla Bouzid, Feriel Chamari, Marion Barbeau, Hiam Abbass, Eya Bouteraa
© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso

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