Recensione: The Other Side of the Sun
- BERLINALE 2026: Tawfik Sabouni presenta il suo primo lungometraggio documentario, un'immersione straziante ma profondamente umana nell'inferno delle prigioni siriane

Il cineasta belgo-siriano Tawfik Sabouni presenta in anteprima mondiale alla 76ma Berlinale, nella sezione Panorama, The Other Side of the Sun [+leggi anche:
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intervista: Tawfik Sabouni
scheda film], il suo primo lungometraggio documentario, un’opera di memoria incarnata sulle atrocità perpetrate dalle guardie al soldo del potere siriano nella prigione di Saidnaya, a nord di Damasco.
È un tema che il regista conosce sulla propria pelle. Nel 2011 viene arrestato in strada mentre filma la rivolta popolare contro il regime di Bachar al-Assad e mandato in prigione. Più di un decennio dopo, dopo aver studiato cinema a Bruxelles, riflette su come condividere questa esperienza attraverso il mezzo cinematografico, per supplire all’assenza di archivi e dare parole, immagini ed emozioni al vissuto dei quasi 180.000 siriani scomparsi nelle carceri del regime. Saidnaya è un luogo infestato dalla tortura, dalla crudeltà, dalla violenza, dalla morte. Con altri quattro compagni di sventura che non aveva mai incontrato ma che, come lui, hanno conosciuto le mura di quella prigione, Tawfik Sabouni torna in quei luoghi ormai abbandonati, a seguito della caduta del regime di al-Assad. È attraverso i loro corpi che decidono collettivamente di evocare i loro ricordi traumatici, ripercorrendo la routine quotidiana delle loro diverse, ma straordinariamente simili, incarcerazioni. Di stanza in stanza, in quell’edificio fatiscente che sembra ancora abitato dai detenuti del passato, ricordano, raccontano, si rimettono in scena, interpretando a turno il copione degli altri. Tutti ricorrono al corpo, ai gesti, inscrivendosi nelle architetture del luogo.
Così riaffiora il dolore condiviso che sembra impregnato nelle mura della prigione. Tutti i prigionieri piangevano di notte, constatano. Le testimonianze di Tawfik, Mahmoud, Abdelkafi, Mohammad e Abdelhamid seguono tutte lo stesso filo conduttore: quello di un'umanità condivisa e delle loro vite rubate, del dolore e del lutto. Hanno al contempo il desiderio di ricordare e quello di dimenticare. Le sensazioni, come le emozioni, riaffiorano. Sabouni impiega un approccio ibrido per utilizzare il materiale documentario precedentemente raccolto. Integrandosi narrativamente, fisicamente e moralmente nel racconto, condivide il calvario. Per dare corpo agli assenti, arriva persino a raffigurarli, e sebbene non diremo di più su questo filo narrativo che integra le testimonianze, esso introduce un elemento di finzione, come per riscrivere parzialmente e discretamente la storia. C'è qualcosa di profondamente commovente nel vedere questi cinque uomini forgiare una fratellanza indistruttibile nata dalla sofferenza dei loro corpi e delle loro anime ferite. Nel condividere, in un fugace raggio di sole, le ore leggere delle loro storie d’amore, devastate dal carcere. In definitiva, The Other Side of the Sun è un film di fantasmi: i fantasmi di questi cinque uomini, quelli che sono stati e che hanno lasciato tra quelle mura; i fantasmi dei defunti, i cui morti cercano di risacralizzare; e, in controcanto, i fantasmi della crudeltà delle guardie e di un regime mortale.
The Other Side of the Sun è prodotto da Dérives (Belgio) e Habilis Productions (Francia), ed è coprodotto da Clin d’œil Films (Belgio). AndanaFilms (Francia) cura le vendite internazionali.
(Tradotto dal francese)
Photogallery 19/02/2026: Berlinale 2026 - The Other Side of the Sun
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