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BERLINALE 2026 Panorama

Recensione: Tristan Forever

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- BERLINALE 2026: Il regista svizzero Tobias Nölle e il medico francese Loran Bonnadort collaborano per raccontare la storia stimolante e psicologicamente sfumata di quest'ultimo

Recensione: Tristan Forever

Il regista svizzero Tobias Nölle, che ha vinto il premio FIPRESCI della sezione Panorama alla Berlinale per Aloys [+leggi anche:
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trailer
intervista: Tobias Nölle
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nel 2016, torna ora nella stessa sezione con un documentario, Tristan Forever [+leggi anche:
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. Realizzato in collaborazione con il protagonista, il medico e cineasta francese Loran Bonnardot, accreditato come autore dell’idea, co-regista e produttore esecutivo, il film lo segue nel suo tentativo di stabilirsi definitivamente a Tristan da Cunha, uno scoglio vulcanico nel mezzo dell’Oceano Atlantico, considerata l’isola abitata più remota del mondo.

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Per raggiungere Tristan, come la chiamano semplicemente i locali, ci vogliono da otto a dieci giorni di barca da Città del Capo, e Bonnardot la frequenta da trent'anni, avendo fatto amicizia con Martin, un pescatore. Ha lavorato a lungo con Medici Senza Frontiere e non ha rapporti stretti con la sua famiglia. Si è appena lasciato con la fidanzata, quindi nulla lo trattiene a Parigi, la sua città natale, alla quale dice di non essersi mai sentito di appartenere.

Mentre la comunità locale decide se concedergli la residenza permanente, costruisce una casa e, avendo portato con sé la sua piccola tastiera, offre lezioni gratuite e si presenta anche come un pittoresco insegnante ospite a scuola. Riluttante a lavorare come medico a causa delle esperienze nelle zone di guerra, trova lavoro nell’emporio locale e si avvicina alla proprietaria, Glenda. Ma, nonostante la chiara volontà di recidere i legami con il passato, ha davvero le risorse per restare da solo in un luogo tanto isolato, senza internet né telefoni cellulari, e con suo padre ricoverato in gravi condizioni in un ospedale a casa?

Nel 1961, il vulcano di Tristan eruttò e i suoi 260 abitanti furono evacuati in Inghilterra. Il film è intervallato da filmati d’archivio televisivi dell’epoca che mostrano come gli isolani si adattino, e la voce fuori campo di una delle donne punteggia le immagini odierne. Queste scene si alternano alle sfide emotive e psicologiche che Loran sta attraversando, facendo da contrappunto all'incrollabile desiderio del vecchio esule di tornare con i suoi dilemmi.

Nölle è anche il direttore della fotografia e filma in modo immersivo e impressionistico. Dal massacrante viaggio di Loran al trasferimento in una capanna in affitto, fino alle sue escursioni sull’isola e ai goffi tentativi di pesca, Nölle ha un gran senso della composizione e sa tenere esattamente la giusta distanza dal suo protagonista a seconda delle esigenze della scena. E poiché questo film è una collaborazione fra i due, li si immagina prepararlo insieme, così che lo spettatore entri davvero nel mondo interiore di Loran. È un approccio che pone interrogativi sulla natura del cinema documentario, ma il risultato è un ritratto psicologico finemente sfumato sia di Loran sia della vita in questo luogo isolato.

L’isola in sé è spettacolare, con una vegetazione rigogliosa che ricopre i fianchi del vulcano, spesso avvolto dalla nebbia, regalando immagini affascinanti. La fauna spazia dai pinguini autoctoni (uno di loro sembra essere diventato l’animale domestico di Loran), alle foche e a un’abbondanza di creature marine, fino agli animali addomesticati, in particolare le pecore, che il protagonista impara ad afferrare e tosare. È un paradiso isolato, e anche impegnativo in cui restare, cosa che trova un’elegante eco nella colonna sonora atmosferica, lievemente cangiante, di Michael Sauter. Tutto questo fa di Tristan Forever un’opera documentaria stimolante e un film magistralmente realizzato.

Tristan Forever è prodotto dalla società con sede a Zurigo Hugofilm Features, e Rediance detiene i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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