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BERLINALE 2026 Concorso

Recensione : Salvation

di 

- BERLINALE 2026: Una faida latente tra due tribù curde si riaccende nell'attenta e coerente analisi di Emin Alper su come odio e paranoia mettano radici

Recensione : Salvation
Caner Cindoruk in Salvation

Come si dimostra che ciò che si possiede è veramente nostro? Quando non ci sono documenti, leggi o istituzioni a cui appellarsi, bisogna trovare altri modi per legittimare la proprietà. Uno di questi metodi, in bilico tra rettitudine e follia, è esplorato nel recente film di Emin Alper Salvation [+leggi anche:
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, presentato in concorso alla 76ma Berlinale. È il secondo lungometraggio del regista turco in lizza per il massimo premio del festival dopo A Tale of Three Sisters [+leggi anche:
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Qual è il cuore della contesa? Un terreno fertile e generoso un tempo appartenente al clan Bezari, che fu poi sfollato. Oggi è coltivato dagli Hazeran, che sono rimasti e hanno custodito il territorio, almeno stando alle voci. Quando la prima tribù torna a casa, una volta placato il conflitto armato locale, i suoi membri chiedono indietro i loro campi. Il leader degli Hazeran, Sheikh Ferit, si dice favorevole alla collaborazione e alla convivenza, mentre suo fratello Mesut (Caner Cindoruk) si oppone con fermezza. Non vuole arretrare di un millimetro e non cederebbe neanche una pietra sterile alla tribù rivale. La storia si concentra su Mesut e sulla sua crescente ossessione di difendere e trattenere la terra a ogni costo. È tormentato da incubi: sogna un uomo invisibile, o un mostro che seduce la moglie incinta, Gülsüm (Özlem Taş), che in passato aveva lavorato come domestica per il clan rivale ed era stata molestata per questo. A tratti, Mesut confonde sogni e realtà - per esempio quando scambia le gemelle del clan Bezari per creature malevole (in alcune culture i gemelli sono associati all’opera del diavolo). Per inciso, anche Gülsüm porta in grembo dei gemelli… Col tempo, Mesut finisce per credere che quelle visioni siano messaggi divini e non il prodotto della paranoia.

Benché il regista distingua chiaramente le sequenze oniriche dalla realtà e, in linea di principio, il film sia un dramma realistico, l’atmosfera di Salvation appare leggermente scollata dal reale. Come la percezione di una persona cronicamente privata del sonno. Man mano che Mesut scivola in una sorta di follia xenofoba e cerca di affrontare con la forza l’altra tribù, l’aria si fa densa d’inquietudine. La tensione psicologica funziona particolarmente bene quando si accompagna a un'analisi precisa di come figure come Mesut - dittatori e leader nazionalisti di ogni epoca e provenienza - pensano e consolidano il potere all’interno dei propri gruppi. La lista degli ingredienti è breve ma letale: il senso di minaccia, la manipolazione emotiva, l’uso di un linguaggio scelto con cura, l’impressione di ricevere messaggi da Dio e l’oppressione dei gruppi più deboli (in Salvation anche delle donne). La trama si allinea strettamente all’approccio estetico del film. Un sound design creativo e un’illuminazione attentamente controllata rafforzano il clima oppressivo e aiutano a spiegare perché persone che si sentono minacciate e isolate possano essere sedotte da simili figure politiche. I direttori della fotografia - Ahmet Sesigürgil e Barış Aygen - contribuiscono con il loro sguardo, incorniciando con cura e valorizzando la bellezza dei paesaggi e dei villaggi appartenenti alle due tribù. Diventa chiaro perché la posta in gioco in questo conflitto sia così alta.

Se c’è qualcosa di problematico nel film è che, per quanto coerente e logico sia il racconto, non è particolarmente parco. Alcune scene risultano eccessivamente dilatate o ridondanti, ribadendo informazioni già comunicate in precedenza. Un pubblico che preferisce film che coinvolgano senza il peso dell’inquietudine potrebbe non sentirsi del tutto appagato. Inoltre, ciò che il regista mette a nudo non è del tutto nuovo o originale. Eppure, in un mondo lacerato dai conflitti - e in un momento in cui ci si interroga se l’arte debba essere politica - film come Salvation restano necessari.

Salvation è una produzione Liman Film (Turchia), in coproduzione con Bir Film (Turchia), Meltem Films (Francia), TS Productions (Francia), Circe Films (Paesi Bassi), Horsefly Productions (Grecia), Second Land (Svezia) e Arabia Saudita. Le vendite internazionali sono affidate a Lucky Number.

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(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 16/02/2026: Berlinale 2026 - Salvation

19 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Caner Cindoruk, Feyyaz Duman, Emin Alper, Naz Göktan
© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso

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