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BERLINALE 2026 Perspectives

Recensione: Forêt Ivre

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- BERLINALE 2026: Manon Coubia presenta il suo primo lungometraggio, ritratto di un luogo in tre racconti, o tre ritratti di donne in cerca di solitudine

Recensione: Forêt Ivre
Salomé Richard e Arthur Marbaix in Forêt Ivre

Apprezzata per i suoi cortometraggi che esplorano il confine cinematografico tra documentario e finzione, Manon Coubia presenta in prima mondiale alla 76ma Berlinale nella sezione Perspectives il suo primo lungometraggio di finzione, Forêt Ivre [+leggi anche:
intervista: Manon Coubia
scheda film
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. La cineasta brussellese si è distinta in passato con i corti L’Immense retour, Pardo d’oro della sezione Pardo di domani a Locarno nel 2016, Les Enfants partent à l’aube, selezionato alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2017, e Pleine nuit, presentato a Locarno nel 2023. Con Forêt Ivre prosegue la sua esplorazione delle zone di confine, calando tre attrici in un rifugio di montagna, di cui diventano, per il tempo delle riprese, le custodi.

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Anna (Salomé Richard) è cresciuta in montagna, ne conosce a memoria i pendii e si è presa cura di questo rifugio più di una volta. Ma questa stagione, spera, sarà l’ultima. Come insensibile all’orizzonte che la circonda, sogna un altrove, tenta di spiccare il volo con un appassionato di ornitologia (Arthur Marbaix), accoglie gli alpinisti con la testa tra le nuvole. Con l’estate arriva Hélène (Aurélie Petit), sulla cinquantina, stagionale da sempre, a quanto pare. Il rifugio non si svuota mai, alle famiglie si avvicendano i gruppi di amici; Hélène non ha il tempo di tergiversare, soprattutto perché il tempo è notoriamente imprevedibile. Sollecitata senza sosta, le restano le notti insonni per lasciarsi domare dalla foresta. Suzanne (Anne Coesens) infine prende possesso dello chalet con l'avvicinarsi dell'inverno. Il luogo è deserto; lì trova pace e un silenzio che le permette di ascoltare i mondi invisibili. Si è lasciata alle spalle la sua vita precedente e si sta concedendo il lusso di una solitudine voluta. Contro ogni aspettativa, tuttavia, il suo cammino ne incrocerà un altro, quello di un giovane militare (Yoann Zimmer) alla ricerca dei suoi antenati.

Il metodo produttivo di Forêt Ivre è parte integrante tanto della sua etica quanto della sua estetica. Finanziato attraverso il fondo di sostegno alle produzioni leggere del Centro del cinema e dell'audiovisivo della Federazione Vallonia-Bruxelles, le riprese sono state orchestrate con grande libertà, abbracciando il lungo arco temporale delle stagioni, l'approccio artigianale e collaborativo di una piccola troupe e l'urgenza e la magia del cinema. Le attrici, di una naturalezza sorprendente, si confondono ancor più con il proprio ruolo poiché sono sullo schermo come nella vita le custodi di un rifugio, con il quale giocano tanto quanto con i loro compagni di scena, o con gli escursionisti che passano dallo chalet. La casa, come la montagna, sono attrici del racconto. E ciascuna intrattiene con le attrici un rapporto diverso, che si riflette nelle scelte di messa in scena, luci e inquadrature. Il sound design, inoltre, dà ampio spazio ai loro sussurri e ai loro respiri. Anna, Hélène e Suzanne sono tre donne sole in mezzo alla moltitudine di persone, dei vivi, a seconda della stagione. I vivi, e forse anche i morti. Il film, come sotto la tutela di un uccello estinto, il gallo cedrone, evoca anche tutta la vita che ha abitato questi luoghi, oggi come in altre epoche. Il lungo trascorrere delle stagioni, che si dispiega nel cielo e sulla terra, è inscritto in una temporalità ciclica che trascende il tempo. Quanto ad Anna, Hélène e Suzanne, la loro scelta di solitudine è soprattutto una libertà, come un filo che le collega, tessendo un dialogo tra le loro tre storie.

Forêt Ivre è prodotto da The Blue Raincoat (Belgio) ed è coprodotto da Aurora Films (Francia). Le vendite internazionali sono a cura di Rai Cinema International Distribution.

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(Tradotto dal francese)


Photogallery 19/02/2026: Berlinale 2026 - Forest High

12 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Manon Coubia
© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso

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