Recensione: My Wife Cries
di David Katz
- BERLINALE 2026: Angela Schanelec realizza un film assolutamente singolare sui temi dell'infedeltà e dell'amore, realizzato con austerità, umorismo ed emozione

Una coppia eterosessuale affronta l'infedeltà e la realtà di provare sentimenti per qualcun altro: una situazione dolorosa ma comune nella vita e nel cinema. Eppure, raramente si è vista questa circostanza rappresentata come in My Wife Cries [+leggi anche:
trailer
scheda film], il nuovo film dell’eminente autrice tedesca Angela Schanelec, presentato in concorso alla Berlinale. Unico per fotografia, stile recitativo e scrittura, questi elementi costitutivi del cinema, assemblati dalla Schanelec, si fondono in un inquietante antirealismo e antinaturalismo che ciononostante trasmettono verità emotive trasparenti. Forse questa idea di costruzione era ben presente nella mente della regista, consapevolmente o meno: ampie parti del film si svolgono in un elaborato cantiere urbano.
La presenza del super produttore francese Saïd Ben Saïd nei titoli segnala lo status della Schanelec in Francia, e forse l’ambizione di tornare prima o poi a Cannes (dove sono stati presentati alcuni dei titoli con cui si è affermata). Eppure Berlino è un contesto altrettanto adeguato, visto quanto profondamente il film è radicato nell’aura e nella psicogeografia della città. L’evento scatenante avviene su un’autostrada che si snoda fuori dalla capitale, dove Clara, educatrice d’asilo (Agathe Bonitzer, con un taglio à la garçonne), ha avuto un incidente d’auto insieme al compagno del corso di danza, David, che non è stato altrettanto fortunato ed è morto. Comprensibilmente scossa, chiama il marito Thomas (Vladimir Vulević), gruista nel cantiere in questione, che si precipita in ospedale. Clara riferisce la notizia in un modo al tempo stesso obliquo e altamente articolato, con la compostezza e la durata di un monologo catartico da tragedia classica. Profondamente colpito dal suo attaccamento a David e dalla possibilità di un'intimità tra loro, il massiccio e impassibile Thomas cade in ginocchio, sopraffatto da un piccolo attacco di panico.
Nel corso dei filanti 93 minuti del film, Thomas non sembra mai davvero riprendersi o fare i conti con questa notizia, e la narrazione si espande per comprendere maggiormente il mondo sociale di Clara, insieme a diversi altri personaggi minori i cui piccoli archi narrativi riecheggiano delicatamente la storia principale. Schanelec alterna lunghe sequenze di dialogo di taglio teatrale - spesso riprese in eleganti master shot con un leggero eccesso di spazio sopra le teste - a sontuosi tableaux in profondità di campo dell’ambiente costruito e del paesaggio circostante. Sia i tagli volutamente stridenti tra queste modalità, sia la resa ambigua delle relazioni spaziali rendono l’esperienza di visione, momento per momento, insieme spaesante e avvincente.
In un film concepito come una meditazione sul linguaggio, sul potere della parola e su come un dialogo consapevolmente “scritto” o costruito possa incrinare il naturalismo presunto del cinema più convenzionale, diventa altrettanto arduo per chi scrive rendere l’esperienza con parole proprie: bisogna semplicemente vedere, magari con una certa dose di pazienza e tolleranza per le sue eccentricità più leziose (come una sequenza di danza su quello che dev’essere uno dei rari brani easy listening di Leonard Cohen). Eppure il suo messaggio finale è uno dei più precisamente articolati nell’opera della Schanelec, ed è quanto mai tagliente e contemporaneo: la triste realtà che l’amore monogamo possa venirci meno, e che i nostri sentimenti più passionali e individuali possano rivelarsi incompatibili.
My Wife Cries è una coproduzione tra Germania e Francia, prodotta da Blue Monticola Film, SBS Productions, Maier Bros. e Unitbase. Le vendite internazionali sono affidate a SBS Films International.
(Tradotto dall'inglese)
Photogallery 19/02/2026: Berlinale 2026 - My Wife Cries
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© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso
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