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BERLINALE 2026 Perspectives

Recensione: Our Secret

di 

- BERLINALE 2026: Una casa è la custode del dolore e dei segreti nella storia di Grace Passô, che racconta di una famiglia nera brasiliana in lutto per la morte del suo patriarca

Recensione: Our Secret
Efraim Santos (a sinistra) e Flip in Our Secret

Una famiglia nera brasiliana piange la morte di un familiare in Our Secret [+leggi anche:
intervista: Grace Passô
scheda film
]
, il criptico esordio nel lungometraggio scritto e diretto da Grace Passô, presentato in anteprima mondiale nella sezione Perspectives della Berlinale. La composizione familiare genera una vasta gamma di punti di vista diversi, tra cui quelli di Gilson (Robert Frank), Grazi (Jéssica Gaspar), Guto (Flip), il fratellino Tutu (Efraim Santos), la madre Suely (Ju Colombo) e la zia Anamélia (Marisa Revert). Per la madre è la perdita di un marito; per i figli, quella di un padre – ma entrambe sono devastanti in modi diversi. Il lutto inizia a manifestarsi tanto nella quiete del silenzio quanto nel rumore del movimento.

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“Che cosa hai lasciato al passaggio pedonale?”, chiede misteriosamente un passeggero all'inizio del film, seduto sul sedile posteriore del taxi guidato da Gilson. Anche la casa in cui vivono sembra essere la vera depositaria del concetto evocato dal titolo; una strana sostanza rosso-arancione trasuda dalle pareti. Qualcosa sembra abitare all’interno, qualcosa che solo il piccolo Tutu comprende, ma se sia letterale o metaforico è qualcosa che dovranno esplorare insieme. Riprendendo il buio illuminato splendidamente di viola e blu, i movimenti di macchina erranti di Wilssa Esser danno vita all’abitazione, come se lo spirito della casa stessa si aggirasse tra loro.

Visivamente, i guizzi stilistici poetici del film compaiono soprattutto all’inizio e alla fine, ma il grosso di Our Secret è appesantita da quella che sembra essere una voluta mancanza di chiarezza. La sceneggiatura gira attorno ai temi senza quasi mai approfondirli, e i dialoghi tra i personaggi diventano altrettanto criptici. Gilson è continuamente scosso da strani sogni che appaiono come un misto di memoria e fantasia, ma queste sequenze faticano a integrarsi con il resto. La musica diventa inoltre una componente chiave del racconto: alla baldoria gioiosa si sovrappone la tristezza del ricordo, mentre i personaggi ascoltano musica per calmarsi. Il film si affida ampiamente a un inquietante e tintinnante motivo di pianoforte (musica di Amaro Freitas) al confine tra diegetico ed extradiegetico – tuttavia, diventa presto pesante, nonostante il sound design altrimenti etereo di Tiago Bello.

Con la sua ambientazione domestica e il nucleo di una famiglia che si sfalda, Our Secret ricorda – per certi versi – il vincitore di Perspectives dell’anno scorso, The Devil Smokes (and Saves the Burnt Matches in the Same Box). La storia accenna anche, di sfuggita, a una sottotraccia decoloniale con la presenza intrusiva e ricorrente della vicina bianca Lêda (Gláucia Vandeveld), ma, anche qui, per lo spettatore è difficile trovare appigli. Quando finalmente arriva la rivelazione del film, si scatena un'ondata di catarsi, rappresentata letteralmente mentre la famiglia cerca di capire cosa è reale e cosa non lo è. Sebbene il film sia cinematograficamente splendido, è difficile superare la sensazione generale di sconclusionatezza.

Our Secret è una produzione di Entrefilmes (Brasile), in coproduzione con Desvia (Brasile), Foi Bonita a Festa (Portogallo) e Globo Filmes (Brasile). The Open Reel detiene i diritti delle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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